LIMBRUNIRE: quella bellezza di “Salsedine”

Estetica anni ’90, disco dance e melodie da incisi forti nel vecchio suono digitale che ormai sembra non esistere senza il bisogno di tornare alle origini. Francesco Petacco – alias LIMBRUNIRE – torna in scena con un bellissimo singolo in cui la bellezza è la solitudine di se stessi. “Salsedine” che è anche un bel video diretto da Francesco Quadrelli, è metafora di libertà e di salvezza contro l’omologazione sociale… o almeno è così che ci piace leggerla. La bellezza, per un cantautore bit come Limbrunire, è la fondamentale da cui partire o da cui passare obbligatoriamente. E ci è sempre piaciuto quel suo modo per niente sfacciato di darlo a vedere…

Noi parliamo spesso di bellezza… e non solo della bellezza estetica. Ecco: per te quanto conte la bellezza per una espressione artistica?
Tantissimo, per me è fondamentale. Ma non m’interessa la bellezza fine a se stessa, sono attratto piuttosto dall’estetica intesa come mezzo per valorizzare uno scopo per preciso, in questo caso un’opera d’arte musicale. Rimane comunque la soggettività del giudizio estetico, la musica è l’esempio lampante che ognuno davanti ad essa ha una risposta d’impulso differente, che ciò che per me è X in realtà per te potrebbe significare Y.
Proprio quest’ultimo aspetto può essere tranquillamente considerato bellezza di un’espressione artistica.

Quando una canzone per te risulta terminata? Esteticamente cosa deve avere?
Risulta terminata quando soddisfa ogni canone estetico prestabilito in precedenza. Il dettaglio per me è estetica, la cura della singola nota o parola in fase di mix lo è, la scelta della frequenza giusta, del tipo di produzione, del modo in cui cantare una determinata strofa, il colore da utilizzare sull’inciso sono tutti canoni estetici che prendo costantemente in considerazione.

E a proposito di bellezza ce ne sono due in questo progetto che sono lontanissime. La ragazza protagonista del video e la donna che è dipinta nella copertina. Chi sono? Cosa rappresentano?
Entrambe rappresentano Salsedine, un’eroina venuta da un altro mondo e riportata via dal vento.
Figlie del mare e della terra, sorelle di un Dio afflitto dalla solitudine dell’uomo.
Una più spirituale riconducibile al concetto di ascolto, l’altra più terrena propensa invece allo stimolo visivo.

Quanta provincia e quanta metropolitana solitudine c’è dentro le righe di questo brano?
Molta, riconduco la prima ad una solitudine “solitaria” non ripudiata bensì agognata da un individuo, la seconda invece quasi inconscia ma intrinseca di una massa distante dal proprio nucleo.

A chiudere: secondo te questo è un periodo storico in cui la salsedine in qualche modo significa solitudine?
Assolutamente ma prediligo lasciare anche altri punti interrogativi dietro ad un brano. Mi piace pensarlo come una caccia al tesoro dove ognuno ricrea un proprio puzzle interpretativo mandando in scacco matto l’immaginazione.