Limited edition a doppio blu-ray per lo splatter cult Street trash – Horror in Bowery street

Midnight Classics, collana home video di Koch Media dedicata ai cult del cinema dell’orrore, arricchisce ulteriormente la propria gustosa library rendendo disponibile in limited edition numerata (mille copie acquistabili solo su Amazon) a doppio blu-ray Street trash – Horror in Bowery street, unico lungometraggio firmato dal Jim Muro poi divenuto il più gettonato operatore steadicam di Hollywood (Balla coi lupi e Titanic nel corposo curriculum).

Non a caso, fin dall’apertura della oltre ora e quaranta di visione datata 1987 è proprio l’utilizzo della steadicam a non risultare assente, probabilmente complice anche l’epoca in cui Sam Raimi cominciò a dettare le nuove regole del genere introducendo i suoi inconfondibili, frenetici movimenti di macchina de La casa.

Un titolo, quest’ultimo, a cui Street trash – Horror in Bowery street si accodò, a suo modo, nella scelta di mostrare esagerazioni splatter, in quanto l’idea del regista era quella di ambientare in un contesto degradato e malsano una vicenda in cui fossero gli effetti speciali più realistici e repellenti possibili a farla da padrone.

Idea già sfruttata in un cortometraggio di un quarto d’ora circa concepito per l’esame di fine anno nella scuola di cinema che frequentava e che, appunto, decise di trasformare in un film vero e proprio trovando il supporto di Roy Frumkes, insegnante della School of Visual Arts (SVA) di New York, nonché autore di Document of the dead, documentario riguardante la lavorazione di Zombi di George A. Romero.

Il Roy Frumkes occupatosi in Street trash – Horror in Bowery street della sceneggiatura e della produzione e di cui, accanto a quello di Muro, di due trailer, dello short originale e di quasi otto minuti di scene tagliate, troviamo il commento audio sottotitolato in italiano negli extra forniti dal primo disco di questa imperdibile edizione cartonata, dispensatrice al proprio interno anche di un interessante booklet e di una cartolina da collezione.

Il Roy Frumkes che troviamo anche brevemente nei panni di un businessman destinato a fare una brutta fine all’interno dell’esile plot unicamente incentrato su un vecchio superalcolico messo in vendita nel negozio di liquori di un malfamato quartiere newyorkese, ma che nessuno sa avere effetti devastanti su chi lo ingerisce.

Un vero e proprio oggetto del desiderio che sembra scatenare quella che, in un certo senso, è una guerra tra poveri consumata all’ombra della borghesia a stelle e strisce che li guarda o, semplicemente, li ignora quando gli passa davanti.

Una guerra i cui protagonisti altro non sono che senzatetto, inconsapevoli del fatto che la bevanda sia capace di liquefarne i corpi, regalando memorabili momenti da antologia del raccapriccio quali l’esplosione proto-bomba di un individuo e, soprattutto, la mitica sequenza di colorato e surreale melting sul water.

Senzatetto cui fa da tanto squallida quanto affascinante scenografia uno sfasciacarrozze il cui proprietario è il grasso Franz incarnato dal Pat Ryan già visto nel The toxic avenger che decretò il successo della trashissima casa di produzione Troma.

Casa di produzione i cui universi raccontati non sono affatto distanti da quello che domina il film di Muro, oltretutto reduce allora dall’esperienza come assistente nel reparto sonoro in Basket case di Frank Henenlotter, altro cineasta facilmente propenso a narrare attraverso la macchina da presa peripezie horror a base di reietti e metropoli americane sporche e violente.

Potremmo quasi pensare ad un unico spazio in fotogrammi condiviso nel visionare i lavori della Troma, l’opera in questione, titoli come Vigilante e Maniac di William Lustig e i b-movie del citato Henenlotter; il quale, curiosamente, diresse poi nel suo Frankenhooker il James Lorinz qui al proprio debutto.

Ma, al di là dell’efficace lato relativo all’intrattenimento all’insegna del disgusto, che non risparmia neppure sesso consumato in mezzo ai rifiuti e cadaveri su cui non si esita a rigettare o urinare, Street trash – Horror in Bowery street, come già accennato, non nasconde più di tanto un forte retrogusto di critica sociale, oltretutto testimoniato dal passato spettro della guerra del Vietnam presente in alcuni flashback.

E, mentre l’estrema situazione in cui i clochard giocano con un pene subito dopo un’evirazione (tra l’altro assente in quella che fu la censuratissima versione vhs nostrana) provvede ad accentuare il livello di follia dell’operazione, i notturni fumosi e bluastri garantiti dalla fotografia di David Sperling ci riportano alle indimenticabili atmosfere della celluloide di genere degli anni Ottanta.

Il David Sperling rientrante anche tra i tecnici interpellati nel corso del making of di oltre due ore offerto dal secondo disco di questa limited edition in alta definizione, insieme a nove minuti di intervista all’attrice Jane Arakawa e diciannove di conversazione tra Frumkes e Tony Timpone della rivista Fangoria.

 

 

Francesco Lomuscio