Limited edition blu-ray per l’horror Darlin’, sequel di The woman

Nella ricca library in alta definizione di Koch Media era già presente The woman, diretto nel 2011 da Lucky McKee, che, ideale sequel dell’Offspring firmato due anni prima da Andrew van den Houten, come il suo predecessore vantava in sceneggiatura il compianto guru dell’horror su carta Jack Ketchum (all’anagrafe Dallas William Mayr Jr.).

Il Jack Ketchum alla cui memoria è dedicato Darlin’, che, reso disponibile in limited edition blu-ray – con trailer italiano quale extra e un booklet incluso nella confezione – all’interno della collana Midnight Factory di Koch, vede Andrew van Houten alla produzione e McKee a quella esecutiva.

Perché a firmare la regia è stavolta la Pollyanna McIntosh che era stata protagonista proprio dei due lungometraggi precedenti nei panni (pochi) dell’unica sopravvissuta di un clan di selvatici che hanno vagato per anni sulla costa nord occidentale degli Stati Uniti.

Sopravvissuta che in The woman veniva catturata e imprigionata da un avvocato di campagna dal precario equilibrio psicologico e la cui allora giovanissima figlia scopriamo ora essere stata cresciuta selvaggiamente proprio dalla donna.

Figlia che, ormai adolescente e in possesso dei connotati di Lauryn Canny, ritrovata in condizioni pietose in un ospedale cattolico viene portata in una casa di cura gestita da un vescovo e da alcune suore, a quanto pare nell’intenzione di addomesticarla e renderla una ragazza come tutte le sue coetanee.

Se The woman privilegiava una lenta costruzione atta a delineare in maniera efficace una originale vicenda caratterizzata da un forte retrogusto d’impegno sociale (ad essere presi di mira erano sia il maschilismo che l’apparentemente civile famiglia borghese), infatti, questa nuova ora e quaranta viene strutturata su due binari paralleli: quello relativo alla rieducazione della Canny e l’altro, improntato sulla McIntosh ancora alla sua ricerca.

Una McIntosh sempre più selvaggia e feroce e che, a quanto pare ispiratasi ad un fatto di cronaca avvenuto in India, osserva: “Ciò che era veramente stimolante in Darlin’, che arriva dieci anni dopo The woman, era una protagonista adolescente sul punto di scoprire il mistero, il germogliare della propria sessualità. Io ho iniziato ad avere coscienza di questo a tredici anni, quando mi si sono sviluppate le tette e il sedere. Lì ho scoperto di possedere una sessualità. Questo dovrebbe essere qualcosa di personale, prezioso e meraviglioso, e dovresti avere il tempo di esplorarlo. Invece, non appena ho cominciato ad assomigliare a un essere sessuale, me ne sono accorta dal modo diverso in cui gli uomini e le donne adulte mi trattavano. Era come se mi stessero rubando qualcosa. In Darlin‘ è un po’ questo che succede a Lauryn Canny, che viene in un certo senso privata del proprio corpo da questi esponenti della Chiesa cattolica, che la presentano al pubblico come un animale selvaggio, una bestia, un fenomeno da baraccone, perché gli fa gioco fare poi credere di averla introdotta alla civiltà, alla fede”.

Quindi, non è neppure un forte (retro)gusto anticlericale a risultare assente in Darlin’, che, portando alle estreme conseguenze l’approccio già messo in atto in The woman, provvede a sdrammatizzare le efferatezze mostrate accentuando il tono grottesco.

Efferatezze che, per la gioia dei fan del gore, spaziano dal cannibalismo agli accoltellamenti, conferendo un certo sapore slasher assente nelle due opere di Andrew van Houten e Lucky McKee.

 

 

Francesco Lomuscio