Il portale online dedicato al cinema di genere Non aprite questo blog presenta Drag me to fest – Tales from the italian horror festival, dvd in edizione digipack distribuito in sole cinquecento copie da Rustblade.

Dvd che raccoglie sei cortometraggi horror provenienti da diverse nazioni che hanno partecipato all’annata 2023 del festival milanese suggerito dal titolo.

Sei cortometraggi a cominciare dai norvegesi The weaver di Øyvind Willumsen (tredici minuti di durata) e Tistlebu di Simon Matthew Valentine (diciassette minuti): il primo atto a giocare di disgusto nell’ambientare completamente al chiuso la visita che un giovane infermiere fa ad un’anziana signora che nasconde tutt’altro che rassicuranti segreti pronti a venire alla luce nell’epilogo; il secondo calato in una sinistra scenografia rurale per inscenare – con più o meno vaga eco proveniente da Lamb di Valdimar Jóhannsson – la maniera in cui l’inquietante energia emanata da una strana roccia arriva a sconvolgere la vita di una coppia di città.

Uno short che avanza lentamente avvolto da toni cupi; prima che si passi all’italiano Long pig di Riccardo Suriano (otto minuti), capace di trasmettere repellenza nel mostrare una grassa donna che, all’interno di una roulotte, divora avidamente uno stufato di carne mentre ascoltiamo fuori campo l’audio di Sciuscià di Vittorio De Sica guardato in tv da un anziano legato ad ossigeno e catetere… fino ad una shockante rivelazione finale.

Arriva invece dal Giappone For what the door bell tolls di Nori Uchida (dieci minuti), che, pur possedendo l’atmosfera tipica delle ghost story dagli occhi a mandorla, guarda chiaramente allo splatter cult La casa di Sam Raimi – con tanto di veloce e minacciosa soggettiva – nel portare in scena zombeschi esseri demoniaci a seguito della consegna di una misteriosa busta presso un’abitazione.

E si torna nel paese degli spaghetti con gli ultimi due lavori brevi (i più lunghi del lotto, però) che chiudono il disco: Il coleottero di Jacopo Vismara (venticinque minuti), incentrato su un sacerdote destinato ad essere portato alla follia dall’ossessione per la sua collezione di insetti, e Dafne is gone di Julie Gun (quasi diciotto minuti), nato come progetto in dipinti e sfoggiante cromatismi assortiti nell’immortalare senza alcun dialogo, tra erotismo e clima da immersione onirica, l’incontro che una splendida figura femminile fa con un inquietante individuo bianco.

Dunque, procuratevi questo interessante Drag me to fest – Tales from the italian horror festival prima che vada esaurito e… buona horror visione!

    

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