Nel vibrante mondo del teatro musicale, poche opere riescono a catturare l’immaginazione collettiva come “Hairspray”. Denny Lanza, brillante regista, accoglie il pubblico italiano al Teatro Cartiere di Carrara di Firenze il 12 febbraio 2026 con una produzione che promette di essere tanto innovativa quanto rispettosa delle sue radici iconiche.
Attraverso questa intervista, Denny condivide le sfide e le opportunità di dirigere una versione italiana di un musical amato a livello internazionale, esplorando il delicato equilibrio tra tradizione e innovazione, così come l’importanza di un casting autentico e coinvolgente. Con un sottotitolo che recita “Diverso è bello”, Denny Lanza ci invita a riflettere sull’accettazione e la diversità, offrendo una visione nuova e toccante di un’opera senza tempo.

INTERVISTA A DENNY LANZA
Benvenuto a Denny Lanza su “Mondospettacolo”. Il 12 Febbraio 2026 in scena “Hairspray” al Teatro Cartiere di Carrara di Firenze. Il musical ha riscosso un enorme successo a Broadway e nel West End. Quali sfide e opportunità ha incontrato nel dirigere una produzione italiana di un’opera così amata a livello internazionale?
Dirigere Hairspray significa confrontarsi con un titolo iconico, amatissimo dal pubblico di Broadway e del West End, e questo comporta una grande responsabilità artistica. La sfida principale è stata trovare un equilibrio tra il rispetto dell’opera originale e la necessità di renderla viva, attuale e credibile per il pubblico italiano. Allo stesso tempo, però, è stata un’enorme opportunità: Hairspray è un musical che parla un linguaggio universale, fatto di energia, inclusione e cambiamento. Il mio lavoro è stato quello di tradurre quell’energia in una produzione che mantenesse l’anima internazionale dello spettacolo, ma con una sensibilità scenica e narrativa capace di parlare direttamente al nostro pubblico, senza imitazioni e senza nostalgia sterile. Ho sempre amato questo spettacolo e mi sono approcciato ad esso con grande rispetto e un grande amore.
La scelta degli attori è cruciale per l’autenticità e la riuscita di un musical. Può parlarci del processo di casting e del motivo per cui La Cesira e Matilde Brandi sono stati scelti per interpretare Edna e Velma?
Il casting è stato uno degli aspetti più delicati e decisivi dell’intero progetto. Hairspray richiede interpreti che non siano soltanto tecnicamente preparati, ma che abbiano una forte identità scenica e una profonda comprensione dei personaggi.
La Cesira è stata una scelta naturale per Edna: possiede una presenza scenica straordinaria, un senso della comicità autentico e, soprattutto, una grande umanità. Edna non è solo un personaggio comico, è un simbolo di riscatto e amore, e La Cesira riesce a renderla vera, emozionante e sorprendente.
Matilde Brandi, invece, incarna perfettamente Velma Von Tussle: elegante, carismatica, ironica e spietata quanto basta. Ha un controllo scenico e una consapevolezza artistica che le permettono di giocare con il personaggio, rendendolo magnetico e mai banale. Insieme, danno vita a due figure fortissime che guidano lo spettacolo con personalità e ritmo. Inoltre, nel cast ci sono altri professionisti straordinari: Maria Dolores Diaz, Simone De Rose, Giovanni Ceniccola e tanti altri. Ognuno di loro è stato fortemente voluto perché capace di dare una cifra personale al personaggio e allo show in generale.


Ci sono stati adattamenti o innovazioni specifiche che ha introdotto in questa produzione per renderla unica rispetto alle versioni precedenti? Se sì, potrebbe descriverceli?
Sì. L’innovazione principale di questa produzione sta nel modo in cui è stato costruito il cast e, di conseguenza, nella verità scenica dello spettacolo. In scena troviamo gli studenti di MTA – Musical Times Academy di Firenze, accademia professionale di musical di cui sono direttore artistico, selezionati attraverso audizioni interne strutturate come vere audizioni professionali, affiancati da performer professionisti esterni che hanno superato le audizioni ufficiali.
Questo approccio ha permesso di creare un ensemble estremamente compatto, preparato e credibile. Un altro elemento distintivo è l’età dei performer: gli interpreti hanno un’età molto vicina a quella dei personaggi della storia. Questo rende le relazioni, i conflitti e l’energia di Hairspray più autentici, meno “interpretati” e più vissuti. A livello registico ho lavorato sul ritmo narrativo e sulla direzione attoriale per rendere lo spettacolo più fluido e contemporaneo, mantenendo intatto lo spirito originale ma evitando qualsiasi effetto imitativo. Ne nasce una versione di Hairspray che non replica modelli precedenti, ma racconta la storia con una verità nuova, giovane e profondamente attuale. Inoltre, le coreografie curate da Giovanni Ceniccola sono di grande impatto scenico e le liriche riadattate da Maria Chiara Chiti sono molto più emotive ed evocative rispetto alle versioni precedenti.
Hairspray è noto per affrontare temi come l’accettazione e la diversità. Qual è il messaggio principale che desidera trasmettere al pubblico con questo spettacolo?
Per questa produzione ho voluto dare allo spettacolo un sottotitolo diverso: “Diverso è bello”, al posto di “Grasso è bello”. Non è una correzione, ma un ampliamento di senso. Hairspray non parla solo di corpo, parla di identità, di esclusione, di chi viene giudicato per ciò che è prima ancora di essere conosciuto.
“Diverso è bello” racchiude una visione più ampia e più umana: la bellezza non sta nell’omologazione, ma nella varietà, nell’unicità di ogni persona. Il messaggio che desidero arrivi al pubblico è che nessuno dovrebbe sentirsi sbagliato per esistere. I personaggi di Hairspray ci insegnano che il cambiamento nasce quando smettiamo di chiedere il permesso per essere noi stessi e iniziamo ad accettarci davvero, anche nelle nostre fragilità.
È uno spettacolo che parla con leggerezza, ma colpisce in profondità, perché invita lo spettatore a guardarsi dentro e a riconoscere che ciò che ci rende diversi è spesso ciò che ci rende autentici. E l’autenticità, sul palco come nella vita, è la forma più potente di bellezza.



