Dopo aver diretto Nightbooks – Racconti di paura, adatto per un pubblico di giovanissimi che muovono i primi passi verso il genere horror, e, soprattutto dopo l’acclamato L’angelo del male – Brightburn, per restare nel genere ma con uno stile molto più adulto, il regista David Yaroveski torna dietro alla macchina da presa con il thriller Locked – In trappola.
Remake del film argentino 4×4 di Mariano Cohn, un thriller che cala Bill Skarsgård nei panni di Eddie, giovane che fa consegne con il suo vecchio van, che a causa dell’usura si è rotto e che non ha denaro sufficiente per farlo riparare.

Mentre è in ansia per la piccola Sarah alias Ashley Cartwright, sua figlia, che lo aspetta fuori da scuola, al fine di rimediare qualche soldo tenta di rubare un’auto spendendosi in diversi tentativi maldestri e, dopo vani sforzi, si imbatte in un SUV lasciato aperto in un ampio parcheggio. Una volta salito in macchina, però, si accorge che questa è una trappola perfetta dalla quale è impossibile uscire. E scopre presto che la vettura è stata progettata da William, uomo misterioso incarnato da Anthony Hopkins, il quale inizia a tormentarlo nei modi più svariati. Al servizio di un’operazione ambientata in una città senza nome, scelta che riassume in sé la deriva di una società in cui non ci sono distinzioni, poiché degrado e disperazione dimorano ovunque. Eddie incarna l’urgenza di una vita spezzata, senza sogni né ambizioni, come se le istituzioni e la collettività siano ormai un retaggio di altri tempi.

Ecco il confronto generazionale con William, un uomo facoltoso che ha potuto crearsi una posizione invidiabile, a tal punto da essere bersaglio di numerose rapine e furti. Il SUV trappola è frutto di una vendetta maturata nel tempo, in cui si cala nei panni del perfetto discepolo de Il giustiziere della notte, e la vettura, battezzata col nome “Dolus”, reca esplicitamente l’inganno esiziale in cui Eddie è scivolato. Lo attendono torture fisiche e psicologiche partorite dalla mente di William, novello John Kramer/Jigsaw che ricorda la saga di Saw – L’enigmista. L’idea sarebbe interessante, rievocando anche In linea con l’assassino di Joel Schumacher e, soprattutto, l’accattivante Buried -Sepolto di Rodrigo Cortes, se non fosse che il film di Yaroveski, invece, latita sul fronte della tensione. L’automobile come unica location diventa teatro di virtuosi movimenti di macchina che da soli, però, non bastano a salvare dal tedio lo spettatore, rivelando Locked – In trappola solo un ambizioso esercizio di stile.

Il lungometraggio è intriso di politica e nemmeno troppo velata, poiché i due personaggi incarnano due mondi in contrapposizione che, inevitabilmente, finiscono per scontrarsi alimentando ansie e paure per un conflitto sociale in continua espansione. La visione del regista affonda le sue radici nell’alveo della cultura “woke”, in cui Eddie rappresenta la vittima delle disuguaglianze sociali alla quale fornire una seconda possibilità in una sorta di redenzione di tutti i peccati, poiché rappresenta la parte debole… o la fazione giusta, nell’ottica di chi cerca facile consenso, piuttosto che guardare in faccia il problema. William, portato in scena dal magnifico Hopkins, conferisce al personaggio quella fredda determinazione che si riassume nella glacialità dello sguardo e dalla voce che, in modo suadente, si rende sadica e crudele. Skarsgård, invece, si ha l’impressione che a tratti vada in overacting, con addosso una felpa rosa rievocante il suo Eric Draven di The crow – Il corvo di Rupert Sandersche sembra essere tornato per tormentarlo, aggiungendo anche questa di Locked – In trappola tra le sue interpretazioni trascurabili.
