Specializzato soprattutto in documentari inerenti alla musica pop e indie rock, Dylan Southern esordisce nella regia di un lungometraggio con L’ombra del corvo, adattamento del romanzo Grief is the thing with feathers di Max Porter.
Un illustratore britannico incarnato da Benedict Cumberbatch resta vedovo ed è costretto ad elaborare un lutto gravissimo.

È preda della disperazione non solo per la perdita di sua moglie, ma anche perché si trova a dover far fronte al dramma di crescere da solo due figli ancora piccoli. Per sopravvivere al dolore si affida alla sua arte e inizia a disegnare un corvo che in qualche strano modo sembra prendere vita, ma questa peculiare situazione avrà conseguenze inattese. Suddiviso in quattro capitoli, L’ombra del corvo concentra la sua forza sulla tematica dell’elaborazione del lutto e lo fa in maniera originale. L’interpretazione di Cumberbatch è strepitosa, avvolgente, e conduce lo spettatore nel dedalo di una spirale di dolore che straripa nel gotico e nell’orrore, ove il protagonista si confronta con i propri demoni.

La fotografia di Ben Fordesman, cupa e densa di chiaroscuri, conferisce un’atmosfera surreale che culmina in sequenze di forte impatto visivo, dominate da accesi contrasti tra luce e ombra che ben riflettono il lutto e la disperazione del padre di famiglia. Il film di Dylan Southern rammenta visioni e suggestioni con Eternal sunshine of the spotless mind di Michel Gondry, conosciuto in Italia col titolo molto meno poetico Se mi lasci ti cancello. Entrambi le opere esplorano il tormento nel non riuscire a dimenticare un amore perduto, il dolore del distacco e la persistenza della memoria anche quando si vorrebbe cancellarla. Nel caso del film del cineasta francese viene tirata in ballo la tecnologia al fine di estirpare i ricordi, nell’esempio di Dylan Southern invece il corvo si erge a simbolo di custode di memorie dolorose, ma rappresenta anche la figura di mediatore tra i mondi, innescando una deriva dark fantasy impreziosita dalla performance di David Thewlis che presta la voce al volatile.

In questo dramma tetro e a tratti spaventoso è interessante come ciascun personaggio abbia uno spazio all’interno di ogni capitolo, soprattutto i due bambini che hanno le fattezze di Henry e Richard Boxall e che dimostrano come ogni individuo, piccolo o grande che sia, abbia un personale rapporto con l’elaborazione del lutto. L’ombra del corvo assume connotati ancor più interessanti e peculiari, poi, quando ci mostra quanto il dolore sia presente fin quando ce n’è bisogno, e sono originali anche i capitoli narrati dal punto di vista del corvo stesso e del demone, che nell’insieme determinano una vasta esplorazione della mente e, più in profondità, della psiche umana.
