Scrivere di argomenti “tecnici” non è mai semplice se non si appartiene agli addetti ai lavori, anche se le tematiche ci riguardano da vicino perché fanno parte o hanno fatto parte del nostro vissuto. Scrivere della propria esperienza, infatti, per quanto possa essere talvolta di aiuto al lettore, può dare una visione molto parziale e soggettiva dell’argomento con il rischio di fuorviare chi legge. Quando si racconta la propria vita, ciò che si prova, ciò che abbiamo vissuto in prima persona, spesso si corre il rischio di non essere oggettivi perché, come è giusto che sia, la componente delle emozioni tende solitamente a prendere il sopravvento. Il problema sorge quando chi racconta il proprio punto di vista, che può essere condiviso dal lettore che ha vissuto o sta vivendo esperienze analoghe, dà la sua versione dei fatti soggettiva su argomenti dove invece l’oggettività ed il rigore tecnico sono fondamentali. Ciò vale soprattutto quando si parla di argomenti scientifici o connessi con il diritto perché in questi ambiti non si può lasciare spazio alla soggettività e alle emozioni.
Di sovente, specialmente quando si affrontano argomenti di carattere medico, chi scrive non ha la competenza e la preparazione necessaria per sviscerare in modo corretto e approfondito il tema in questione e non ha la preparazione per attingere alle fonti bibliografiche migliori. In alcuni casi, inoltre, le fonti non vengono neppure citate nella bibliografia perché chi scrive non ha consultato alcuna fonte scientifica ma si è basato soltanto sulla propria esperienza o sul sentito dire. Se ciò può essere talvolta accettabile quando si scrivono romanzi o racconti che sono essenzialmente frutto solo della fantasia dello scrittore non è, invece, ammissibile quando l’opera tratta tematiche scientifiche in un contesto che non è quello della finzione bensì quello della realtà. Il romanziere Michael Crichton ha scritto il suo best seller “Casi di emergenza” prendendo spunto da quanto da lui osservato e vissuto durante gli studi di medicina ad Harvard, quindi l’opera pur avendo un punto di partenza soggettivo e pur essendo non una cronaca bensì frutto della mente dello scrittore aveva comunque solide basi scientifiche visto il suo bagaglio culturale. Al giorno d’oggi si osserva invece una nutrita schiera di scrittori che affrontano argomenti medici basandosi solo sulla loro personale esperienza e senza avere le conoscenze per poterlo fare con il rigore scientifico necessario, sia in pubblicazioni di chiara finzione sia in quelle che sono spacciate come basate sulla realtà. Il risultato è quello di far credere al lettore che quel punto di vista soggettivo sia l’unico possibile e quello universalmente vero, ma quasi sempre non è così e quindi, di fatto, si sta ingannando chi legge.
Per non correre il rischio di realizzare un’opera che può facilmente essere sbugiardata da un addetto ai lavori, quando si affrontano argomenti molto tecnici, è fondamentale attingere alle fonti giuste e farsi aiutare da un consulente, un professionista che padroneggia la materia. Le fonti scientifiche, infatti, non sono per nulla semplici da consultare se non si ha la preparazione necessaria e il rischio di interpretare in modo errato quanto si legge è molto elevato. Per mettersi a riparo da eventuali contestazioni, quando l’opera non vuole essere esclusivamente frutto della fantasia dello scrittore senza fare riferimenti alla realtà, sarebbe poi corretto riportare l’eventuale virgolettato delle dichiarazioni del consulente e citare in modo chiaro le fonti consultate al fine di dimostrare anche la propria buona fede oltre che la propria preparazione.
Spesso la differenza tra un’ottima pubblicazione, che affronta correttamente un argomento tecnico pur se lo scrittore non è uno “specialista” di quella tematica, e un libro mediocre, che sembra scritto da un ciarlatano, la fa proprio l’umiltà di chi scrive che riconosce i propri limiti e si affida a chi ne sa più di lui.
