Linguaggi che tornano, scelte decisamente “Pop” che servono e poi quell’irriverenza che al punk sempre dobbiamo accostare. Parliamo di bellezza ma anche sfoggiando toni malinconici con Stefano “LOSTE” Morandini… malinconici per noi che tanto dobbiamo ad un certo punk, che significa molto oltre al solito stile musicale spesso buono solo per etichettare orizzonti. “Postumi” ha tanto della resilienza ma anche molto della resistenza di questo tempo che viviamo da omologati…

Noi iniziamo sempre parlando di bellezza… quella vera… per LOSTE cos’è la bellezza? Come e dove trovarla?
È difficile parlare di bellezza in un mondo come quello di oggi. Sicuramente la Bellezza non è la foto di un tramonto… Trovo che la bellezza forse possa coincidere con i momenti di serenità. Interiore soprattutto.

E dentro i “postumi” di un eccesso o nel pieno della fatica di rinascere da una fine… la bellezza secondo te come si può rintracciare?
Solo il voler lavorare e rimettersi in gioco per “rinascere” è già una forma di bellezza… Ma anche il dolore, a suo modo, è bello. Senza quello ad esempio non avrei scritto il disco.

Qualcuno diceva: la bellezza salverà il mondo. Aveva ragione secondo te? E salverà anche noi?
Non per smontare Todorov ma per me questa è una cazzata. Noi ci salviamo da soli, se davvero lo vogliamo. Ed è già più che bello così.

Parli spesso di solitudine… esiste un momento in tal senso che ti ha convinto a vomitare tutto dentro un disco?
Sì, su 9 canzoni originali del disco (una è una cover), 6 (“Mi mandi in pressa”, “Le bionde fanno male”, “Judy”, “Elevato Tasso”, “Lontano” e “Karma”) sono state tutte scritte nel giro di due settimane veramente pessime, e perfezionate in un periodo successivo ancora peggiore dove ero spesso solo e dove sono stato lasciato solo da fidanzata, amici, famiglia, etc… Altre sono frutto di conseguenze (“La Terra”, “Amaro in Bocca”) mentre “A-A-Amici Gatti” è la più recente scritta a un anno di distanza dalle prime, ma che comunque riporta sempre a una forma di solitudine e senso di abbandono.

Guardando oggi alla scena punk/rock italiana, la senti ancora viva o pensi che abbia bisogno di reinventarsi completamente?
Io penso che le scene si creino sempre con qualcuno che fa loro da pioniere. Se parliamo di punk filone “Punkreas” (quindi ‘90/’00 e derivati) io non penso ci sia più stato qualcuno che abbia fatto quello che hanno fatto loro, nemmeno gruppi più bravi e di tutto rispetto che oggi girano relativamente a livelli medio-alti. L’unica eccezione per me è Giancane che ha saputo mischiare dei linguaggi diversi ed è un artista molto molto credibile che io apprezzo tantissimo.

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