Chi si aspettava un momento di flessione dopo l’uscita dell’ultimo album si sbagliava di grosso… I Love Ghost continuano imperterriti nella loro invidiabile scalata e produzione senza fine di pubblicazioni musicali.

Se esistesse un modo per misurare la vulnerabilità e l’intimità di un progetto musicale, i Love Ghost avrebbero sicuramente raggiunto una nuova vetta emotiva con l’annuncio del loro nuovo album “Thirteen”. L’instancabile band alternative rock, capitanata dall’ispirato frontman Finnegan Bell, torna a farci esplorare i meandri più cupi dell’animo umano, regalandoci due singoli, due anticipazioni, “Into the Woods” e “Something in the Water”, che fungono da perfetto preludio a quello che si preannuncia come il loro disco più intimo. Finnegan Bell ci confida che tredici era l’età in cui fu espulso da scuola e iniziò a sentirsi dolorosamente fuori posto, osservando il mondo dall’esterno, senza farne parte. E proprio da questa sensazione di isolamento, di dolore, nasce un sound grunge acustico dalle forti influenze del Midwest.

L’immersione in questa raccolta, impreziosita da una tracklist di tredici brani in uscita proprio di venerdì tredici, si apre con “Into the Woods”, brano affidato all’attenta produzione di Mike Summers (che già in passato ha attivamente collaborato con la band). La traccia si rivela fin dai primi istanti come una suggestiva metafora della perdita dell’innocenza, fotografando il crollo della consapevolezza infantile di fronte a un mondo improvvisamente spietato. L’ascolto ci trasporta oltre un confine invisibile, un punto di non ritorno dove l’infanzia assume improvvisamente i contorni di un evento accaduto a qualcun altro. Dal punto di vista testuale, il brano dipinge immagini forti di auto-sabotaggio e cicatrici indelebili, in cui si preferisce “rovinare le cose belle prima che se ne vadano”, per poi sfociare in un ritornello che cristallizza una disincantata presa di coscienza: ritrovarsi in un limbo tra casa e il nulla, diventando esattamente ciò da cui si era stati messi in guardia. Un pezzo crudo, in cui l’essenzialità acustica fa risaltare il peso del rimpianto.

Senza concedere sconti emotivi, l’ascolto scivola in “Something in the Water”, presentato come uno degli episodi più carichi di emotività dell’intero progetto. In questa traccia, i Love Ghost spostano la prospettiva su un’America dimenticata, affrontando apertamente il macigno dei traumi generazionali in una cittadina intrappolata da cicli di dolore ereditato. L’atmosfera musicale si fa profonda e soffocante, trascinando l’ascoltatore sott’acqua, mentre le liriche rievocano correnti antiche e un sangue macchiato dal lascito di dipendenze, depressione e abusi all’interno delle comunità. La traccia rappresenta il tentativo disperato e consapevole di fare i conti con un’oscurità perpetuata nel tempo. Questo fardello emotivo esplode in un ritornello dal sapore emo-rock in cui il desiderio di svanire sfuma nel “black and blue”, trasformandosi in una richiesta catartica di autenticità per sfuggire a una realtà divenuta insostenibile.

In conclusione, “Into the Woods” e “Something in the Water” si confermano non solo come due eccellenti anticipazioni, ma come un vero e proprio diario di bordo viscerale attraverso la fragilità identitaria propria dei brani di questa band. I Love Ghost ribadiscono, infatti, la loro eccezionale vocazione nel tradurre i traumi e le sfide legate alla salute mentale in un alternative rock a tratti poetico, struggente e personale. “Thirteen” è senza dubbio destinato a colpire nel segno, offrendo un appiglio sonoro a chiunque stia tentando di rintracciare qualcosa di bello persino nei risvolti più oscuri e impervi dell’esistenza.

Link streaming: https://open.spotify.com/intl-it/album/7mM6vj3gxyh171vHci95S3

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