“Conosciamoli Meglio”: Ghyblj intervista “Luca Bauccio”

Buongiorno Avvocato Bauccio, lei innanzitutto è avvocato penalista di fama internazionale titolare di un noto studio legale milanese, la prima domanda, avendo la conoscenza certa di aver difronte a se un delinquente, assassino, rapinatore o stupratore, come fa a convincersi ed a convincere giudici e giurati che è tutto sbagliato e che hanno avuto solo un’abbaglio e quindi che l’accusato in questione è solo una povera persona che ha subito le angherie della nostra giustizia Italiana?

È una domanda che mi sono sentito fare tante volte e la mia risposta è la stessa da sempre: l’avvocato non giudica, l’avvocato difende,  gli innocenti da una accusa ingiusta,  difende le vittime che hanno subito un atto ingiusto e difende i colpevoli dalle colpe che non hanno. Nessuno è mai colpevole di tutto, ma solo per ciò che ha realmente commesso. In questo sta la grandezza della  professione di avvocato. Noi stiamo sempre dalla parte di chi è solo, in disgrazia, in pericolo.

Alcuni anni fa sale alla ribalta delle cronache in quanto assume l’incarico come legale di Abu Omar, il famoso imam di Milano, un fatto che coinvolse le istituzioni d’Italia e d’America e che ancora una volta vede lei e il suo famoso cliente soddisfatti per aver avuto giustizia, che ricordi ha di quei momenti di battaglie legali?

Il mio ricordo è un mix di emozioni. L’indignazione per ciò che era accaduto, un uomo sequestrato nel cuore di Milano e fatto sparire, buttato come un essere minore in una cella straniera, senza diritti, senza umanità, senza giustizia. E poi la preoccupazione per lo scontro titanico tra le alte istituzioni dello stato, le nottate a studiare e leggere carte e testi,  la tensione in ogni udienza, la speranza della giustizia e il tradimento di chi quella giustizia doveva assicurare,  fino alla Corte europea che dopo una udienza indimenticabile ha dato ragione a noi ( e alla Procura di Milano)  che per anni abbiamo combattuto contro il segreto di stato con il quale si è voluto cancellare il processo. Credo che quel processo sia stato uno spartiacque nella storia giudiziaria del nostro paese e anche nella vita di chi lo ha vissuto da protagonista. Un’impresa titanica, vinta,  anche se la ferita nel corpo dello stato resterà per sempre. Oggi il caso Abu Omar è studiato in tutto il mondo ed è un modello in positivo e negativo allo stesso tempo, direi che oltre alla grande soddisfazione di aver contributo ad ottenere giustizia per un sequestrato c’è anche la soddisfazione di essere stato protagonista di un processo unico sotto molto aspetti.

Tutta questa notorietà del caso Abu Omar la fa crescere di credibilità tra chi la vede come un modello di legale unico, un  riferimento sicuro  in Italia, soddisfatto del successo raggiunto?

Quando si fa con passione il mestiere di avvocato non si è mai veramente soddisfatti per le proprie vittorie. C’è sempre una battaglia nuova da combattere, un innocente  o un “colpevole” da difendere. Non è una vita facile la nostra, non si vive di soddisfazioni ma di lacerazioni. Amo soprattutto questo del mio lavoro, il fatto che non sei mai arrivato a un punto finale, devi sempre continuare e ricominciare.

Tanti libri scritti di suo pugno, quale gli ha dato maggior soddisfazioni?

Li amo tutti, anche se ogni volta che rileggo qualcosa mi viene voglia di aggiungere, modificare, tagliare. Comunque il mio libro che ha avuto maggior successo è Primo, non diffamare, un libro sulle fake news e sulla diffamazione che ha anticipato di molto il dibattito odierno e che trovo sempre molto attuale. In questo libro ho raccolto i tanti casuyyi di diffamazione di cui mi sono occupato nella mia carriera, casi che hanno trovato giustizia nei tribunali e nell’opinione pubblica.

Avvocato Bauccio, lei però è anche noto per essere tra i cofondatori di  YouReporter e del social network theShukran, due start up di successo, come mai anche questa passione?

Con YouReporter io e i miei soci avevamo intuito ancora prima che Facebook diventasse il primo social network in Italia che il mondo dei media stava cambiando e che  da lì a poco i grandi media avrebbero perso il loro primato. Con YouReporter le persone comuni sono diventate protagoniste delle notizie e dei fatti e con i loro video e le loro foto siamo riusciti in tantissime occasioni  a documentare senza filtri e censure la realtà , prima dei grandi media e spesso anche con maggiore fedeltà e trasparenza. Sono fiero di questa startup che in pochi anni è diventata un modello in Italia e in Europa. Con theShukran, il mio attuale progetto, l’obiettivo è molto ambizioso: un social network alternativo a quelli oggi di moda capace di fare emergere l’identità di milioni di persone, mercati, talenti, brand e attività che altrimenti non troverebbero spazio facilmente. Il risultato è che oggi theShukran è nella top ten di molti paesi del nord africa, in Medio Oriente e  Asia. Un successo straordinario che devo ai miei straordinari collaboratori e alle persone che ci danno fiducia ogni giorno.

Italiani, un popolo di monelli, quali sono i reati più ricorrenti?

Quelli di cui nessuno parla mai. Tutti a rincorrere piccoli reati fatti da disperati, e questo è giusto, nessuno però a denunciare  quei reati invisibili che sottraggono sviluppo e danaro al nostro paese, reati dei c.d. colletti bianchi. Quelli non ci fanno paura e non si capisce il perché.

C’è stata una volta durante la sua carriera professionale alla quale ha detto: questo caso no! Non posso proprio prenderlo in carico in quanto va oltre la mia morale.

Dopo la caduta del dittatore tunisino Ben Alì, un giorno mi chiama un suo cognato e mi chiede di essere assistito da me. Io ho difeso per anni i perseguitati di quella dittatura, fortunatamente oggi tornati in Tunisia con ruoli di governo ai massimi livelli. Mai avrei potuto difendere persone del clan di un dittatore spietato che ha perseguitato uomini e donne solo per le loro idee. Di loro conoscevo le storie, le fughe, le sofferenze, no quella volta non ce l’ho fatta e ho detto no, non posso, non potrei mai.

Cosa pensa l’avvocato Luca Bauccio del sistema giuridico nazionale?

Ci sono tante persone che dentro quel mondo, dai magistrati agli avvocati, faticano e fanno il proprio lavoro con onestà e dedizione. Poi ci sono tutta una serie di soggetti che giocano allo sfascio con un cinismo da horror. Questo è il dispiacere più grande, ma non ci si può rassegnare , dobbiamo fare tutti la nostra parte per un sistema giudiziario evoluto e moderno.

In tanti anni di operato c’è stata una delusione professionale, una sconfitta che ancor oggi non si perdona?

Delusioni tante, sconfitte nessuna. Ciò che questo mestiere insegna è che perdere può essere una vittoria se sai vedere la via d’uscita. Perché c’è sempre una via d’uscita, bisogna solo avere la capacità di vederla.

Senza entrare in merito ai personaggi coinvolti, ci racconta un simpatico aneddoto che l’ha vista protagonista?

Dopo una sentenza che dava torto a un mio cliente, il giudice che aveva pronunciato la sentenza mi incontra nel corridoio e mi chiede di seguirlo nella sua stanza.  Allarga le braccia e mi dice: “Avvocato Bauccio, l’ho molto apprezzata, ho molto imparato dalle sue parole, non so se ho fatto bene a darle torto, ci penso, credo di aver sbagliato”. Quel giorno ho visto davanti a me un vero uomo e un grande giudice.

Come definisce il termine “ingiustizia”?

Come la vittoria  dell’emozione sulla ragione, del senso comune sulla logica, dell’interesse privato su quello dello Stato, dell’ignoranza sulla conoscenza. L’ingiustizia è l’ordine che il male e l’errore impongono sul bene e su ciò che  è esatto.

Un consiglio ai tanti giovani che vogliono intraprendere la sua carriera?

Studiare, leggere fino allo sfinimento, informarsi e stare tra le persone, dentro la loro vita. Non basta guardare bisogna saper fare introspezione. Se si è capaci di questo allora siamo sulla buona strada.

Ghyblj