Ventidue anni, un romanzo fantasy già pubblicato e un universo narrativo che mescola magia, tecnologia e isole fluttuanti. Luca Magnaghi arriva all’esordio con una storia che custodiva da anni e che, a un certo punto, ha deciso di non tenere più solo per sé. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui.

Luca, sei nato nel 2003 e hai già un romanzo fantasy pubblicato. Come nasce un progetto del genere? Da dove viene tutta questa roba?
Questo progetto trae origine dal mio profondo desiderio di esplorare la narrazione come strumento di intrattenimento e condivisione. Penso che la scrittura sia una vera e propria forma d’arte, capace di trasmettere messaggi profondi e significativi: ed è stata proprio questa consapevolezza a spingermi a intraprendere questo percorso creativo. Inoltre, la scelta del genere fantasy mi offre l’opportunità di inserire piccoli riferimenti al mondo dei videogiochi, del cinema e dei fumetti. Credo che questo rappresenti un valore aggiunto per il pubblico, creando una connessione speciale con i lettori più appassionati.
Il libro mescola magia, tecnologia futuristica, isole fluttuanti, accademie militari. È un universo ricchissimo, forse addirittura sovraffollato in certi punti. Qualcuno potrebbe dire che ci sono troppe idee tutte insieme. Tu come la vedi?
La cura del dettaglio è essenziale per costruire un’esperienza di lettura immersiva, specialmente nel Worldbuilding. Personalmente, ho svolto un lavoro di ponderazione delle idee: l’obiettivo era arricchire il contesto senza mai appesantire le pagine. Volevo evitare il rischio di una narrazione ridondante, mantenendo la trama sempre fluida, dinamica e focalizzata sulla direzione e sulla meta del viaggio narrativo.
Ray è un protagonista testardo, poco incline a chiedere aiuto, con un orgoglio che a tratti lo mette nei guai. Non è esattamente il classico eroe simpatico. Ti piacciono i protagonisti così difficili da amare?
Esatto, ho voluto evitare i cliché dell’eroe idealizzato e infallibile. In questo romanzo, il protagonista e gli altri personaggi hanno varie sfumature. La loro forza risiede proprio nella loro imperfezione e nella loro umanità. Sono individui complessi che affrontano conflitti reali, ed è questo realismo a dare profondità alla storia.
Guardando avanti: il secondo volume è già in cantiere. Hai già in testa dove vuole arrivare questa storia, oppure la stai ancora scoprendo mentre scrivi?
Assolutamente sì. L’universo di Fantàsia ha già un suo epico finale ben definito nella mia mente. Tuttavia, lascio sempre un margine di flessibilità per l’evoluzione dei dettagli. Come dico sempre: “mentre scrivo è come se leggessi la storia per la prima volta”. Amo lasciarmi sorprendere dall’autonomia dei personaggi, le cui scelte finiscono inevitabilmente per influenzare e ridefinire lo sviluppo degli eventi lungo il percorso.