Un quarto di luna si muove tra immagini delicate e sensazioni sospese, costruendo uno spazio sonoro che sembra proteggere chi ascolta. C’è qualcosa di intimo ma anche universale, come se ogni parola cercasse un equilibrio tra fuga e ritorno. Questa intervista entra proprio in quel punto.

Nel brano si respira davvero un senso di rifugio, quasi di sospensione dal tempo. Quando hai scritto “un quarto di luna” stavi cercando un posto reale o qualcosa di più interiore?
Socrate diceva che il tempo è un astrazione, c’è un passato che non esiste più e un futuro che ancora non c’è mentre il presente è uno spazio che divide due situazioni che fondamentalmente non esistono, per cui nella vita reale come nella filosofia della mia vita ho cercato di unire un altrove nell’interiore e nella quotidianità in quanto il tempo non esiste o è perlomeno marginale. Questo luogo è diventato Cervara una piccola località della lunigiana, frazione di Pontremoli dopo un intera vita, vissuta nella provincia milanese. Ho trovato in fondo e senza cercare.
C’è una dimensione molto visiva nella canzone, sembra davvero un piccolo film. Ti viene naturale scrivere così o è qualcosa che hai costruito nel tempo?
Un quarto di luna è nella sua semplicità ,direi bucolica ,il sunto di 20 anni di ricerca sonora e testuale. Per molto tempo il mio ermetismo ha raggiunto soluzioni troppo personali, era una sfida, un gioco con me stesso che assolutamente mi completava ma non raggiungeva facilmente gli altri ,il pubblico è la verità ,lo è la comunicazione e lo scambio di energia e condivisione, probabilmente lo scopo principale di questo mestiere e anche della mia più profonda urgenza comunicativa. scrivere canzoni è per me ancora un mistero, un< tortura e una liberazione e in questo pezzo credo che l’equilibrio fra una sensazione di malinconia e dolce tristezza insieme ad una liberazione piena di vigore ed energia si miscelino in maniera chiarissima, in se’ un manifesto senza particolari spiegazioni che arriva dritto alle emozioni…o almeno spero ci riesca!!!!cosi almeno sembra dai primi ascolti di coloro che mi seguono da molti anni,
In alcuni passaggi il testo resta volutamente un po’ ermetico. È una scelta per lasciare spazio all’ascoltatore o nasce proprio da un’esigenza personale di non spiegare tutto?
E’ evidente come accennavo sopra che la mia modalità di scrittura percorre un tempo lunghissimo di ricerca e non vorrei entrare in tecnicismi abbastanza noiosi. Ho sempre pensato che si dovrebbero scegliere con più cura le parole da non dire e che il senso può essere supportato e contemplato nel brano stesso ,quando indipendentemente da quello che dici, il suo suono e l’ interpretazione vanno a sopperire a esigenza puramente tecniche come la metrica e la nostra lingua, in melodie differenti che non tengono conto sempre della dolcezza della nostra storia musicale e del bel canto ma vanno a suonare altre corde e si scontrano su altri territori….certamente non semplici. Le considerazioni sul testo nascono da una profonda passione per diversi autori, non sempre strettamente legati alla musica ,in maniera stretta…penso su tutti a Panella ma posso citare Sgalambro o al citazionismo di mostri sacri come Vecchioni che risultano magari più immediati ma devono essere attenzionati nella sotto e sovra scrittura dei concetti perché pur usando i classici godono nel gioco di rivisitarli al servizio della forma canzone ,a volte anche con irriverenza e sarcasmo.
Guardando al tuo percorso, tra musica e scrittura, senti che questo brano rappresenta una direzione precisa per il futuro o è più una fotografia di un momento?
Penso di aver cristallizzato in questo brano l’essenza di un lavoro durato anni, la sintesi e l’equilibrio che ho sempre cercato, amo l’essenzialità , quando trovo la chiave necessaria fra parole e musica per riportare con autenticità e trasporto una sensazione, un sentimento, diviene per me una missione mettere al mondo il suo racconto. Questa modalità è estremamente difficile, negli anni lo è sempre di più , si perde lo sguardo disincantato , si viene meno alla semplicità ,alla visione pura e spontanea, tu sei un filtro insomma…vecchio e malandato e se vuoi tornare a scrivere devi liberarti ogni volta di queste scorie facendole passare dentro di te, devono attraversarti e questo comporta uno sforzo, una battaglia, un ritorno sul campo dopo mille battaglie. Le canzoni valgono solo se si vivono ma molte volte ti uccidono e per una seconda volta. La verità è che finche’ curiosità ,esigenza e forse un po’ di follia saranno parte di me, tutta questa tempesta raccoglierà sempre con grande gioia la soddisfazione di condividere come con voi oggi un viaggio cosi stimolante e interessante come solo la musica può darti.
