Luca & The Tautologists, l’amore universale nella musica

Con “At The Movies” e il concept album “Songs About Love”, la band racconta le fasi e le sfumature dell’amore, tra emozioni sospese e paesaggi notturni. Parole e suoni diventano un’eco di esperienze universali, tracciando un percorso tra memorie e riflessioni personali.

Bentrovati, ragazzi. “At The Movies” ha un ruolo importante nella vostra carriera musicale?
E’ solo, ed è  tantissimo, una di 60 figli che vanno o quanto prima (con 3 album realizzati in 2 anni e 3 nuovi in arrivo idealmente nei prossimi 2 anni) in giro per il mondo in cerca di ascoltatori e lettori casalinghi o tra il pubblico di un concerto: solo così  le canzoni prendono vita, ovvero rivivono nella esperienza e nel sentire degli ascoltatori. Le canzoni rappresentano una piccola variante nell’ideale armonia del cosmo a cui vorrebbero contribuire

Quale messaggio vorreste trasmettere ai vostri ascoltatori?

Non ci sono messaggi ma occasioni di mettersi in ascolto con se stessi e di avvertire magari per  pochi istanti all’interno di una canzone la nostra presenza in questo mondo misterioso, affascinante e armonico o temibile e inspiegabile

Che valore ha l’amore nella vostra vita?

E’ l’unica cosa che veramente resta e ti fa sentire vivo: parlo della relazione con le persone che amiamo o che ci amano / hanno amato ma anche delle cose di cui ci occupiamo con cura e del lavoro fatto con amore. Una canzone è sempre ispirata da amore, in questa accezione ampia e nelle sue declinazioni positive o negative, inclusa la rabbia per l’amore o la libertà di esprimere amore, quando vengono negate o osteggiate nelle relazioni interpersonali o nella società a cui gli individui appartengono.
Oltre all’album “Songs About Love” di cui “Suddenly Last Summer” (l’ep da cui è tratta “At The Movies”), uscito a dicembre 2024, rappresenta solo la prima recording session nei Laboratori di Sperimentazione Sonora NITON (a Varese), viene pubblicato subito a gennaio un intero album, disponibile anche in vinile, intitolato “Poetry In The Mean-Time”, che parla di amore dalla prima all’ultima nota o sillaba senza avere canzoni dedicate  all’amore di coppia.
Inizia con un brano dedicato a chi svolge lavori che producono cose destinate a durare e a ospitare auspicabilmente amori, come case e edifici (“Tall Building Shapes”), e si conclude con un brano che cita nel titolo la sintonia di intenti e sensibilità con Woody Guthrie, uno che ha dedicato una vita e un intero songbook a difendere l’amore e la libertà di espressione, ispirando schiere di cantautori più o meno grandi e famosi o misconosciuti cultori.

A quali generi musicali vi siete ispirati?

La base sono gli ascolti di una vita di passione per la musica, in cui è prevalso l’amore per la musica americana con anche influenze inglesi, senza una precisa connotazione, spaziando dal folk al post-rock, dal blues all’alternative country, dal jazz-rock al prog. Spesso bastano pochi accenni armonici o melodici per suggerire un’idea di testo che orienta in modo fluido la direzione che prenderà il brano. Per i chitarrofili, di 30 brani a cui attingo per le setlist live, meno del 20% sono in standard tuning: le accordature aperte, da quelle canoniche alle più varie e inventate sul momento, sono già di per sé un bel aiuto per generare nuove idee e dar spazio alla massima libertà espressiva, a cui tendiamo, pur restando nella forma canzone anche se le fughe strumentali fanno parte delle nostre naturali modalità di espressione.

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