L’uomo che compró la luna: un film singolare per raccontare una Sardegna sui generis

Parlare di un film come L’uomo che compró la luna non è facile, perché non rientra in nessuna categoria cinematografica ben identificabile.

Si tratta del secondo lungometraggio del regista Paolo Zucca (L’arbitro), che ne è anche sceneggiatore insieme a Geppi Cucciari.

Il nome della nota comica dovrebbe quindi far arguire i toni umoristici che pervadono L’uomo che compró la luna e, allo stesso tempo, la forte volontà di parlare di una regione splendida e con tanta storia alle spalle come la Sardegna.

Di fantasia ma fortemente ancorata alla realtà, la storia prende avvio quando due agenti dei servizi segreti italiani (Stefano Fresi e Francesco Pannofino) vengono contattati dagli Stati Uniti: qualcuno, in Italia, si è permesso di scalzare il primato USA di “primo uomo sulla Luna” e comprarsi l’intero satellite senza chiedere il permesso a nessuno. Sarà allora compito di un agente sotto copertura, Gavino Zaccheddu (Jacopo Cullin) – duramente addestrato ad essere un “vero” sardo da un anziano militare fumantino (Benito Urgu) – rintracciare l’uomo e porre rimedio alla questione.

Questo stralcio di trama non è, in verità, che un pretesto per mettere in scena svariate situazioni più o meno umoristiche, farcite di tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili riguardo alla Sardegna e, soprattutto, alla peculiarità dei suoi abitanti.

Con una comicità e una frammentazione della storia ad episodi che ricorda molto da vicino il libro (e il film) Bar Sport di Stefano Benni, Zucca mette insieme un lungometraggio sui generis, che alterna momenti da western (i campi lunghi e le interminabili riprese silenziose) a piccole gag dal sapore nostalgico, retaggio di uno humour di vecchissimo stampo dove chi più ne ha, più ne metta (si va dalla leggendaria permalosità dei sardi alla incomprensibile lingua dialettale, per sforare lidi bassissimi quando si parla del rapporto pastore-pecora).

A detta del regista, di grande ispirazione è stata l’avventura a fumetti Asterix in Corsica (1973) dei fumettisti Goscinny-Uderzo, e ciò corrobora la suddetta definizione di un umorismo ormai vetusto (e, purtroppo, privo di quella leggendarietà che pervade tutt’oggi, invece, il fumetto francese).

Visionando L’uomo che compró la luna si prova più che altro una fortissima sensazione di déjà-vu, ovvero di trovarsi di fronte ad una delle gag anni Novanta del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, quando con il sottofondo della Gialappa’s Band ci facevano ridere mettendo in scena un trio di sardi stereotipato ma  strambo e, quello sì, divertente.

Qui, invece, si rimane alquanto perplessi, incapaci di comprendere del tutto cosa si stia guardando e cosa vogliano dirci realmente regista e sceneggiatura.

 

 

Giulia Anastasi