L’uomo che uccise Don Chisciotte: sogno e realtà per Terry Gilliam

Onirico e visionario, passionale e poetico è l’ultimo film di Terry Gilliam, L’uomo che uccise Don Chisciotte, ispirato al celebre romanzo cavalleresco  spagnolo Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes.

Ambientato nel XXI secolo, il film riflette, attraverso continui omaggi e citazioni, a tutta la filmografia e riflessioni esistenziali del regista.

Toby (Adam Driver) è un giovane e saccente regista di spot pubblicitari. Sul set del suo ultimo lavoro, in Spagna, Toby s’imbatte nel piccolo villaggio dove dieci anni prima si era recato per filmare la sua tesi di laurea. Toby presto scopre le conseguenze del suo lavoro: il vecchio calzolaio (Jonathan Pryce) scelto per interpretare Don Chisciotte è ormai impazzito e scambia il regista per Sancho Panza, il suo fedele scudiero. A causa di una sfortunata coincidenza di eventi, il giovane si ritrova in una folle avventura, sempre più surreale.

Il film vanta una lunga e travagliata gestazione: per circa venticinque anni la lavorazione è stata interrotta per vari motivi, tra incidenti sul set e problemi di salute degli attori, raccontata nel formidabile documentario Lost in La Mancha. La complessa e sofferta messa in opera ha portato ad un continuo rimaneggiamento della scrittura, oltre che a cambiamenti nel cast.

L’aspetto più interessante del lungometraggio è sicuramente il forte elemento autobiografico: non mancano le critiche allo star system hollywoodiano, al sistema politico e capitalistico americano odierno.

Gilliam, inoltre, riflette sull’essere umano contemporaneo: un po’ Don Chisciotte, un po’ Sancho Panza. È un Giano Bifronte, combattuto e diviso tra il sogno, le illusioni ed aspirazioni e il cinico realismo.

Ad una sceneggiatura ricca di trame e sottotrame, riflessioni e frecciatine, corrisponde un buon ritmo, una curata fotografia e un ottimo cast (in particolare il duo protagonista composto da Pryce e Driver).

L’uomo che uccise Don Chisciotte è un film pieno di amare considerazioni, ma anche di speranza e di sogno, come solo un regista geniale del calibro di Terry Gilliam è capace di regalare agli spettatori.

 

 

Anastasia Mazzia