Intervista esclusiva di Paola La Montanara per MondoSpettacolo
Da bambino che imitava personaggi con voce e corpo a una delle voci più iconiche del doppiaggio italiano: è la storia di chi ha prestato la voce a Vegeta in Dragon Ball, a Marshall in “How I Met Your Mother” e a Gordon Ramsay in “Hell’s Kitchen” e “MasterChef”. In questa intervista esclusiva, Gianluca Iacono e si racconta con passione, ironia e grande professionalità, tra aneddoti di sala, sfide tecniche e riflessioni sul futuro del mestiere.
1. Come hai iniziato la tua carriera di doppiatore? Qual è stato il tuo primo lavoro?
La mia carriera da doppiatore inizia non di certo per una mia scelta. Fin da bambino amavo fare personaggi e imitazioni sia vocalmente sia con tutto il corpo. Ricordo di avere perfino scritto un copione teatrale in prima media che abbiamo poi recitato nel saggio di fine anno. Il destino volle che la vicina di letto di mia madre, in ospedale per un intervento, fosse un’attrice. E fu proprio lei a consigliarle di farmi studiare dizione per togliermi quel marcato accento torinese contaminato dalle cadenze meridionali. Così andai nel 1982 a scuola di dizione presso il Centro D diretto da Iginio Bonazzi. Dopo il corso, e prima di iniziare il corso di recitazione, mi ritrovai in una sala di doppiaggio. In quegli anni nascevano le prime televisioni locali e cercavano doppiatori. La nascente Ods cercava bambini e ragazzini per alcuni film e telefilm. E fu così che conobbi il doppiaggio. La prima volta prestai la voce a un bambino in un telefilm in bianco e nero di cui non ricordo assolutamente il titolo. Mentre quello che ricordo davvero come primo lavoro arriva qualche anno dopo: mi affidarono il ruolo di Alvaro in una telenovela messicana, “Senora”. Era il 1987.
2. Qual è stato il personaggio più difficile da doppiare e perché?
Personaggi difficili ne ho incontrati diversi e con diversi gradi di difficoltà. Acciugo Paciugo (Candy in originale) della serie animata francese “Vicini troppo vicini” è stato davvero tosto. Una sorta di alieno fluid gender ante litteram che, oltre ad avere una espressività fisica molto difficile da seguire, aveva anche cambi di umore repentini e trasformazioni in altri personaggi con cambi di voce e espressione ad ogni episodio. Decisamente faticoso! Anche alcuni personaggi incontrati nel tempo in Yu-Gi Oh e nei Pokemon mi hanno dato del filo da torcere. Soprattutto nei giorni in cui magari sei stanco, hai dormito male o mangiato troppo e devi urlare come un forsennato lanciando carte, trottole e sfere!
3. Come ti prepari per un nuovo ruolo di doppiaggio? Fai ricerche sul personaggio o sull’attore originale?
Nel doppiaggio non c’è quasi mai modo di “prepararsi”. In molti non sanno che noi non abbiamo mai il copione prima di entrare in sala di doppiaggio. Né abbiamo modo di sapere cosa faremo. A volte arriva qualche voce, indiscrezione ma niente di più. E in quel caso se si fa in tempo si dà una veloce occhiata al trailer uscito in lingua originale per capire di che si tratta. Fare l’attore nel doppiaggio è complesso: in pochissimo tempo ci tocca riassumere il lavoro fatto da un collega sul set in mesi.
4. Qual è la tua esperienza più divertente o imbarazzante sul set di doppiaggio?
Un’esperienza divertente (e all’inizio imbarazzante) è stata quella di doppiare e curare i dialoghi di tanti film a luci rosse che negli anni ’90 avevano un mercato ricco e fiorente. Se solo ci fosse stato modo di riprendere i momenti in cui eravamo davanti al microfono ci sarebbe oggi materiale comico per una intera sit com!
5. Come gestisci la pressione di dover essere fedele all’attore originale e allo stesso tempo aggiungere la tua personalità al personaggio?
Quando si doppia un collega che ha girato scene per un film o un telefilm si deve sicuramente tenere conto di tutto il suo lavoro sul set. Però una grande responsabilità nell’aderenza al personaggio è anche del direttore di doppiaggio. Alcuni pretendono che non ci si sposti di una virgola da ciò che vediamo e sentiamo, altri invece fanno un lavoro più “creativo” e vogliono aggiungere o togliere elementi nei dialoghi e nella recitazione che, a loro avviso, stonano con la resa finale del prodotto nell’edizione italiana.
6. Qual è il tuo doppiaggio più famoso e come ti senti quando la gente ti riconosce per quel ruolo?
Il mio personaggio più famoso è senza ombra di dubbio Vegeta di Dragon Ball. Un personaggio che è entrato nei cuori di tantissimi appassionati e che è a sua volta uno dei protagonisti di una serie animata che ha segnato almeno un’intera generazione. Non c’è millennial al mondo che non conosca Dragon Ball. Ormai sono abituato a essere riconosciuto per essere la voce di Vegeta sia alle fiere di settore sia nella vita di tutti i giorni. Sono molto presente sui social e questo contribuisce in larga parte alla mia fama fuori dalla sala di doppiaggio.
7. Come vedi l’evoluzione del doppiaggio in Italia negli ultimi anni?
Gli ultimi 10 anni hanno modificato parte del modo in cui si è sempre fatto questo lavoro. Internet, l’avvento della tecnologia digitale e le piattaforme globali hanno letteralmente sconvolto le tempistiche e le modalità con cui si fa doppiaggio. Le tempistiche per via della globalizzazione si sono accelerate peggiorando la qualità dei risultati finali. E anche il digitale con la scusa che “si può fare più in fretta” non ha di certo aiutato. Se a questo aggiungiamo anche giovani doppiatori che si dimenticano prima di tutto di essere ATTORI che lavorano davanti al microfono e che devono avere una preparazione attoriale solida e ben strutturata, e infine una intelligenza artificiale che potrebbe imparare a fare il nostro lavoro, allora non vedo un futuro molto roseo.
8. Qual è il tuo approccio al doppiaggio di un personaggio animato rispetto a un attore in carne e ossa?
I personaggi animati danno un’enorme spazio alla creatività e richiedono una tecnica vocale molto “atletica”! Intanto non respirano come gli umani. Quindi l’approccio attoriale sarà diverso. Poi compiono azioni e hanno dei corpi che molto spesso esulano da qualunque contesto realistico. Il lavoro sull’umano è invece decisamente diverso. Bisogna respirare con l’attore. Bisogna seguire un percorso psicologico di altra natura e incollarsi a una miriade di microespressioni facciali e movimenti del corpo che un’animazione, per quanto ben fatta, mai potrà avere. Sono le sfumature a fare la vera differenza.
9. Come ti senti quando un personaggio che hai doppiato diventa un’icona culturale?
Se un personaggio che ho doppiato diventa un’icona culturale mi chiedo perché è successo e quanto ho potuto contribuire in questo processo. Nel caso di Vegeta ci è voluto parecchio per capire le implicazioni del personaggio e della serie nella vita delle persone che ne sono state attratte e anche nella mia di vita. Sono sicuramente contento di aver fatto la mia parte nella costruzione di un personaggio che in Italia è amato anche grazie al mio lavoro. E mi sento anche un po’ responsabile di ciò che comunico pubblicamente, visto che c’è chi fa un po’ fatica a separare la persona dal personaggio.
10. Qual è il tuo consiglio per un giovane che vuole intraprendere la carriera di doppiatore?
Ai giovani che vogliono fare doppiaggio dico: imparate a recitare! E poi fatelo perché non potete davvero farne a meno, non per i soldi e non per moda. Tenete presente che nell’ambito specifico del doppiaggio siete attori che fanno musica come e, a volte, più degli altri. Dovete imparare a suonare lo strumento voce. Non basta avere un bel timbro vocale. E poi leggete come se non ci fosse un domani e ad alta voce! Perseverate! C’è chi ce la fa e trova il modo. Se ci credete e siete bravi lo troverete anche voi.
11. Come gestisci il fatto di dover lavorare con attori e registi che non sono presenti fisicamente?
Nel doppiaggio non c’è quasi mai modo di “prepararsi”. Non abbiamo mai il copione prima di entrare in sala. A volte arriva qualche voce, indiscrezione ma niente di più.
12. Qual è la tua esperienza con il doppiaggio di serie TV e anime? Ci sono differenze rispetto al doppiaggio di film?
Le serie TV così come gli anime in più puntate, proprio per la loro serialità, ti consentono di prendere confidenza con un personaggio e conoscerlo meglio nel tempo. Un film è un one shot che magari potrai fare in più turni ma che solitamente ha un arco narrativo che nasce e muore all’interno di quelle 2 ore circa.
13. Come ti prepari per un doppiaggio di una pubblicità? È diverso rispetto a un film o una serie TV?
Quello della pubblicità è un mondo un po’ diverso dal doppiaggio. Cambiano le regole, i clienti, gli studi, i tempi e le modalità di lavoro. Per fare lo speaker pubblicitario non è necessario saper recitare, cosa fondamentale invece per il doppiaggio. Bisogna però avere una dizione e una padronanza vocale da professionisti.
14. Qual è il tuo ruolo di doppiaggio più impegnativo fisicamente o emotivamente?
Un ruolo impegnativo a livello emotivo che io ricordi è, oltre al già citato Combo in “This is England”, quello di Ned Kelly interpretato da Heath Ledger. Negli anime un personaggio che mi è rimasto nel cuore è invece Roy Mustang di Full Metal Alchemist. E a livello fisico posso sicuramente citare l’elefante nella stanza: Vegeta.
15. Come ti senti quando un progetto di doppiaggio viene cancellato o rimandato?
Se si tratta di un progetto a cui tengo mi dispiace ovviamente. Ma in tanti anni mi è già successo più volte e alla fine ci fai il callo e passi oltre.
16. Qual è il tuo progetto di doppiaggio più atteso per il futuro e perché?
Il progetto più atteso dai fan è la continuazione di Dragon Ball Super con Vegeta che raggiunge il famoso ultra istinto. Vegeta è in fondo un personaggio di cui si sente il bisogno che continui a evolvere. Uno dei miei obiettivi è invece quello di arrivare a doppiare un attore protagonista, in un film cinema riconosciuto dal gotha del cinema mondiale. Cosa che non sono ancora riuscito a fare. Rimangono in ogni caso anche i progetti come attore fuori dalla sala.
Fonte: Esclusiva per MondoSpettacolo.com
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