L’uovo dell’angelo, scritto e diretto da Mamoru Oshii, disegnato da Yoshitaka Amano e prodotto dallo Studio Deen e dalla Tokuma Shoten, è un OAV (Original Anime Video, termine che indica anime pubblicate direttamente per home video, senza essere prima essere passate in televisione o al cinema) del 1985; è il primo lavoro di Oshii come regista indipendente, che arriva in sala quarant’anni dopo la sua realizzazione.

Criptico, filosofico e angosciante, grazie anche all’oscura colonna sonora – per orchestra e coro – di Yoshihiro Kanno, che pervade un’opera dove i dialoghi sono scarni ed essenziali e tutto è lasciato ai disegni, che spaziano dagli sfondi quasi pittorici agli scenari architettonici finemente dettagliati.

Ma ancor più all’atmosfera, tenebrosa e onirica, ottenuta sia grazie all’ambientazione cupa che ad alcune tecniche che conferiscono all’immagine un senso di distorsione ed evanescenza, come l’uso ricorrente del riflesso sull’acqua, presente ovunque: dalle fontane alla pioggia alle distese marine, acqua, ancora acqua, sempre acqua. Acqua come simbolo: uno dei significati del lavoro di Oshii si può infatti ritrovare nel racconto del soldato del diluvio universale. Un mondo sommerso dalle acque in cui la colomba non ha più fatto ritorno e gli uomini hanno continuato ad aspettarla in eterno, dimenticandosi dell’esistenza di un mondo precedente. È forse questo mondo oscuro e privo di vita, dove gli uomini sembrano stilizzati, tutti uguali, e rincorrono le ombre dei pesci, quello che rimane quando la speranza – rappresentata dalla colomba scomparsa – ha smesso di pulsare?

In questo mondo buio e tetro una ragazzina protegge un grande uovo; cosa ci sia dentro non è dato sapere, forse un misterioso volatile, forse è anch’esso un simbolo di speranza. Mentre la storia procede con deliberata lentezza, attraverso riprese lunghissime quasi prive di interruzioni, ne L’uovo dell’angelo vediamo la ragazzina percorrere interminabili rampe di scale in palazzi deserti, superare archi, introdursi in stretti vicoli; ovunque vada, la sua unica preoccupazione è l’uovo da proteggere, la sua costante, la ricerca di ampolle per raccogliere acqua dalle fontane. L’incontro con un ragazzo armato di un fucile a forma di croce, il soldato sconosciuto, sembra rappresentare per lei una nuova speranza, la fine di una vita solitaria; ma il ragazzo si rivela interessato solo a scoprire il mistero dell’uovo, essendo convinto che sia la chiave per trovare il senso alla stessa esistenza del mondo.

In un epilogo tanto disperato quanto enigmatico, perso l’uovo la ragazzina corre all’inseguimento del ragazzo ma… come in un cerchio, la scena finale si ricongiunge con quella iniziale: il soldato che guarda una strana struttura sferica piena di statue, ma tra quelle, ora, c’è anche la statua della ragazzina con il suo uovo. Chi è la ragazzina? Chi è il soldato? Cosa c’è nell’uovo? Cosa sono le ombre dei pesci che gli uomini tentano invano di arpionare? E le statue? I simulacri di ciò che una volta aveva vita? E il mondo descritto è forse una gigantesca arca di Noè? L’uovo dell’angelo di Oshii non dà risposte, ma lascia allo spettatore trovare le proprie alle domande che nascono durante la visione dell’anime. Ricca di simbolismo, dall’acqua del diluvio alla croce dell’arma del soldato, l’opera di Oshii rimane tanto misteriosa quanto soggetta all’interpretazione di chi la guarda.

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