Nel vuoto pneumatico della scena urban attuale, dove l’apparenza spesso divora la sostanza, “Fenice” di MC Mike atterra come un meteorite di pura onestà. Questo album è un pellegrinaggio laico attraverso il dolore, una discesa agli inferi necessaria per poter finalmente guardare il sole senza restare accecati. Il progetto si distingue per una scrittura che è, al tempo stesso, un’arma e un cerotto. MC Mike attraversa i generi con la naturalezza di chi ha trasformato la propria sofferenza in una tecnica sopraffina. Non c’è traccia di autocommiserazione in pezzi come “Lacrime di Sangue” o “La Rinascita”; c’è invece la cronaca chirurgica di una trasformazione. Il disco affronta il sociale senza mai risultare retorico, portando la cronaca dei conflitti e dei femminicidi dentro la dimensione personale, rendendoli ferite collettive. Metaforicamente parlando, “Fenice” è un incendio controllato: brucia i ponti con il passato per illuminare la strada verso una nuova consapevolezza. L’artista non ci racconta la favola della rinascita, ma ce ne mostra i detriti e la fatica. È un album necessario, viscerale, che consacra MC Mike non solo come un tecnico del genere, ma come un autore capace di trasformare il silenzio della solitudine in un boato generazionale.

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