Un brano che nasce da un dolore reale e trova nella scrittura una forma diretta per essere detto. Mads costruisce un pezzo essenziale, senza protezioni, dove ogni parola sembra arrivare nel momento giusto senza essere forzata.

Ciao Mads, “Occhi non ho per poter piangere di più” è un’immagine molto forte: quanto è stato difficile mettere nero su bianco un dolore così personale?
È stato molto difficile, forse una delle cose più difficili che abbia mai fatto. Per tanto tempo certe emozioni me le sono tenute dentro, senza riuscire davvero a tirarle fuori. Scriverle ha significato riguardarle in faccia e accettare che esistessero davvero. Quella frase nasce proprio da lì: da un dolore talmente forte da lasciarti vuoto, come se avessi finito anche le lacrime. Però, allo stesso tempo, metterlo nero su bianco è stato anche liberatorio. Mi ha fatto capire che certe ferite non spariscono, ma possono trasformarsi in qualcosa che parla anche agli altri.
Nel brano si percepisce una costruzione molto lineare e diretta, quasi senza filtri. Hai mai pensato di lavorare di più sulle dinamiche o volevi proprio mantenere questa essenzialità?
La scelta è stata voluta. In un brano così personale non sentivo il bisogno di nascondermi dietro troppi giri o troppe costruzioni. Avevo bisogno che arrivasse la verità, nel modo più semplice possibile. Quando vivi certe cose, spesso le parole più dirette sono anche le più forti. Sicuramente si poteva lavorare di più su alcune dinamiche, ma il rischio era perdere sincerità. Io volevo che chi ascolta sentisse una persona che sta parlando davvero, non un personaggio che interpreta un dolore.
Il ritornello “Tutto quello che volevo dirti / Tutto quello che volevo darti” sembra un punto di non ritorno: quando hai capito che quella frase sarebbe stata il cuore del pezzo?
L’ho capito quasi subito, perché dentro quella frase c’era tutto. C’erano i rimpianti, l’amore, il senso di colpa, ma anche il bisogno di continuare a sentire un legame. Quando l’ho scritta ho capito che non era solo un ritornello, era il centro emotivo del brano. Credo che tante persone possano riconoscersi lì dentro, perché tutti almeno una volta abbiamo pensato di non aver detto abbastanza o di non aver dato abbastanza a qualcuno che amavamo.
Dopo un brano così intimo, senti che il tuo percorso artistico andrà ancora più in profondità oppure hai bisogno di cambiare direzione?
Penso che questo brano mi abbia insegnato che la verità paga sempre, anche quando fa male. Sicuramente continuerò a scavare dentro di me, perché è lì che trovo le cose più vere da raccontare. Però non significa restare fermo solo su un tipo di emozione. Voglio crescere, sperimentare e raccontare anche altre sfumature della vita. Il dolore fa parte del percorso, ma non è l’unica cosa che ho da dire. Oggi sento di conoscermi meglio come persona e come artista, quindi il prossimo passo sarà andare avanti senza perdere questa sincerità.
