Di Alessandro Cunsolo, Direttore di MondoSpettacolo.com Milano, 19 novembre 2025 – 17:00 CET – I Magazzeno, band caleidoscopica che fonde dance-rock, punk, reggae e folk con ironia scanzonata e messaggi profondi, si raccontano in esclusiva per MondoSpettacolo sul loro nuovo album “Pazzo”. Un’esplosione di stili da “Mantide” al funk-punk di “Volare”, l’album racchiude brani nuovi e rivisitazioni live, celebrando gioia in tempi bui. In questa intervista, rivelano storie dietro i brani, collaborazioni e sogni futuri. Guardiamoli insieme e tuffatevi nella fotogalleria finale con i loro momenti più iconici – un viaggio tra note, risate e passione musicale!

L’album “Pazzo” è un’esplosione di stili: da Mantide al funk-punk di Volare. Qual è il brano che vi rappresenta di più, e c’è una storia dietro che non avete ancora raccontato?

I Magazzeno non si sono mai ispirati a uno specifico genere e la nostra natura è caleidoscopica. Abbiamo una vocazione di party band e spesso ci esprimiamo nel nostro tipico stile Dance-Rock, ma abbiamo ballate, canzoni cantautorali, ci piace il reggae, l’hard core e il punk, non vogliamo autoinfliggerci dei limiti stilistici. L’album racchiude brani nuovi e rivisitazioni di canzoni nate nei live, il Magazzeno ha molti articoli nuovi e qualche canzone “Vintage”.

“Pazzo” fonde disco, punk, indie-rock, funk e folk, con un messaggio di gioia in tempi bui. Come avete bilanciato l’ironia scanzonata dei testi con un impegno sociale più profondo, e qual è stato il momento “pazzo” durante la registrazione ai Blap Studio con Antonio Polidoro e Giuseppe Fiori che ha definito il sound del trio?

Antonio Polidoro e Giuseppe Fiori sono due grandissimi musicisti e lavorare con loro è un continuo scambio e una continua crescita. Il Blap è uno dei più importanti studi di registrazione in Italia, una fucina dove dare forma a idee e il risultato è sempre sopra le aspettative. Magazzeno non è un trio, ma un collettivo dove convergono numerosi artisti e le collaborazioni nel disco e nei live mostrano come sia difficile definire questo progetto, sempre in movimento, in continua evoluzione.

Avete rivisitato “Nel blu dipinto di blu” in chiave punk e il “Giro d’Italia” con un mashup folcloristico. Quale classico italiano vorreste stravolgere la prossima volta, e perché?

Recentemente abbiamo vinto la Summer Challenge del Festival di San Nolo con “Spritz” la rivisitazione di “Guarda come dondolo” di Edoardo Vianello. Il maestro, che ho avuto la fortuna di incontrare qualche anno fa in un concerto al Mare Culturale Urbano di Milano, ha scritto dei brani fantastici, sempre intrisi di gioia, ironia e ritmo e soprattutto in anni dove i cantautori ammorbavano le persone con una pesantezza inutile. Edoardo Vianello è stato sempre alfiere della musica felice, che porta energia e divertimento. Oltre alla vittoria del contest, la più grande soddisfazione è stata l’apprezzamento del maestro, che ha repostato il nostro video su Instagram. Il prossimo lavoro andrà a profanare Hallelujah di Leonard Cohen, con un testo che parla di uno dei più critici problemi della Sicilia: l’omonimia. Il brano è nato a Palermo dove i Magazzeno sono stati ospiti diversi mesi e oltre alla pinguitudine, abbiamo portato a casa questo brano che sarà il caposaldo per il prossimo album.

Su “Milano è pieno di figa” e il suo impatto virale. Ragazzi, “Milano è pieno di figa” ha conquistato 7 milioni di view a X Factor e i “4 sì” dei giudici – ma com’è nata quell’idea geniale di cantarla su una gondola sui Navigli? È stata una follia premeditata o un colpo di genio improvviso?

La canzone passa in rassegna le più splendide città del nostro Bel Paese, avremmo voluto organizzare un viaggio per girare il video a Roma, Napoli, Palermo, ma, purtroppo, non avevamo né tempo né risorse economiche sufficienti. Così abbiamo cercato testimonianze di tutte le città a Milano: l’osteria romana, la pizzeria Napoletana, la rosticceria Palermitana e una vera gondola veneziana. In vero, i Navigli sono diventati una “Italia in miniatura”, dove il turista può avere un assaggio dell’Italia; la cosa ha del fantastico, del ridicolo e forse dell’orribile… beviamoci sopra uno Spritz.

Siete diventati l’inno dei fuorisede, ma anche un simbolo di Milano. Qual è la contraddizione della città che vi ha colpiti di più mentre scrivevate queste canzoni?

Personalmente sono di Milano e mi preme dire che le caratteristiche peggiori dei Milanesi si manifestano maggiormente nei fuorisede, la promessa milanese di aperitivi esclusivi, feste della moda, spesso incantano chi è appena arrivato in città, che si traveste in fretta da Milanese e diventa proprio quello che ha sempre disprezzato. Almeno il 63% dei Milanesi sono pugliesi, poi ci sono siciliani, calabresi, veneti, romani, abruzzesi, smettetela, togliete la mascherina e siate naturali.

Il video di “Milano è pieno di figa” passa dai Navigli al monolocale da 1000 euro al mese – un ritratto perfetto di Milano. Chi ha avuto l’idea di quel twist, e c’è un dettaglio che nessuno ha notato?

Milano è sicuramente il centro culturale in Italia, ma purtroppo questa ambita città, sta diventando sempre più esclusiva e non è certo facile per i ragazzi più giovani sopravvivere. Fortunatamente basta un chilo di pasta, due bottiglie di vino e una chitarra per fare festa. L’appartamento del “fuori sede” è effettivamente la casa del chitarrista, che paga 1.000 € al mese, più spese, credo breve sarà necessario un remix, con 1.500 € al mese per una stanza in condivisione… Nel video c’è anche una doppia citazione: abbiamo ripreso le calze a rete del nostro costume nella finale del Festival di San Nolo, ispirato al Rocky Horror Picture Show, completandolo con un Dyson, in onore alla mise di Freddie Mercury nel video “I want to break free”.

Su singoli specifici e collaborazioni “Devi stare Shhh” rallenta il ritmo con un tocco reggae, ma resta rock. È un messaggio per chi non capisce la vostra ironia? Raccontatemi il significato nascosto!

Il brano “Milano è pieno di figa” è chiaramente ironico e sicuramente si oppone a questa imperante cultura Woke, che se da una parte ha fatto riflettere su violenze ancora annidate nella nostra cultura, ha anche generato una deriva che obbliga le persone a catalogarsi per quanto riguarda i gusti sessuali e evitare ogni considerazione che potrebbe essere interpretata offensiva, generando poi delle contraddizioni ridicole. La canzone è di gioia e unione e la cosa divertente è che nei concerti sono proprio le ragazze che cantano con maggiore trasporto. “Devi stare Shhh” è proprio quel dito sulle labbra, ma se indichi la luna, lo stolto guarda il dito e in questo caso, il dito è quello medio, rivolto a una censura ottusa e ipocrita.

Brani come “Mantide” (con il coraggio del maschio insetto che “perde la testa”) e “Travolti dalle onde” esplorano amore e insicurezze con un tocco comico. C’è una storia personale dietro “Mantide”?

Chiaramente ogni brano trova ispirazione da esperienze di vita. Sono biologo e mi ha sempre divertito trasportare i comportamenti degli animali nel mondo umano, dando un significato concreto al modo di dire “perdere la testa”.

Tra le collaborazioni con Raffaele Kohler, Luciano Macchia o voci come Sara Serendipity, qual è stato il contributo più inaspettato?

I Magazzeno hanno sempre coinvolto in concerti e registrazioni molti artisti, con Raffaele Kohler, la più famosa tromba di Milano, abbiamo collaborato nei primi demo e nell’album Argentina. Luciano ha prestato la sua fisarmonica e il trombone: musicista di una cultura incredibile, che ama la musica popolare e folk e anima Milano con delle Jam pittoresche. Sara Serendipity è sicuramente una Magazzeno, ci ha assistito nel trucco per il video di “Milano” e nella finale del Festival di San Nolo, ma, oltre a questo, è una cantante di discendenze Metal con una potenza pari solo alla sua dolcezza.

“MAI R8” porta in digitale un classico dei vostri live, parlando di incomprensioni amorose.

E non è ancora finita, a breve uscirà un remix superdance, con delle sonorità ispirate ai Daft Punk, state pronti vi prometto che è una bomba nucleare, come Mururoa.

Come ha influenzato il mashup con “Giro d’Italia” la vostra visione della musica folk italiana?

Questo “Mash up” è una ricerca antropologica sui più iconici brani della cultura popolare Italiana, un viaggio che attraversa il Bel paese, con dei dialetti apparentemente lontani, ma che condividono una radice melodica. Siamo un paese che ha dialetti, vini e formaggi che cambiano ogni 10 chilometri, ma condividiamo uno stile di vita incredibile. Giro d’Italia è un omaggio al Bel Paese, una canzone che dimostra che esiste una radice comune nella musica tradizionale Italia. Questo tema garibaldino dell’unità di Italia è presente anche in “Milano è pieno di figa”, che rende omaggio alla bellezza e alla diversità delle città Italiane. Il messaggio trascende dai confini geografici. Siamo in un periodo dove ci si concentra sulle differenze per dividere: genere, scelte sessuali, provenienza, ma in realtà esiste un unico spirito, le piccole differenze, i dialetti, arricchiscono il quadro: siamo tutti fratelli e balliamo assieme.

Su X Factor, live e il trio a X Factor avete stupito tutti, dai costumi hawaiani alla performance virale di “Italodisco” ai bootcamp – anche se il percorso si è fermato lì, come riportato da Rolling Stone. Qual è stato il momento più folle dietro le quinte, e come avete convinto i giudici a dirvi sì all’inizio?

Noi abbiamo suonato “Milano è pieno di figa” il pubblico ci ha acclamato, sarebbe stato inutile qualsiasi considerazione, l’esibizione era esplosiva: risultato 4 sì. Purtroppo non era il nostro campo, avremmo voluto portare altri brani inediti e una delle nostre rivisitazioni, purtroppo ci hanno chiesto una cover: risultato: 4 no! Quando abbiamo suonato “Milano” abbiamo ricevuto la standing ovation e dopo i 4 sì non abbiamo potuto lasciare il palco perché il pubblico ha richiesto il bis. A telecamere spente si è quindi consumato un vero party e la gente ha ballato e cantato la canzone; quando siamo usciti dal palazzetto, c’era ancora chi cantava!

Da San Nolo all’Apollo, i vostri concerti sono leggenda – con tappi di birra incisi sull’asfalto dei Navigli a provarlo. Qual è il ricordo più pazzo di una vostra serata live?

I nostri live sono sempre imprevedibili e lo spettacolo non si ferma certo quando finisce la musica, anzi spesso la festa continua fino alla mattina. Spesso incontro i miei vicini di casa che mi chiedono tra l’infastidito e il divertito: “dove avete suonato ieri sera?”

Huge, Santeo e Filo: ognuno porta qualcosa di unico al trio. Qual è il segreto che vi tiene uniti, tra ironia e impegno sociale, anche quando il palco si trasforma in un caos? E sognate San Siro per “Milano è pieno di figa” prima che lo demoliscano

Spero che il nostro inno sia presto adottato dalle tifoserie rossonereazzurre tra gli anelli di San Siro e possa viaggiare per il mondo!

Qual è il prossimo grande sogno dei Magazzeno, e come ci porterete con voi?

Vogliamo continuare a fare musica e stiamo lavorando al nuovo album, nel Magazzeno c’è spazio per tutti, chi vuol venire a suonare, a ballare e cantare, partiamo!

di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo Per interviste e collaborazioni: contattateci! Fonte: Esclusiva Magazzeno.

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