Natalino Balasso porta la sua straordinaria interpretazione di “La Grande Magia” al Teatro Politeama di Poggibonsi (SI) il 31 marzo 2026 alle ore 21:00. In questa intervista, Balasso ci svela come ha affrontato le complessità del suo personaggio, il rapporto collaborativo con il regista Gabriele Russo, e l’importanza dei temi di illusione e fiducia nel contesto contemporaneo. Un evento imperdibile per chi ama il teatro che interroga e affascina.

Natalino, nel Suo ruolo di Calogero Di Spelta, rappresenta un uomo travolto dalle sue insicurezze e ossessioni. Come si è preparato per interpretare un personaggio così complesso e quali aspetti di Calogero hanno risuonato maggiormente con Lei?

Abbiamo avuto la fortuna di dedicare tempo a queste prove. Il personaggio di Calogero Di Spelta è una bella scommessa perché forse è l’unico personaggio che ha una parabola complessa, comincia come uomo sprezzante e cinico, che vuole sembrare superiore opprimendo la moglie con la sua gelosia che tenta di dissimulare in pubblico; poi si lascia ingannare dal mago perché non vuole vedere la realtà e il mago, con le sue illusioni, gli permette una via di fuga, gli permette di immaginare una realtà diversa e magica e di ignorare il fatto che la moglie in realtà se n’è andata; poi finisce per impazzire nel finale, completamente preso nel gioco magico dell’illusione, fino a sfuggire persino al controllo del mago. Un aspetto interessante di questa scommessa è che Calogero Di Spelta è lontano dal mio essere, a partire dalla gelosia, di cui per mia fortuna non soffro eccessivamente, fino all’atteggiamento nei confronti della verità, che io cerco di non fuggire, ma anzi di affrontare sempre con razionalità.

Il regista Gabriele Russo ha portato in scena una versione particolare di “La grande magia”. Come descriverebbe il suo rapporto di lavoro con il regista e in che modo la sua visione ha influenzato la sua interpretazione nel contesto dello spettacolo?

Con Gabriele Russo, persona e artista che stimo assai, c’è stata fin dall’inizio un’identità di vedute sul modo di affrontare questo spettacolo, perciò non ho fatto nessuno sforzo per aderire quasi totalmente alla sua visione. A parte il talento artistico, riconosco a Gabriele Russo la capacità di mettere insieme una Compagnia all’apparenza disomogenea, che alla fine delle prove è diventato un gruppo compatto, raggiungendo un affiatamento che mi sembra venga restituito sul palco. Respiriamo allo stesso modo e il pubblico se ne accorge.

Nel dramma, il personaggio di Otto Marvuglia gioca un ruolo fondamentale nel confondere la linea tra realtà e illusione. Qual è stata la Sua esperienza nel lavorare con il collega Michele Di Mauro per creare questa dinamica tra i vostri personaggi?

Non è la prima volta che lavoro con Michele che, anche se ha la mia età, considero un maestro per la sua esperienza di palco. È sempre un piacere vederlo recitare e nel personaggio del Mago riesce ad essere divertente, grottesco, minaccioso, bonaccione e commovente. Lo definirei un primattore ma non una “primadonna”, perché nella sua intelligenza di palco sa mettersi a servizio della scena quando il testo lo richiede. In ogni caso con gli attori bravi si lavora sempre bene.

“La grande magia” affronta temi di fiducia, controllo e illusione che sono molto rilevanti nella società di oggi. Quale messaggio spera che gli spettatori portino a casa dopo aver visto questa rappresentazione e come crede che il teatro possa influenzare la percezione di tali temi contemporanei?

Più che di fiducia parlerei di fede, la fede cieca che si riversa nelle cose che non ci fanno vedere il mondo com’è ma come noi lo desideriamo. La fede è il contrario dell’intelligenza perché evita qualsiasi domanda accettando le risposte preconfezionate. Oggi il mondo si muove attraverso un incrocio di fedi cieche lanciate da “propagandisti dell’illusione”; uso questa espressione perché è la stessa usata da Eduardo per descrivere il mago Otto Marvuglia. Più che di “controllo” parlerei di influenza. Il mago Marvuglia influenza Di Spelta perché la sua vittima desidera ardentemente farsi influenzare, quando inizia il suo spettacolo nell’albergo il mago sottolinea proprio questo concetto dicendo: “Io non posso suggestionarvi se voi non vi fate suggestionare”. L’illusione oggi è sotto gli occhi di tutti quando, ad esempio, il movimento Maga legato al partito Repubblicano americano ostenta come un vessillo un’avvenente soldatessa americana che non esiste, è frutto dell’AI. L’illusione è nascosta anche in fenomeni di portata meno pericolosa, come le foto sorridenti dei social dove tutti sembrano fare festa tutto il giorno e basta guardarsi attorno per capire che non c’è niente da ridere.  Il teatro ha una scarsa capacità di influenzare la percezione di qualsivoglia tema perché oggi non è più un elemento centrale nella società, muove a curiosità solo chi è già curioso, viene letto in profondità solo da chi ha l’intelligenza per farlo. In quanto al messaggio, beh, se c’è una cosa che detesto è l’arte che si fa portatrice di messaggi, spero che gli spettatori non si portino a casa nessun messaggio, ma tante domande. E a giudicare dalle lettere che ricevo e dai commenti che leggo e che ascolto dopo le nostre numerose repliche, il pubblico si pone domande, muove la propria curiosità. In questo credo che il nostro spettacolo abbia colto nel segno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Plugin WordPress Cookie di Real Cookie Banner