Intervista esclusiva di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo
Manuela Velini, nata in provincia di Venezia, è un’attrice versatile, direttrice di doppiaggio e docente di dizione presso la prestigiosa Accademia cinematografica Jenny Tamburi di Roma. Ha recitato in kolossal internazionali diretti da Ridley Scott (“Tutti i soldi del mondo” e “House of Gucci”), alternando set cinematografici al lavoro dietro il microfono e all’insegnamento. Fa parte del gruppo Story Impact e ha da poco terminato le riprese del docufilm “Siro”, dove interpreta la madre del protagonista. In questa intervista esclusiva, Manuela racconta le origini della sua passione per il doppiaggio, l’esperienza con Ridley Scott, il ruolo in “Siro” e il suo amore per la dizione come strumento di autenticità.
Manuela, complimenti per il tuo percorso poliedrico: nata in provincia di Venezia, come è nata la tua passione per la recitazione e il doppiaggio, e qual è stato il momento che ti ha fatto capire che questa sarebbe stata la tua strada?
Da bambina facevo compagnia a mia madre mentre guardava le soap opera in TV. Mi incuriosiva moltissimo il fatto che parlassero in italiano pur avendo nomi stranieri. È stata lei la prima a spiegarmi che cosa fosse il doppiaggio: rimasi completamente affascinata da quello che, ai miei occhi, sembrava una vera e propria magia.
Hai lavorato con Ridley Scott in “Tutti i soldi del mondo” e “House of Gucci”: raccontaci com’è stato sul set di questi kolossal internazionali, e qual è l’aneddoto o la lezione che ti è rimasta più impressa?
Lavorare con Ridley Scott è stato un privilegio enorme, essere diretta da un regista di quella caratura, su set così imponenti come quelli di Tutti i soldi del mondo e House of Gucci, è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tantissimo, sia professionalmente che umanamente. La dedizione quotidiana al lavoro e il rispetto per ogni singolo membro della troupe è un insegnamento che porto con me in ogni nuovo progetto. Sono profondamente grata anche di aver condiviso il set con attori di enorme talento, osservarli da vicino è stata una vera scuola. Ridley Scott ha festeggiato la fine delle riprese di Tutti i soldi del mondo con tantissimo prosecco sul set: da buona veneta, non potevo che apprezzare!
Hai da poco terminato le riprese del docufilm “Siro” sulla vita di Siro Brugnoli, dove interpreti la madre del protagonista: com’è nata questa collaborazione, e cosa ti ha emozionata di più nel portare sullo schermo questa figura materna?
Mario Altieri mi ha affidato il ruolo dopo un incontro che per me è stato prima di tutto un momento di ascolto e di scambio. Abbiamo parlato a lungo del progetto, della figura materna che avrei dovuto interpretare e del delicato equilibrio tra dimensione privata e racconto pubblico che un docufilm richiede. La cosa che mi ha emozionata di più, nel portare sullo schermo la figura di Antonietta Brugnoli nel docufilm Siro, è stata proprio la distanza tra noi: io, caratterialmente, sono quasi l’opposto di lei. Eppure condividevamo un elemento fondamentale, la passione per l’insegnamento, che mi ha permesso di comprenderla in profondità e di avvicinarmi alla sua sensibilità.
In “Siro” interpreti un personaggio reale in un contesto biografico: come hai lavorato per rendere autentica la madre di Siro Brugnoli, e qual è stata la sfida più grande nel passare dalla finzione alla verità di una storia vera?
Per cercare di accostarmi il più possibile ad Antonietta Brugnoli mi sono documentata su di lei e mi sono preparata leggendo anche il libro scritto da Siro Brugnoli “Un uomo e tre vite”. Qui la sfida più grande era proprio cercare di rendere giustizia alla storia vera: studiare il contesto storico (1943), poi la figura della donna in quegli anni ma anche la forza di una madre nel voler trovare una cura per il figlio. Volevo rimandare l’idea di una donna forte che, nonostante tutto, non si abbatte e che cerca in tutti i modi di combattere per il figlio senza farsi travolgere dagli eventi.
Sei docente di dizione all’Accademia cinematografica Jenny Tamburi di Roma: com’è nata questa esperienza, e cosa provi nel trasmettere la tua passione e tecnica ai giovani attori che sognano il palcoscenico o lo schermo?
Insegnavo dizione già da qualche anno quando si è presentata l’opportunità di collaborare con l’Accademia Jenny Tamburi: ho colto subito l’occasione, vivendola come una nuova e stimolante sfida professionale. La Jenny Tamburini è un’accademia cinematografica di Roma molto prestigiosa, molto conosciuta non solo nella capitale ma in tutta Italia, che ha formato talenti come Alessandro Borghi, Saul Nanni, Ludovica Martino e tanti altri. Per me è molto gratificante questo lavoro perché mi piace condividere i segreti e i trucchi della dizione, in un contesto molto professionale e completo, con ragazzi che provengono da tutta Italia e con grande talento visto che per accedere alla scuola è necessario passare un provino poiché l’accademia non solo forma per il mestiere di attore ma porta direttamente al lavoro grazie alla presenza di professionisti e direttori di casting. L’ambiente è meraviglioso e molto stimolante, le materie sono tutte estremamente importanti e performative e assolutamente indispensabili per chi vuole intraprendere la carriera di attore.
Insegni dizione in un’accademia prestigiosa: qual è l’errore più comune che noti negli allievi, e qual è il consiglio che dai più spesso per migliorare presenza vocale e interpretazione?
Ahimè l’errore più comune che fanno gli studenti è proprio quello di sottovalutare l’importanza della dizione: molto spesso si pensa che la dizione renda impostati e ingessati ma nulla è più lontano dalla realtà. La dizione è un’arma molto potente per gli attori, è un biglietto da visita che consente loro di accedere ad una quantità illimitata di personaggi da interpretare proprio grazie alla neutralità della cadenza. La dizione regala professionalità eleganza e sicurezza. Il consiglio che sento di dare sempre è quello di avere pazienza ed essere costanti, non serve studiare ore e ore a giorni alterni ma pochi minuti e tutti i giorni. All’inizio può sembrare difficile ma assicuro che una volta superato l’inizio tutto diventa più semplice.
Fonte: Esclusiva Manuela Velini per MondoSpettacolo.com
Credits- foto: magdared e trucco:Asia guerra,
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