Marco e Charlène: sul ghiaccio con amore

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Occhi negli occhi, distanti solo lo spazio di un respiro, un tutt’uno che si muove su una superficie ghiacciata. Movimenti eleganti, sinuosi, leggeri e perfettamente simbiotici su musiche scelte con l’obiettivo ben preciso di lanciare messaggi importanti o, quantomeno, di invitare ad una profonda riflessione. Sono Charlène Edith Magali Guignard, francese naturalizzata italiana, e Marco Fabbri, i nostri vicecampioni nazionali di danza sul ghiaccio.

Sei volte argento nella competizione nazionale, alle spalle dei “campionissimi” Anna Cappellini e Luca La Notte, Charlène e Marco, coppia in pista e anche nella vita, sono proiettati verso il gran finale di una splendida stagione che li ha visti trionfare e migliorare il loro personale, conquistando l’affetto di giudici e appassionati. L’ultimo appuntamento della stagione, naturalmente, saranno i mondiali di Boston, in programma dal 28 marzo al 3 aprile, e la coppia italiana allenata da Barbara Fusar Poli (bronzo alle Olimpiadi di Salt Lake City e campionessa del mondo nel 2001 al fianco di Maurizio Margaglio, solo per citare due tra i risultati più prestigiosi conseguiti nella sua straordinaria carriera di pattinatrice) si presenterà forte del suo settimo posto ai campionati europei.

Le musiche sono quelle meravigliose che abbiamo imparato a conoscere e ad amare: Pavarotti, Rieu e Montovani per lo short, Korzeniowski e la meravigliosa Schindler’s List di John Williams nel libero. Un programma, quest’ultimo, che gli atleti dell’Agorà Skating team di Milano hanno voluto e sentito nelle loro corde sin dall’inizio, e che hanno perfezionato ogni giorno un po’ di più fino a raggiungere le vette della perfezione e dell’emozione pura.

 “L’idea della rappresentazione del tema dell’Olocausto è stata in parte del nostro coreografo e in parte nostra, volevamo portare una tematica forte sul ghiaccio” spiegano. “Il nostro coreografo, Corrado Giordani, è di Trieste e fin da piccolo è sempre stato “affascinato” (ovviamente non in senso positivo) dal tema del massacro compiuto dai nazisti nei confronti di ebrei, zingari, omosessuali e oppositori politici ed è riuscito a trasmettere anche a noi una forte sensibilità nei confronti di questa tragedia”. Una sensibilità che ha portato Marco e Charlene a trattare l’argomento anche off ice, attraverso la partecipazione, il 3 febbraio scorso, alle manifestazioni indette dal consiglio regionale del Piemonte per celebrare degnamente “Il giorno della memoria” e rievocare il dramma della Shoah.

Semplicità, sensibilità, simpatia, professionalità e fortissimo senso del dovere. Due anime affini che non potevano non incontrarsi e non fare sognare l’Italia intera.  Charlène è nata a Brest, in Bretagna, e ha iniziato la sua carriera sportiva nello Sport et Patinage Brest, danzando al fianco di Guillaume Palumier. Nel 2010 il trasferimento a Milano e l’inizio dell’avventura con Marco, sotto la guida di Barbara e di Igor Shpilband. Cominciano così un percorso di crescita e una cavalcata entusiasmante che li ha portati ai Giochi olimpici di Sochi 2014 e, nell’ultima stagione, a dominare la Warsav Cup e il Golden Spin, dove hanno anche abbattuto il muro dei 170 punti. I risultati ottenuti a Varsavia e Zagabria sono valsi il successo nel circuito Isu Challenger Series, davanti agli israeliani Tobias/Tkachenko e ai polacchi Kaliszek/Spodirev.

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Ragazzi, vi va di descrivere liberamente  voi stessi e poi l’altro/a, sia come partner che come compagno/a?

Charlène : In pista sono una grande lavoratrice, cerco di migliorare quotidianamente per eliminare definitivamente i miei limiti. Penso, inoltre, di essere paziente e provo ogni giorno a mantenere una buona atmosfera sul ghiaccio. Nel rapporto di coppia, invece, cerco sempre di ascoltare e capire le esigenze di Marco, oltre ad essere molto affettuosa. Parlando di Marco in pista, posso dire che è un ottimo partner. Non si accontenta mai di ciò che facciamo, e questo penso che sia il suo aspetto migliore. Inoltre mi dà una grande sicurezza sia durante gli allenamenti che in gara. Il Marco-fidanzato è un vero gentleman, mi ricopre di attenzioni e riesce sempre a farmi sorridere.

Marco : Come partner credo di essere un “incontentabile precisino”, difficilmente mi accontento di qualcosa e voglio sempre fare di più e meglio. Questo penso che sia, allo stesso tempo, il mio difetto ma anche il mio pregio principale. Come compagno, invece, credo di essere molto attento ai bisogni di Charlène, cerco sempre di starle vicino sia che lei stia male sia che sia al settimo cielo. Dovendola descrivere, invece, posso dire che, come partner, ha una grande pazienza nei miei confronti, dal momento che so di essere a volte un po’ pesante in pista, e ha anche una tenacia incredibile. Come fidanzata non potrei chiedere di meglio! E’ dolce, affettuosa, paziente e spiritosa.

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Charlène tu hai iniziato la tua carriera in Francia per poi trasferirti in Italia quando avevi circa 20 anni. Quanto e in cosa differisce il pattinaggio italiano da quello francese? E perché la decisione di proseguire in Italia la tua carriera agonistica? Solo una questione di cuore o ti ha spinto altro?

E’ difficile per me dire in che cosa differisca il pattinaggio francese da quello italiano in quanto, in Francia, vivevo in una città abbastanza piccola e senza una vera e propria scuola di danza, cosa che invece ho trovato a Milano. In poche parole, ero l’unica atleta a competere in gare di un certo livello! Questo è uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere Milano come base d’allenamento, e Barbara Fusar Poli come allenatrice. Ovviamente la scelta non è stata immediata in quanto, inizialmente, Marco ed io abbiamo fatto dei periodi di allenamento sia in Francia che in Italia, per poi giungere alla conclusione che la strada migliore da percorrere fosse quella milanese.

Charlène mi racconti l’emozione di quel 3 ottobre 2013? In quel giorno sei diventata ufficialmente una cittadina italiana, con Decreto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per meriti speciali e sportivi nello specifico…

Inizialmente faticavo a credere che tutto ciò stesse accadendo realmente. Mi sembrava di vivere in un film, in cui succedono cose fuori dall’ordinario, e di esserne la protagonista. L’emozione che provai quando feci il giuramento fu indescrivibile. Probabilmente fu il ricevere la carta d’identità italiana ciò che mi fece aprire gli occhi e dire : “E’ tutto vero, non sto sognando!”

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La svolta nella vostra carriera agonistica è arrivata sicuramente quando vi siete affidati alla straordinaria Barbara Fusar Poli, la sua cura per i dettagli e la parte estetica è evidente. Da quel momento quanto e come siete cresciuti tecnicamente e quali sono diventati i vostri punti di forza?

Charlène: Barbara è un’allenatrice eccezionale e, soprattutto, completa. Vi sono molti allenatori specializzati nella parte tecnica, altri che guardano solo la parte coreografica, altri ancora che hanno una funzione “psicologica”. Barbara racchiude tutte queste caratteristiche in un’unica figura e non tralascia alcun dettaglio. Nel corso degli anni è riuscita a trasmetterci tutta la sua grinta e la sua passione per questa disciplina, e ci ha permesso di sviluppare un carattere forte e combattivo, seppur diverso dal suo.

Ai giochi di Sochi avete preso confidenza con la madre di tutte le gare. Cosa vi ha lasciato quell’esperienza in termini di ricordi ed esperienza? E come vi ponete adesso in chiave Corea 2018?

Marco: L’esperienza di un’Olimpiade è un qualcosa che ti cambia profondamente. L’idea di prendere parte ad una competizione che arriva solo ogni quattro anni, che viene vista dal mondo intero e che rappresenta il sogno di ogni sportivo è davvero meravigliosa! Ti ritrovi immerso in un mondo parallelo e, sebbene noi non fossimo lì per giocarci una medaglia, sentivamo una voglia irrefrenabile di fare la gara della vita, perché quello doveva essere il momento! E’ grazie a queste gare che impari a reagire di fronte ad ogni ostacolo, e a dare il meglio di te nel momento decisivo. Quindi, senza dubbio, tutte le emozioni vissute a Sochi ci torneranno utilissime alle prossime Olimpiadi, ma ci stanno già servendo nel presente.

L’affiatamento e l’intimità eccezionali che esistono tra voi quanto vi aiutano a tradurre il tutto in emozione, durante le gare?

Charlène: Tantissimo! E’ senza dubbio un vantaggio enorme l’essere coppia anche nella vita, sia per quanto riguarda il lavoro in pista, l’affinità e la complicità sul ghiaccio, che per quel che riguarda la soluzione dei problemi. Sul ghiaccio tutto è più semplice, conosci a memoria la persona con la quale stai pattinando, impari a prevederne ogni mossa, e la naturale interazione tra di noi viene percepita anche all’esterno, permettendoci di trasmettere con più facilità le nostre emozioni e i messaggi che vogliamo portare in pista.

Mi raccontate una vostra giornata tipo? E quante ore dedicate agli allenamenti?

Marco: Le nostre giornate variano leggermente in base agli orari. Tendenzialmente, però, ci alleniamo in pista un paio d’ore al mattino e altrettante il pomeriggio, per poi fare balletto o ginnastica una volta terminata la seconda sessione. Finiti gli allenamenti, sia io che Charlène alleniamo un po’ i più giovani e torniamo finalmente a casa verso le 18.30. Nel weekend, quando riusciamo e non siamo troppo stanchi, amiamo trascorrere del tempo con gli amici per liberare un po’ la testa, anche se le uscite sono piuttosto rare nel periodo di maggior concentrazione delle gare (da ottobre a gennaio).

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Dall’oro nella Warsaw Cup e al Golden Spin, all’argento (il sesto!) ai campionati nazionali, fino al settimo posto in Europa, con punteggi vicini alle coppie di elite. L’ultima stagione è stata tutta in crescendo. Merito di due programmi strepitosi che catturano l’attenzione sin dalle prime note e di quei twizzle impeccabili…

Charlène: Sicuramente la stagione è stata, fino a questo punto, ricchissima di soddisfazioni. Siamo riusciti ad incrementare i nostri punteggi e ad avvicinarci molto più, rispetto allo scorso anno, alle coppie di vertice ma, cosa ben più importante, abbiamo ricevuto ovunque riscontri molto positivi da parte di giudici, allenatori e coppie rivali. Riteniamo questa una cosa più importante dei risultati, in questo momento della nostra carriera, in quanto, per la prima volta, sentiamo di essere finalmente visti come una coppia di vertice. Possiamo dire che già a partire dal montaggio di questi due programmi speravamo in un riscontro simile, essendo convinti di aver creato i migliori programmi fino a questo punto della nostra vita sportiva. Non crediamo, tuttavia, che riproporremo anche la prossima stagione le stesse musiche in quanto ci piace cambiare, sperimentare cose nuove e maturare anno dopo anno.

Ottimo, come detto, il piazzamento agli Europei. Ma si poteva fare di più?

Marco: In tutta onestà non crediamo che avremmo potuto fare di più in termini di prestazione, in quanto abbiamo pattinato due ottimi programmi e siamo riusciti in entrambi a coinvolgere il caloroso pubblico slovacco. Parlando invece del risultato, diciamo che avremmo sperato in qualcosa di meglio, ma, come abbiamo già detto, in questo momento è per noi più importante rimanere impressi nella testa delle persone, solo così si possono porre le basi per raccogliere risultati di prestigio in futuro!

Marco ai campionati italiani hai condiviso il podio con tuo fratello Andrea. Cosa significa questo per te?

L’emozione di poter condividere un podio con una persona alla quale vuoi così tanto bene è incredibile, e sono contentissimo di aver potuto vivere un’esperienza simile per due anni consecutivi. La passione per il pattinaggio è nata, nel mio caso, in maniera molto naturale : da piccolo mio padre mi portò a vedere alcune partite di hockey all’Agorà di Milano, ed io iniziai ad appassionarmi a questo sport. Quando finalmente mi decisi a chiedere ai miei genitori il permesso di iniziare a praticarlo, mi risposero che avrei dovuto prima imparare a pattinare. Iniziai così dei corsi di avviamento al pattinaggio, e da lì non cambiai più. Mio fratello si ritrovò “immerso” in questo mondo e seguì il mio stesso percorso.

Però, Marco, il tuo debutto sul ghiaccio è stato nell’individuale, tra l’altro con buoni risultati. Poi, nel 2008, il passaggio alla danza. Perché?

In realtà, ho praticato danza fino all’età di 13 anni circa. Arrivato a quel punto mi ritrovai a dover fare una scelta tra danza e artistico, in quanto non avrei più potuto portare avanti le due discipline con l’imminente impegno che il liceo comportava. Così, non avendo all’epoca particolari preferenze per una o l’altra attività, feci una scelta logica, ossia quella di continuare a fare artistico (i salti non si possono abbandonare per anni per poi riprenderli, mentre in danza si può ritornare e io ne sono la prova). A vent’anni, tuttavia, la mia passione per l’artistico si spense gradualmente, ma non la passione per il pattinaggio, e così mi rimisi alla prova tornando a fare danza.

E adesso? Prossimi appuntamenti sul ghiaccio?

Charlène: Naturalmente il Mondiale di Boston a fine Marzo; dopodiché, dopo una meritata vacanza, torneremo sul ghiaccio per preparare al meglio la nuova stagione e i nuovi impegni, magari partecipando a qualche esibizione durante il periodo estivo.

Mi rivelate il vostro segreto (o ricetta) per il successo?

Marco: Non è che ci siano segreti… ciò che ci porta a migliorarci costantemente è il duro lavoro quotidiano, la costanza e la perseveranza unita al desiderio irrefrenabile di continuare a superare i propri limiti. Ovviamente, un fattore imprescindibile per poter continuare questo percorso è rappresentato dalla passione, in quanto se dovesse venire a mancare non varrebbe nemmeno la pena continuare con tutti questi impegni e sacrifici.

Per chiudere, un augurio che fate a voi stessi e all’altro/a. Per la vostra carriera e la vostra vita insieme…

Spesso la banalità è la forma più sincera e più diretta per esprimere i propri pensieri, quindi saremo banali. Ci auguriamo a vicenda salute, amore, di avere la possibilità di passare più tempo con le persone a noi più care e, per quanto riguarda i risultati, diciamo solo che sognare non fa male a nessuno!

Valentina Frasca