Marco Negri: l’estetica del suo mondo

Estetica e contro-estetica. Solo nel secondo caso la rivoluzione, per quanto mai garantita, ha buone probabilità di uscire. Eppure lui dice di non estremizzarla. Il disco del cantautore mantovano Marco Negri si intitola “Il mondo secondo Marco” ed è un overdose di stile e personalità in bilico tra il gusto confezionato della più classica forma canzone rock all’italiana maniera fino ad arrivare ad “eccessi” (le virgolette sono d’obbligo) di personalità che inevitabilmente lasciano pensare. Di sicuro non è musica banale che si può archiviare nel cumulo dei tanti con facili etichette. Solletica appetito e analisi, domande e perplessità fino a sfociare in rumore sociale. Musica che non ci sta nel cantuccio del posto educato che gli compete. Cerca la sfida, culturale quanto tiepide (e neanche tanto) alterazioni di forma. Nel video di lancio del singolo “Doroty” la bellezza poi non è solo da ascoltare vista la protagonista di questo sogno quasi proibito. Marco Negri sforna un disco che siamo felici di sottolineare, felici di inserirlo in una didascalia di fascino, laddove non sempre questo significa correre per le consuetudini e le regole dell’arte. Anzi… arte è tutto il contrario spesso.

Noi parliamo molto di estetica nel nostro magazine. Tu la porti al limite. Una forma di protesta per il mondo altamente “estetico” in cui viviamo?
Io non porto al limite nessuna estetica, ho realizzato un album orecchiabile, sicuramente diverso dalle noiose produzioni “indie” che sento ora alla radio , e non ho nulla contro un certo mondo per così dire chic o radical…

Una domanda assai “battistiana” e visto anche il periodo direi che va di moda. A chi ti imputa una scarsa intonazione o difetti di produzione, tu cosa rispondi? Battisti era sommerso da polemiche simili…
Mi ricordo una puntata di “per voi giovani” dove un furbissimo Renzo Arbore faceva parlare alcuni ragazzi per scatenare un putiferio in onda e mandare in crisi il povero Battisti… ma come ho detto in un’altra intervista i difetti ci sono solo in chi li vuole trovare a tutti i costi.

Elettronica imperante anche in questo lavoro. Cosa significa per te l’elettronica e che uso ne fai?
L’elettronica è fondamentale per me perché mi ha aperto un nuovo mondo sonoro, mi ha aiutato a plasmare un disco che sicuramente senza di essa non trovava vita.

Spesso parli di falsa comunicazione o di incomunicabilità. Siamo appunto nell’era della non comunicazione?
Sicuramente siamo nell’era della comunicazione fuori da ogni logica e dalle notizie fuori controllo. La non comunicazioni parte da due lati differenti: uno è la non comunicazione tra generazioni diverse ( padri/figli), l’altra è tra di noi che siamo oramai invasi da una tecnologia imperante che blocca qualsiasi forma di relazione tra esseri umani.

Il rapporto padre figlio: questa cosa mi ha colpito molto. Quanto c’è di tuo?
Tutto nasce dal brano e dal fine che si vuole perseguire. Se per una canzone mi serve parlare di un determinato argomento è ovvio che devo in qualche modo “pescare” nel mio passato o nel presente; mentre al contrario se non ho un vivido ricordo dell’argomento che vado a trattare o non l’ho vissuto in prima persona sono costretto a servirmi di un “io” che in qualche modo può comportarsi in maniera differente da come sono nella realtà quotidiana

Chiudiamo tornando da dove siamo partiti: che cos’è per te la bellezza di una canzone?
La bellezza sta nella melodia e nell’arrangiamento, il vestito sonoro che decidi di scegliere per rivestire di colori il brano.
La voce mi arriva dopo, spesso la tecnica fine a se stessa e i voli pindarici che molti cantanti eseguano in televisione mi fanno solo che sbadigliare.