Un confronto diretto e concreto con Maria Laura Loi, tra scrittura, esperienza e visione critica. Il romanzo entra nelle pieghe del presente e le trasforma in narrazione, senza artifici, mantenendo uno sguardo lucido e umano su ciò che spesso si preferisce non vedere.

Ciao Maria Laura, partiamo da una cosa più personale: quando hai capito che questa storia doveva diventare un romanzo e non restare solo un pensiero?

Forse in me sempre è sempre stato presente l’intento di ‘dipingere’ un ritratto romanzato di questo mondo, che dovrebbe essere la casa di ogni Cittadino, mentre invece molto spesso si chiude a riccio, come una setta, perseguendo soltanto gli interessi di chi ha la fortuna di starvi all’interno ed escludendo i consociati che, con il lavoro e le tasse lo tengono faticosamente in piedi. Il malaffare, la malversazione, l’illegalità assumono differenti caratteristiche e gravità secondo il grado di importanza delle amministrazioni pubbliche in esame. Si tratta naturalmente di una generalizzazione: emergono anche figure positive che con tenacia combattono e tentano, spesso senza successo, di arginare le tendenze personalistiche, ideologiche e politiche di strumentalizzare l’attività della P. A. al servizio di altri interessi.

Nel tuo libro scrivi: “La Casta Dominante ha i mezzi e gli strumenti per controllare qualsiasi branca e livello di potere”. Quanto questa frase nasce dalla tua esperienza reale e quanto invece è frutto di costruzione narrativa?

Questa frase scaturisce sia dall’esperienza vissuta, sia dalla constatazione di quanto accade intorno a noi, in Italia e nel mondo.

C’è un momento, soprattutto nei primi capitoli, in cui il tono diventa molto denso, quasi saggistico. È una scelta voluta o qualcosa che è venuto naturale scrivendo?

E’ senz’altro una presa di coscienza della mia situazione personale e di tante altre molto simili, a vari livelli: dal semplice usciere al parlamente, al diplomatico e, come ho potuto constatare con grande dispiacere, persino nella Chiesa, che dovrebbe invece rispecchiare la Parola di Dio.

Norma è un personaggio molto forte ma anche molto umano. In lei c’è più osservazione o più autobiografia?

In ogni figura femminile c’é qualcosa di autobiografico ma, in aggiunta, anche situazioni che hanno coinvolto alter college. Come pure le figure maschili sono il ritratto di persone assolutamente reali in cui tanti si sono riconosciuti.; cambiano ovviamente i nomi e altri particolari utili alla descrizione di ogni particolare situazione.

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