Martin Eden: una versione tutta italiana in cui la cultura è costruita tra il cuore e le proprie mani

In una Napoli dei primi anni del XX secolo, un’originalissima versione cinematografica per Martin Eden, liberamente tratto dall’omonimo romanzo scritto nel 1909 da Jack London.

Esponente del proletariato, un giovane marinaio si trova a vivere la sua pesante condizione proprio nel periodo in cui sorgono i primi movimenti politici di massa. Dopo aver salvato da un pestaggio Arturo, giovane rampollo della borghesia industriale, Martin Eden viene ricevuto nell’elegante residenza di famiglia del ragazzo. Qui conosce la bella Elena (nel libro Ruth), sorella di Arturo, colta e raffinata, per la quale scatta il colpo di fulmine.

Questa giovane donna sarà la sua dolce musa ispiratrice, la sua “incessante marcia verso la conoscenza”, il suo “pigmalione in gonnella”, tanto da sembrare, in apparenza, un’ossessione amorosa che si rivela, invece, il simbolo dello status sociale cui Martin aspira ad elevarsi.

Combattendo mille difficoltà, il protagonista insegue così il sogno di scrittore, e in questo cammino determinante sarà anche la presenza dell’intellettuale Russ Brissenden, ottimamente interpretato da Carlo Cecchi. Tra i versi di Charles Baudelaire e la filosofia di Herbert Spencer ecco che si esplica la formazione culturale di chi, dai margini della considerazione sociale, crede nella cultura come strumento di emancipazione, per poi rimanerne parzialmente deluso.

Un autoritratto a tinte fosche dello stesso Jack London, che riporta ai temi del rapporto tra individuo e società e del ruolo cardine della cultura di massa, nonché della lotta di classe. Un lungometraggio originalmente eterogeneo e nel quale vengono utilizzate molte immagini d’archivio, mentre alcune rimandano alle memorie pittoriche di Vermeer (il regista Pietro Marcello si è formato all’Accademia di Belle Arti) , tra i bellissimi primi piani di Jessica Cressy, perfetta nel ruolo di Elena, e i paesaggi crudamente bucolici dei dipinti di Millet.

Martin Eden si rivela un film pieno di poesia, che sa valorizzare tutti i personaggi tra registri differenti e un Luca Marinelli capace di calarsi a dovere nel ruolo della versione partenopea del protagonista in una Napoli cruda ed estrema, lottando per progredire, ma sentendo successivamente di tradire le proprie origini.

 

 

Alessandra Broglia