Matt Dillon: “La Casa di Jack di Lars von Trier mette in scena uno dei tanti aspetti della natura umana”

La Casa di Jack non è solo un film su un serial killer, ma anche un film su un artista fallito, al quale manca una componente fondamentale dell’essere umano, che è l’empatia”.

Così, presso l’Hotel Bernini di Roma, l’attore Matt Dillon ha accolto la stampa in occasione dell’arrivo nelle sale cinematografiche italiane – a partire dal 18 Febbraio 2019 – de La Casa di Jack, ultimo lavoro del controverso cineasta danese Lars von Trier, che ha fatto parlare parecchio di sé durante il Festival di Cannes 2018.

Dinanzi a un corposo numero di giornalisti, l’attore ha raccontato nel dettaglio ogni fase della lavorazione del film, oltre a descrivere il rapporto con Lars von Trier sul set.

Alla domanda riguardante il suo approccio al personaggio, ha risposto: “Inizialmente ho avuto dubbi circa l’accettare o meno la parte. Ciò che mi ha spinto a farlo è stato proprio il fatto che si trattava di un film di Lars von Trier. Soltanto successivamente ho letto la sceneggiatura e devo ammettere che non avevo mai letto nulla di così bello”; per poi proseguire: “Questo è un film totalmente unico rispetto agli altri. Nel prepararmi a interpretare questa parte ho scoperto che esiste molta letteratura riguardo la figura dei serial killer. Alla fine sono arrivato alla conclusione che qui non viene rappresentato un fenomeno, ma soltanto un aspetto della natura umana”.

In molti si sono chiesti, inoltre, come si lavora con Lars von Trier e come sia il suo rapporto con gli attori: “Con Lars von Trier ho parlato costantemente, sia prima che durante le riprese, avvenute senza che prima avessimo provato le scene. Egli è un regista che permette ai suoi interpreti di sentirsi liberi di sbagliare. E ciò fa sì che gli stessi attori si sentano, in qualche modo, incoraggiati a sperimentare. Non a caso, chiunque abbia lavorato con lui è riuscito a rendere alla perfezione il proprio personaggio. Si è instaurato fin da subito, tra me è lui, un forte rapporto di fiducia”.

Considerata la violenza presente all’interno del lungometraggio, sono parecchie le polemiche che si sono sollevate in merito. Al punto da far sì che, perfino in America, il film venisse censurato. Dillon ha affermato in merito: “Esistono diverse versioni – oltre a quella director’s cut – de La Casa di Jack. Ovviamente, ognuna di esse è stata montata da Lars. Io, personalmente, sono contro la censura e, a volte, penso che se ci capita di accendere la televisione, spesso, possiamo vedere immagini ben più violente di quelle qui presenti”.

E nel corso dell’incontro, non poteva mancare un ricordo del grande Bruno Ganz, scomparso lo scorso 16 Febbraio, che, insieme a Dillon, è stato uno degli interpreti principali (nel ruolo di una sorta di Virgilio post-moderno) de La Casa di Jack: “Mi sento molto triste, se penso alla sua morte. Sono un fan dell’attore da quando l’ho visto interpretare il ruolo di un giocatore di scacchi che impazzisce (Black and white like day and night, diretto nel 1978 da Wolfgang Petersen, n.d.r.) e mi sento fortunato per aver avuto l’opportunità di recitare con lui. Abbiamo girato il nostro lungo dialogo fuori campo in Danimarca, al termine delle riprese. Ricordo che sia Bruno che Lars volevano vedere il film insieme a me, ma io ero terrorizzato dall’idea e, di fatto, ancora non lo avevo visto. In seguito, la cosa non è accaduta perché sono dovuto ripartire, ma Bruno, che è riuscito a vederlo, mi ha detto che gli era piaciuto molto e che io stesso avrei apprezzato la resa del mio personaggio. Come, poi, di fatto è stato”.

 

Marina Pavido