“Che cos’è che ha una bocca così grande?” “Non ne ho idea!”

Chi conosce la famigerata casa di produzione statunitense Asylum sa che la sua specialità sono le produzioni a basso budget, con recitazione approssimativa ed effetti in CGI molto scadenti, di solito destinate direttamente all’home video e raramente al cinema. I generi prediletti dalla Asylum sono ovviamente quelli fantascientifico ed horror, tra cui spiccano moltissimi beast movie, la maggior parte dei quali incentrati su grandi squali assassini. Una delle specialità dell’Asylum è la realizzazione di mockbuster, ovvero film di serie B a basso costo che cercano di cavalcare l’onda di pellicole che hanno riscosso un notevole successo. Ed ecco che allora nel 2018, dopo l’uscita della coproduzione cino-statunitense Shark – Il Primo Squalo di Jon Turteltaub, l’Asylum dà alla luce il suo mock, Megalodon, per la regia di James Thomas. Conoscendo, quindi, queste premesse, è abbastanza ovvio che cosa aspettarsi dal film, e, qualora vi si accinga alla visione, va fatto senza alcuna aspettativa. Solo così, forse, si potrà godere di quel poco di buono che Megalodon ha da offrire.

Un sottomarino russo sta crivellando il cavo delle telecomunicazioni americane a circa 1000 miglia dalle Hawaii, quando per errore libera dalle profondità oceaniche un gigantesco megalodonte, uno squalo ritenuto estinto da oltre 20 milioni di anni. Dell’equipaggio del sottomarino sopravvivranno solo il capitano e due dei suoi marinai, che verranno tratti in salvo dagli uomini di una nave da guerra americana che si trovava a circumnavigare la zona. Una volta riusciti a sfuggire dalla bocca dell’immenso squalo e giunti a bordo della nave, si dovrà capire se la minaccia peggiore sia quella che arriva dal mostro marino o dai temibili russi che, pur di mantenere il loro segreto, sembrano pronti a tutto.

Un po’ beast movie, un po’ film di spionaggio, Megalodon cerca di accontentare un po’ tutti i palati, puntando tanto sull’azione e molto poco sulla tensione. Scordatevi la suspense che viaggiava a pelo d’acqua in pellicole storiche quali Lo Squalo di Steven Spielberg (1975) ma anche Tintorera di René Cardona Jr. (1977) o L’Ultimo Squalo di Enzo G. Castellari (1981), qui il mostro si vede subito, ed è così brutto, finto e fatto male che farebbe venire voglia di spegnere immediatamente la televisione, ma stoicamente si va avanti, sperando di coglierci del buono, qua e là. Il comandante Lynch è una donna molto coraggiosa, la cocca del capitano della nave, e nella missione di soccorso nei confronti dei russi va a finire con la sua squadra e tutta la navicella subacquea nella bocca dell’affamato megalodonte. Da quel momento in poi ogni frame è buono per veder arrivare Pinocchio insieme al tonno, perché i sei marinai nella pancia del pescecane rammentano proprio il povero Geppetto, intrappolato lì e senza via d’uscita apparente. E da Collodi sembrano aver appreso qualcosa, i nostri eroi, visto che per uscire tenteranno di farsi rigurgitare dall’orrendo mostro. Se ci riusciranno o meno chissà, ma va da sé che sulla nave americana i buoni sentimenti ed i valori patrii abbondano, ed il capitano e tutta la ciurma preferiscono mettere a repentaglio la propria vita piuttosto che abbandonare i compagni al loro infausto destino. Esattamente il contrario di quello che aveva fatto nel sottomarino il capitano russo, Ivanov, che aveva chiuso i boccaporti lasciando morire la sua gente senza il minimo senso di colpa.

Eccolo, quindi, il bandolo della matassa. Megalodon non è in realtà un film incentrato sulla lotta tra esseri umani e squali assassini, ma un proclama patriottico che vuole dimostrare quanto gli Americani siano migliori dei Russi, e quanti valori abbiano che mandano avanti le loro missioni. Tutto ciò è decisamente ridicolo e patetico, anche se si apprezza il valore di capitano ed equipaggio, senza il quale il film si sarebbe probabilmente concluso dopo un quarto d’ora … e chissà se non sarebbe stato meglio! Vabbè, comunque gli Americani buoni proseguono, vanno avanti, finché la loro nave non si blocca in mezzo al nulla, e l’enorme megalodonte, ovviamente, li bracca tutto intorno. Ed anche i Russi li braccano, ma ancor più da vicino, e sono temibili come o peggio ancora dello squalo. Ecco tutto. L’epilogo è abbastanza intuibile, ed ovviamente Spielberg continua a far scuola anche dopo oltre 40 anni. Le piccole scialuppe calate in acqua, con un megalodonte assassino e gigantesco che girà intorno alla nave, sono risibili, così come i discorsi epici del capitano prima e dell’ammiraglio poi, ammiraglio che, per altro, poco prima si era rivelato di ben altra caratura: cosa lo ha fatto cambiare in così poco tempo? Boh, vengono in mente sermoni simili ascoltati in pellicole di spessore quali Independence Day (Ronald Emmerich, 1996) o Titanic (James Cameron, 1998), ed anche lì, se non si è filoamericani, abbastanza fastidiosi, ma per lo meno pertinenti al contesto. Qui tutto scivola nel ridicolo, anche il motto che “il capitano affonda con la sua nave”.

Il nostro Megalodon mi fa venire in mente un altro film che ha come protagonista uno squalo preistorico incavolato nero, che farà più o meno la fine di questo, anche qui con l’eroe prima ambiguo e poi improvvisamente buono, The Black Demon di Adrian Grunberg del 2023, che però, pur non essendo un capolavoro, ha almeno il merito di collegare lo squalo a una vecchia leggenda azteca, che rende tutto più misterioso e gradevole. Megalodon, invece, è il classico film dell’Asylum, prevedibile e con effetti pessimi, ma caciarone e divertente per arrivare in fondo.

Com’è abitudine dell’Asylum, nel cast vengono sempre inserite vecchie glorie del cinema, e qui, nei panni dell’Ammiraglio King, troviamo Michael Madsen, uno degli attori feticcio di Quentin Tarantino, che lo ha diretto ne Le Iene (1992), Kill Bill vol 1&2 (2003-2004), The Hateful Eight (2015) e C’era una volta a… Hollywood (2019). Qui ha un ruolo piccolo ma risolutivo, e sicuramente si fa distinguere rispetto alla sciattezza ed anonimato di molti degli altri attori. Una nota di merito va all’attrice Caroline Harris che interpreta il coraggioso comandante Lynch (la quota rosa con più palle degli uomini non poteva di certo mancare!) e all’affascinante attore uzbeko Ego Mikitas, che impersona il freddo e spietato capitano dei Russi, Ivanov. Per il resto, calma piatta all’orizzonte … megalodonti a parte, ovviamente, che, a ben guardare la filmografia degli ultimi anni, sono diventati più semplici da incontrare in mare di un cavalluccio marino. Unica nota positiva del film è la nave su cui è girato, una vera nave della seconda guerra mondiale, la SS Lane Victory, collocata a San Pedro, in California, e attualmente sede di un museo nautico. Inquadrata da lontano sembra un dipinto dell’Ottocento ed ha il suo fascino.

Megalodon è, insomma, il trionfo della mera retorica a stelle e strisce, senza alcuna pretesa di distinguersi nel mare magnum dei mille film dedicati a queste creature marine assassine, con pochissima, per non dire inesistente, tensione, e nessun motivo valido né per essere visto né tantomeno per essere ricordato. Produzione televisiva fatta con un budget risicatissimo, lo si porta in fondo solo per il buon ritmo action che potrebbe coinvolgere per lo meno gli appassionati più ferventi degli shark movie.

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme Amazon Prime Video, Google Play Film, YouTube, Rakuten TV, CHILI, TIM Vision ed Apple TV ed in dvd Blue Swan.

https://www.imdb.com/it/title/tt8235660

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