“Le parole fanno più male dei pugni. Perché non smettono di risuonare.”
– Francesco Maria Rubino

Con il suo libro “Mi chiamavano CICCIONE – Il peso del bullismo: la ferita invisibile delle parole”, Francesco Maria Rubino non scrive solo un’opera: lancia un grido. Un grido che arriva dritto al cuore di chi, almeno una volta nella vita, si è sentito sbagliato, emarginato, ridicolizzato. Questo libro è il risultato di una lunga elaborazione interiore e di un bisogno impellente di trasformare la sofferenza in voce, la vergogna in parola, la solitudine in condivisione. Non è solo un libro, ma un atto politico e umano.
Un libro che non fa sconti
Rubino non cerca scorciatoie emotive, non edulcora, non cerca di piacere. Le sue pagine sono vere, crude quando serve, ma profondamente oneste. Racconta di sé, delle umiliazioni subite da bambino per il suo peso, degli sguardi taglienti, delle battute feroci, delle risate soffocate nei corridoi di scuola e nei cortili. Ma non si ferma qui. Alterna la propria esperienza con testimonianze di altri ragazzi e ragazze, approfondimenti psicologici, dati, e strumenti concreti.
C’è spazio anche per il dialogo con gli adulti: con genitori impreparati, insegnanti distratti, dirigenti scolastici spesso troppo distanti dalle dinamiche vere delle classi. L’autore non accusa, ma analizza, spiega, mostra. E lo fa con l’autorevolezza di chi ha vissuto davvero il lato più buio del bullismo.
Non solo denuncia, ma riscatto
La forza del libro sta nel suo equilibrio. Non è un’autocelebrazione, non è nemmeno un diario di lamenti o una richiesta di compassione. È un atto di coraggio. Rubino mostra che si può cadere, toccare il fondo, convivere con la rabbia, la vergogna, il senso di colpa, eppure scegliere di non restare a terra. Racconta di come ha trasformato il dolore in consapevolezza, la consapevolezza in azione, l’azione in cambiamento. Ogni pagina è un invito a ribaltare lo stigma, a rompere il silenzio, a smettere di sentirsi vittime per iniziare a diventare protagonisti.

Chi è Francesco Maria Rubino?
Scrittore, educatore, divulgatore e voce sempre più autorevole nel campo del benessere emotivo, Rubino ha fatto della sua vulnerabilità un punto di forza. La sua esperienza personale non è una zavorra, ma il carburante che alimenta il suo lavoro quotidiano con studenti, genitori e insegnanti. Con una scrittura diretta ma mai banale, sa parlare ai ragazzi senza paternalismi e agli adulti senza colpevolizzarli.
Nato e cresciuto in un contesto difficile, ha fatto della resilienza una forma d’arte. Dopo anni di studi e lavoro sul campo, ha scelto di mettere nero su bianco ciò che molti non osano dire, perché il bullismo non è solo un problema scolastico: è un problema sociale, culturale, relazionale. Rubino lo affronta con umanità e lucidità.
Un libro che serve. Ora.
Nel panorama editoriale già saturo di testi sul bullismo, sulla psicologia dell’adolescenza e sull’educazione emotiva, “Mi chiamavano CICCIONE” riesce a distinguersi perché nasce dal basso, dal vero, dalla carne viva. Rubino scrive con le cicatrici addosso, e questo fa tutta la differenza.
Non è un libro “sul bullismo”: è un libro “contro” il bullismo. È un manifesto di lotta nonviolenta, una chiamata all’impegno per chiunque voglia contribuire a costruire una società meno ostile, più attenta, più empatica. Ogni capitolo è costruito con precisione, ritmo e passione. Ogni testimonianza scelta con cura. Ogni riflessione è un passo verso una nuova consapevolezza.

Per chi è questo libro?
Per i genitori che vogliono capire cosa prova un figlio che non parla.
Per gli insegnanti che non vogliono più voltarsi dall’altra parte.
Per gli adolescenti che si sentono soli, esclusi, sbagliati.
Per gli adulti che portano ancora dentro la voce di chi li ha feriti.
Per chi vuole cambiare la cultura della derisione, dell’esclusione, del giudizio.
Un libro che cambia chi lo legge
“Mi chiamavano CICCIONE” è una lettura che non consola, ma risveglia. Non accarezza, ma scuote. È il tipo di libro che non si dimentica, perché non ti lascia come ti ha trovato. Ti obbliga a guardarti dentro, a fare domande scomode, a ripensare al modo in cui parliamo, giudichiamo, cresciamo.
Perché il bullismo non è solo un ricordo: è un’ombra che vive in molti. Ma l’ombra si combatte con la voce. E Rubino quella voce ce l’ha. E ce la mette tutta.
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