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Ernesto Bassignano: Politica, canzoni e la disillusione necessaria

Ernesto Bassignano - MI PARE IERI!

Ernesto Bassignano, “Bax” per chi lo conosce da sempre, è uno di quegli uomini che hanno attraversato la storia d’Italia con la schiena dritta e la chitarra in spalla. Pittore, cantautore, giornalista, militante: mille vite intrecciate in un solo destino, quello dell’impegno.

In “Mi pare ieri!” le sue parole risuonano come tamburi lontani, come canzoni di strada in un Paese che ha smarrito la propria voce collettiva. Eppure, in ogni pagina, resta accesa una piccola fiamma, quella della speranza disillusa ma mai spenta, di chi ha creduto che la cultura potesse cambiare il mondo. E forse ancora può.

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Incontriamolo:

Dal Folkstudio a “Ho perso il trend”, lei ha sempre usato la parola come arma. Cosa significa per lei “satira sociale?”

Arma e una parola grossa. Diciamo che per me la canzone è sempre stata la risposta ai problemi sociali. Qualche volta in termini diretti, altre con metafore e simbolismi. Sempre però volutamente comprensibili anche se poetici

C’è una malinconia di fondo nel suo libro, ma anche molta ironia. E’ possibile conciliare la nostalgia con la leggerezza  senza scadere nella retorica?

Ecco..sono io proprio quella persona che molto piange e molto ride. Forse un po’ clown, forse molto giullare. L’importante in tutti i miei mestieri è stato comunicare

Ha attraversato le stagioni più accese dell’impegno politico. Oggi, guardando il presente, crede che l’arte possa ancora essere uno strumento di lotta?

No, niente lotta. Ho scritto per dieci anni canzoni di lotta. Era un tempo giusto per fare così. Da molti anni scrivo emozioni e sensazioni venandole di sociale, di impegno civile  di cronaca

Le sue parole sembrano un dialogo costante con la memoria collettiva. Crede che il pubblico italiano sia pronto a “rileggere” la propria storia?

Il pubblico italiano da vent’anni è in sonno di ragione e cultura. Ecco perché la canzone di poesia civile o canzone d’autore è ormai roba per pochi palati raffinati. C’è oggi una crudele spinta alla poca musica, niente melodia, milioni di parole come dialoghi soltanto ritmici, come rumore  

Ernesto Bassignano è stato scenografo, pittore, cantautore, giornalista, attivista. In quale di queste vite si è sentito più se stesso?

Cinque in tutte e cinque. Sempre. Coerente. Dando il massimo senza pensare a premi traguardi e vittorie. Sono stato un incredibile tuttologo innamorato dell’arte, della poesia e dell’uomo per l’uomo non sull’uomo. Ho cantato suonato disegnato e scritto per lottare contro indifferenza e sottocultura

Il ritratto di Umberto Bindi è uno dei più commoventi. E’ stato difficile scriverlo senza tradirne la fragilità?

Il ritratto di Umberto è quello costruito in dieci anni di collaborazione continua fatta di rispetto e amicizia. La sua grande musica, condita di giuste parole, ha sempre commosso ogni tipo di pubblico. Mi manca molto e mi dispiace che pochi si ricordino di chi, con quattro perle rare, ha commosso il mondo intero. Ma si sa, gli Italiani non sono mai davvero riconoscenti con i loro veri campioni.

Lei si definisce “distonico-neurovegetativo-postsessantottesco”. E’ ironia o diagnosi generazionale?

 Sono un generoso istintivo e ansioso terribile. Ecco perche’ ogni giorno scrivo canto disegno e suono senza smettere mai. E sarà così finché il mio cervello e i miei occhi mi saranno complici. Foreveryoung!!!

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