A pochi anni dall’esordio folgorante di Perfect Blue del 1997, il compianto Satoshi Kon è tornato nel 2001 a scardinare i confini dell’identità con Millennium actress, opera animata che poggia su un’impalcatura narrativa magistrale.

Non è solo il racconto di un amore che attraversa la storia del Giappone, ma un viaggio metacinematografico in cui la memoria privata di Chiyoko Fujiwara diventa l’epopea di una nazione.

La vicenda si snoda attraverso l’incontro tra il regista Genya e l’ormai settantenne diva ritiratasi a vita privata. Il rievocare la carriera di Chiyoko risucchia letteralmente i protagonisti (e lo spettatore) all’interno delle pellicole da lei interpretate. Kon gioca su tre piani narrativi che confluiscono con armonia estatica: il presente dell’intervista, la realtà storica del Kanto post-terremoto e il surrealismo dei set. Genya sarà anche testimone di un amore perduto e mai dimenticato dalla diva per un artista rivoluzionario senza nome. Chiyoko durante l’intervista apprende della demolizione degli storici Ginei Studios, ma dalle macerie il regista ha salvato una chiave che le apparteneva, conoscendo il valore simbolico per la star. L’uomo misterioso, incontrato una sola volta, le fece dono proprio di quell’oggetto. Ella ricercava il suo amore in tutti i film da lei interpretati, sperando di essere riconosciuta dall’artista attraverso le immagini sullo schermo. Satoshi Kon con Millennium actress omaggia la Settima arte di genere nipponico ripercorrendo attraverso i ricordi di Chiyoko lungometraggi ispirati all’epoca dei samurai.

Con evidenti influenze al cinema del maestro Akira Kurosawa (da Ran a I sette samurai), passando successivamente a scenari catastrofici con i Kaiju, fino alla fantascienza. La visione dell’opera del maestro Kon è la sintesi di un’ellissi poetica che rapisce lo sguardo per diventare arte contemplativa. I colori dei disegni animati evocano sfumature che valicano il confine tra immaginario e mondo reale, esaltando la sensazione di un approccio cinematografico dei film con attori in carne e ossa. Il montaggio è serrato e il fluire delle immagini racconta i sentimenti di Chiyoko esaltando l’arte delle emozioni, provocando nello spettatore quella sinestesia empatica che lascia il segno. Un percorso sospeso tra la memoria di una nazione e il racconto metacinematografico della vita di una grande attrice, ma Millennium actress è soprattuttoun viaggio all’interno della sua mente che diventa esperienza collettiva. A dare un ulteriore spinta emotiva è poi la colonna sonora realizzata da Susumu Hirasawa, che con musica elettronica dipinge un’atmosfera onirica che avvolge e coinvolge lo spettatore in una spirale temporale catartica.

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