Pubblicato il 13 febbraio 2026, “La breve distanza” racconta il momento in cui le relazioni e i pensieri restano separati da pochi passi, ma sembrano comunque irraggiungibili. Milomaria costruisce un disco che vive di attese, esitazioni e piccoli gesti emotivi, tenuti insieme da una scrittura essenziale e da arrangiamenti che seguono il ritmo delle parole, cercando percorsi “antichi” dentro soluzioni fin troppo attuali. Tra le collaborazioni spicca quella con Leo Gullotta, che in “Via Maqueda” porta dentro il disco una presenza scenica potente e profondamente legata all’immaginario palermitano. È siciliano tutto questo mondo… e noi come sempre ci avviciniamo, a breve distanza, per rapirne qualche piccolo segreto, qualche piccolo rituale di bellezza e di trasparenza.

Noi parliamo sempre di bellezza… e iniziamo chiedendo: dove trova la vera bellezza Milomaria?
La bellezza io la trovo nella diversità. Nell’onestà artistica e intellettuale. La bellezza è nei rapporti umani, quelli che si reggono sull’accettazione dell’altro. Non significa sopportazione, ma voler bene a qualcuno conoscendone difetti, contraddizioni e zone buie. L’arte credo sia il portavoce più autorevole dell’accettazione, dell’unicità e della meraviglia delle diversità. Ecco, l’arte è bellezza.

Che poi è dunque inevitabile la domanda: quanta bellezza c’è nella distanza?
Quando c’è distanza nasce il desiderio di azzerarla. Quando c’è distanza c’è nostalgia, ergo ricordo. La distanza non fa altro che invogliarti a superare l’ostacolo, a battere il limite. Per questo si costruiscono ponti, fisici, emotivi e culturali. Per far sì che la distanza diventi breve.

E secondo te, il concetto di distanza, dove e come viene celebrato in questo disco?
Credo che questo sia un disco che avvicina chi lo ascolta a tante piccole cose, ma anche a questioni più grandi. È un percorso fatto di avvicinamenti e allontanamenti, da se stessi e dagli altri.
Prendere coscienza di essersi smarriti è la chiave per trovarsi, e tra me e me c’è una breve distanza. Tra l’io che chiede e l’io che dà risposte.

Leo Gullotta: che cosa ha rappresentato? E cosa rappresenta oggi col senno di poi, riascoltando il disco?
Leo Gullotta rappresenta appunto la consapevolezza. Proprio la saggezza del “col senno di poi”. Averlo avuto dentro il disco è per me un regalo di inestimabile valore. Ha dato a “Via Maqueda” una dimensione più elegante, autorevole, più indimenticabile. Peccato che Carlo Conti non l’abbia colto, eheh. A livello umano invece sono grato della sua amicizia e della fortuna che ho avuto, e che ho, nell’aver toccato così da vicino una maestria fuori dal comune che si lega a un’umiltà e a uno spessore umano incredibile.

Quante maschere ha Milomaria oggi grazie a questo disco? E quante ne ha tolte? Domanda difficile forse, allegoria… ma so di consegnarla a chi sa averne cura…
Grazie per la fiducia, ma dovrò deludere le tue aspettative a quanto pare. No, a parte gli scherzi: io sono una persona tremendamente semplice nell’affrontare la socialità e la vita di ogni giorno. Amo le persone, amo stare in mezzo alla gente, ma amo anche la solitudine, a piccole dosi, perché per me è autodistruttiva. Ho troppi mostri nella testa: non riesco a smettere di pensare, di creare storie, di sognare. Io, quando sono solo, vivo mille vite e le vivo sfiancandomi anche emotivamente. Quindi sì, ne ho tolte di maschere, mi sono denudato a tratti, ma nel tempo di un respiro ne ho indossate il doppio, da cui dovrò liberarmi con a

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Plugin WordPress Cookie di Real Cookie Banner