È nel grigio scenario di una remota isola costiera che prende avvio Missione Shelter, che vede l’expendable stalloniano Jason Statham per la prima volta davanti all’obiettivo della macchina da presa del Ric Roman Waugh da tempo regista di fiducia di Gerard Butler.

Del resto, stiamo parlando del cineasta che ha diretto la star scozzese in Attacco al potere 3 – Angel has fallen, Operazione Kandahar e il dittico Greenland e che in questo caso cala nell’appena citata ambientazione il protagonista del franchise Transporter per fargli incarnare il solitario e schivo Mason.

Un individuo il cui passato viene progressivamente allo scoperto nel corso di una oltre ora e quaranta di visione che lo trova quasi subito impegnato a salvare da una tempesta mortale la giovane Jessie interpretata dalla Bodhi Rae Breathnach di Hamnet – Nel nome del figlio. Una sequenza spettacolare che apre un’operazione inizialmente destinata ad evolversi lentamente, per poi concedere spazio all’azione una volta superati i suoi primi venti minuti. Azione che, al di là della consueta e aspettata massiccia dose di botte da orbi, include un coinvolgente inseguimento automobilistico tra i boschi; man mano che fanno la loro entrata in scena, tra gli altri, Bill Nighy e Naomi Ackie rispettivamente nei ruoli di Manafort e Roberta in quella che si rivela una vicenda dai retroscena fortemente spionistici. Al fine, infatti, di non svelare troppi dettagli per non rovinare il gusto di vedere il film agli spettatori che desiderano farlo, evitiamo di aggiungere altro a proposito della trama di Missione Shelter, se non precisare che, a seguito della tempesta di cui sopra, il protagonista si trova costretto ad uscire dall’isolamento che si è imposto.

Una situazione che rappresenta dunque l’accensione della miccia utile a trascinare il tutto dalle parti di una vera e propria lotta per la sopravvivenza in cui il pericolo è sempre in agguato e la redenzione ha un prezzo. Una lotta per la sopravvivenza che, al di là della superficie action, lascia tranquillamente emergere lo sviluppo del rapporto dal sapore fortemente paterno tra Jessie e Mason, il quale intende proteggerla ad ogni costo da chiunque voglia farle del male. E, alla fine dei giochi, costruito su una struttura semplice e lineare scandita da un discreto ritmo narrativo, Missione Shelter si lascia tranquillamente guardare… ma la forte percezione che non sia caratterizzato da alcun momento particolarmente memorabile od originale da un lato lo rende decisamente meno interessante di altre fatiche stathamiane quali The beekeeper o Crank, dall’altro gli conferisce uno spessore generale che non lo fa discostare più di tanto da un inedito cinematografico destinato direttamente al mercato dell’home video.

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