I fondali sabbiosi della Campania tornano a dare segnali concreti di ripresa. Il secondo anno di attività del progetto MollusCa Blu Campania, promosso da Genenvet dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con il CO.GE.MO. di Napoli – Consorzio di Gestione della Pesca dei Molluschi Bivalvi e cofinanziato nell’ambito del PN FEAMPA Campania 2021–2027, Intervento Codice 111501, si apre con risultati che confermano l’efficacia dei monitoraggi di aratura dei fondali sabbiosi avviate nel 2025 e aprono nuove prospettive per la gestione sostenibile della pesca del cannolicchio (Ensis minor).

Le nuove campagne di monitoraggio, condotte nelle stesse aree già analizzate durante la prima annualità del progetto, restituiscono infatti un quadro profondamente diverso. In alcune zone della provincia di Salerno, dove la presenza del cannolicchio era risultata estremamente ridotta o addirittura assente, i ricercatori hanno rilevato densità triplicata rispetto allo scorso anno.

Un risultato che va ben oltre il semplice incremento numerico della popolazione. I dati raccolti evidenziano infatti la capacità di recupero degli ecosistemi costieri e confermano come interventi mirati, supportati da solide basi scientifiche, possano contribuire al ripristino degli habitat e alla valorizzazione delle risorse marine.

«Le attività sperimentali di aratura condotte nel compartimento marittimo di Salerno dimostrano che, se pianificate e realizzate secondo criteri scientifici, possono favorire un incremento della popolazione di cannolicchio», sottolinea il professor Vincenzo Peretti, responsabile scientifico del progetto. «È fondamentale proseguire questa sperimentazione anche nei prossimi anni per comprendere ancora meglio le dinamiche del fenomeno. Al tempo stesso, i numerosi dati scientifici raccolti rappresentano una base preziosa per l’aggiornamento del Piano di gestione della risorsa, così come sono particolarmente significative le prove di riattivazione della specie in alcune aree del compartimento napoletano dove la popolazione risulta ormai quasi del tutto scomparsa. MollusCa Blu Campania nasce proprio con questo obiettivo: mettere la ricerca universitaria al servizio del territorio, della biodiversità marina e degli operatori della pesca, contribuendo alla tutela e alla valorizzazione di una risorsa identitaria per il mare campano.»

L’evoluzione osservata non riguarda esclusivamente il cannolicchio.

«Il ritorno nelle aree già monitorate ci consente di valutare l’evoluzione della risorsa nel tempo», spiega Emanuele D’Anza, coordinatore tecnico scientifico del progetto. «L’aspetto più significativo non è soltanto l’aumento del numero di cannolicchi, ma il miglioramento complessivo della comunità bentonica. La ricomparsa di specie che lo scorso anno erano assenti rappresenta un importante indicatore della possibile ripresa della funzionalità ecologica di questi fondali.»

Accanto all’incremento della popolazione di cannolicchi, i monitoraggi hanno infatti evidenziato una biodiversità bentonica più ricca e articolata. Tra le specie osservate figurano il verme bibi (Sipunculus nudus), Albunea carabus, la vongola lupino (Venus gallinae), Pharus legumen e numerosi altri organismi tipici degli ambienti sabbiosi costieri. La presenza di una comunità biologica più diversificata rappresenta un indicatore significativo dello stato di salute dell’ecosistema e offre una lettura ambientale che va oltre il solo interesse produttivo della risorsa.

Le attività del progetto proseguiranno nei prossimi mesi con ulteriori campagne di monitoraggio, analisi dei campioni e approfondimenti tecnico-scientifici, finalizzati a fornire strumenti conoscitivi sempre più solidi a supporto delle decisioni degli enti competenti e degli operatori del settore.

I risultati del secondo anno confermano il ruolo di MollusCa Blu Campania come modello di ricerca applicata, capace di coniugare innovazione scientifica, tutela della biodiversità, gestione responsabile delle risorse marine e sviluppo della pesca professionale. Il ritorno del cannolicchio nei fondali campani, insieme all’aumento della biodiversità osservata, rappresenta un segnale concreto di ripresa degli ecosistemi costieri e rafforza la convinzione che investire nella ricerca e nella sostenibilità sia la strada giusta per garantire il futuro del mare della Campania.

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