Mondospettacolo incontra Federico Zampaglione, definito il “nuovo Re dell’horror”

Frontman della band dei Tiromancino, nonché regista della black comedy Nero bifamiliare e dei due horror Shadow – l’ombra Tulpa – Perdizioni mortali, il musicista Federico Zampaglione non se ne è stato con le mani in mano durante il lockdown dovuto all’emergenza da Covid-19 e, supportato dalla figlia e dalla compagna Giglia Marra, ha girato i due cortometraggi Bianca, il secondo dei quali comprendente nel cast Claudia Gerini.

A proposito di quest’ultimo, “Bianca: la fase 2 del Re dell’horror” ha titolato Nocturno Cinema, il più prestigioso magazine italiano per quanto riguarda la celluloide di genere.

Abbiamo pertanto ritenuto opportuno incontrare il buon Zampaglione per una piacevole conversazione.

 

Mentre si attendono giorno dopo giorno direttive su come potrà riprendere l’attività sui set cinematografici, tu, in piena emergenza da Covid-19, confezioni non uno, ma addirittura due cortometreggi thriller/horror. Come hai agito per girarli tenendo conto delle difficoltà portate dagli obblighi imposti dal virus?

Dunque, va detto che entrambi i cortometraggi sono stati realizzati seguendo esattamente quelle che erano le disposizioni, per cui il primo, durante il totale lockdown, dentro casa e con protagoniste mia figlia Linda e la mia compagna Giglia Marra, che è un’attrice. Quindi abbiamo potuto girare all’interno dell’abitazione, tra parenti, e il tutto è stato ripreso, montato, sonorizzato, color corretto e musicato con un iPad. E io giravo, montavo e facevo tutto il resto. Il secondo cortometraggio, invece, fa parte della fase 2, per cui quando era possibile andare al parco, per esempio, e frequentare soltanto dei congiunti. E questo è stato fatto: siamo andati al parco e gli altri attori, ovvero quello che interpreta il Gobbo Maniaco e la bambina fantasma, sono mio cugino Marco Chermaz e mia nipote Giulia Chermaz. Di conseguenza, congiunti. Poi, Paola Speranza, moglie di mio cugino, ci ha dato una mano con il trucco. Insomma, non è stato fatto nulla infrangendo le regole imposte dal lockdown.

 

Dopo queste due prove, Nocturno Cinema ti ha nominato “Nuovo Re dell’horror”. Cosa pensi a riguardo?

Sono rimasto molto colpito e sorpreso, perché obiettivamente una frase del genere detta da una rivista come Nocturno, che ha fatto la storia del cinema di genere in questo paese e che è stimatissima anche all’estero, non può che stupirmi. Anche loro della rivista sono rimasti abbastanza stupiti dal fatto che tutto fosse stato girato soltanto con un iPad da me. Come poi ho letto anche altrove, in tante altre recensioni, che soprattutto nel secondo c’erano tante cose di cui tenere conto e non era facile avendo a disposizione un solo iPad, senza troupe. Il parco, inoltre, era pieno di gente, c’era un rumore incredibile, schiamazzi, urla, ma bene o male sono riuscito a farlo risultare deserto, silenzioso. Questa cosa ha colpito molti, perché non si aspettavano che si potesse creare un’atmosfera così tesa con così poco, e, probabilmente, questo è ciò che gli ha fatto dire quella frase, unita magari anche a mie prove precedenti come Shadow. Speriamo di meritare per il futuro una cosa così.

 

Nel primo Bianca si notano influenze dal cinema italian thrilling di Dario Argento e Lamberto Bava, mentre il secondo sembra guardare più al gotico anni Sessanta e all’horror giapponese proto-The ring. A cosa hai fatto realmente riferimento?

Il primo sicuramente ha un’atmosfera più giallesca anni Settanta, quindi un immaginario appunto più vicino a quel tipo di cinema, per cui queste figure femminili con il coltello in mano, nell’ ombra, che si muovono. Il secondo è di sicuro più vicino all’horror, con bambina che può sembrare una sorta di ragazzina di The ring o del cinema orientale, figure un po’ soprannaturali con le presenze. C’è questa atmosfera che secondo me è un po’ più horror. Questo parco che, pur apparentemente molto tranquillo, che ispira pace e tranquillità, diventa poi inquietante, con queste statue che sembrano quasi avere una voce, emettere dei suoni, delle urla strazianti. Quindi sono due cose diverse, due sfaccettature diverse. Sicuramente, una più sul giallo, l’altra più sull’horror.

 

Nei due cortometraggi ti sei anche occupato della colonna sonora come Tiromancino. Cosa hai in cantiere per quanto riguarda la tua attività di musicista?

Parlando di musica, ho un disco pronto. Adesso capiremo quando farlo uscire. Sicuramente, per tutta l’estate non uscirà nulla. Vi sarà in uscita un singolo in autunno, poi si vedrà un po’ come si muovono le cose, anche in base al virus, alla possibilità che ci sarà di fare dei tour veri e propri, di promuovere dischi. Questo è ancora un po’ tutto da capire. Il settore della musica è ancora abbastanza fermo, però il disco prossimo sarà sicuramente un bellissimo discorso e sono molto contento di come sta venendo. Sto dando le fasi finali della lavorazione.

 

Cosa pensi del dilagare delle piattaforme streaming, che pare stiano pian piano sostituendo la sala cinematografica?

Sicuramente le piattaforme streaming stanno ridando molta visibilità ad un certo tipo di cinema di genere. Per esempio, nelle sale in Italia, a parte film americani, c’è veramente tutto sulle commedie e qualcosa d’autore. Più che altro commedie corali, sui sentimenti, sui tradimenti, quel tipo di cinema lì. Nelle piattaforme è ritornata un’atmosfera molto più dark e, soprattutto, ora che si parla di Netflix, per esempio, tra i titoli più visti vi sono sempre horror, thriller, gialli, crime, film sulla malavita, neri, serie cupe. Questo sicuramente ridarà spazio e vita a tutto un cinema di genere. Il problema dell’uscita in sala era diventato il grande scoglio da superare per chi voleva fare cinema di genere in Italia, perché, una volta che avevi finito il film, avresti avuto delle difficoltà, in quanto è un circuito dove ormai funziona il grande evento. La gente si sta abituando anche a vedere i film a casa, anche perché c’è una vera esplosione di queste piattaforme, quindi la disponibilità di film è veramente alta, trovi un po’ di tutto. Credo che questa cosa potrà riportare anche dell’ottimo cinema di genere italiano ad un’attenzione diversa, perché si sa dove andarlo a distribuire. Oltretutto ci rimane per tanto Quindi, se poi il film è buono e c’è un bel passaparola, c’è anche la possibilità di come vedere alle persone. La sala ha un fascino incredibile, però, purtroppo, molto spesso i film più piccoli hanno una permanenza in essa dalle ore contate, anche se fanno delle buone performance. Il sistema è fatto ormai di numeri enormi, tutto il resto tende a fare grande fatica, quindi sono assolutamente a favore delle piattaforme.

 

Dei film horror degli ultimi anni, quali hai preferito e perché?

Un film che mi è piaciuto molto è It follows, perché fondamentalmente presenta elementi di novità. Non ricorre ai classici stereotipi della casa infestata, degli zombi, del tipico serial killer da slasher, della possessione demoniaca. Alla fine i filoni sono un po’ quelli, quindi, spesso, ti capita di vedere film che sono fatti molto bene perché seguono esattamente una delle varie scie, mentre It follows ha una struttura tutta sua e ti porta ad avere paura anche di cose. Io ricordo che quando sono uscito dal cinema ero in America e, mentre stavo per strada, c’erano persone che venivano verso di me. Mi ero così immedesimato con il film che mi sono quasi spaventato, poi mi sono reso conto che ti faceva avere paura della cosa più normale del mondo, ovvero incontrare gente per strada. Inoltre, era molto ben recitato e ed è stato un film, secondo me, a tratti veramente inquietante.

 

Dopo Nero bifamiliare, Shadow . L’ombra e Tulpa – Perdizioni mortali, se dovessi tornare dietro la macchina da presa che film faresti?

Adesso ho in cantiere un film sul mondo della musica, tratto dal romanzo che ho scritto insieme a Giacomo Gensini: Dove tutto è a metà, romanzo Mondadori che uscito nel 2017. Abbiamo firmato un contratto per fare questo film compatibilmente con la ripresa, poi, del cinema. Chiaramente, c’è sempre la voglia di girare qualcosa di inquietante, di più cupo, però dovrò trovare anche la storia giusta. Quella resta sempre la mia passione e, soprattutto, è un genere in cui penso di esprimermi con una certa intensità.

 

Un lungometraggio riguardante il personaggio di Bianca pensi possa rientrare tra i tuoi progetti futuri?

Penso di sì, perché il discorso di Bianca racchiude anche un po’ questa nuova era di ragazzini che veramente riescono con l’elettronica, con la conoscenza che hanno e la manualità incredibile su tutto ciò che è elettronico, virtuale e social. Veramente, sono di una velocità, di una sveltezza, di una incredibile competenza. Io vedo mia figlia, che ha dieci anni e manovra questa roba come se fosse un tecnico di un computer navigato. Questo potrebbe a questo punto essere un elemento d’inquietudine, perché poi, appunto, come abbiamo visto nei cortometraggi l’utilizzo di tutto questo mondo da parte di un bambino può addirittura arrivare a mettere in pericolo i genitori, gli adulti che si trovano, invece, molto più indietro. Quindi è un concetto molto attuale: non una bambina mostro, non una bambina fantasma, ma semplicemente una bambina dei giorni d’oggi, un po’ cattivella, che utilizza questi sui suoi poteri o, come dire, superpoteri elettronici e virtuali per creare tutta una serie di situazioni anche pericolose e inquietanti. Quindi è un buono spunto di partenza. Chissà che con con Gianluigi Perrone, insieme al quale ho scritto i due episodi, non ci venga in mente un giorno di approfondire questo soggetto, anche perché, sinceramente, ha avuto dei riscontri al di sopra delle nostre aspettative. Lo abbiamo fatto un po’ per gioco e un po’ per passare il tempo, poi abbiamo trovato articoli su siti americani, inglesi, canadesi, tutta la stampa specializzata italiana ne ha parlato, l’hanno mandato al tg ed è uscito sui grandi quotidiani e blog. Di conseguenza, abbiamo capito che questo concept avvicinava anche un pubblico, come dire, generalista a questo genere. Attraverso la presenza della bimba che lo portava in un mondo molto attuale, condivisibile ma, allo stesso tempo, inquietante. Sì, ci sono le basi per ipotizzare una cosa così.

 

Alessandro Cunsolo