Mondospettacolo incontra Giancarlo Soldi, regista di Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax

Nel documentario Come Tex nessuno mai ha reso omaggio all’editore Sergio Bonelli che da bambino sognava di “entrare nei libri”. Entrare nei circuiti commerciali per i film d’autore rinsalda il legame tra letteratura e cinema. Il regista lombardo Giancarlo Soldi lo sa bene.

Lo abbiamo incontrato in occasione dell’uscita – a partire dal 12 Febbraio 2020 – della sua ultima fatica nelle sale cinematografiche: Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax, che conferma, al pari del cult Nero, tratto dal romanzo scritto dal Tiziano Sclavi creatore di Dylan Dog, l’amore per l’universo fumettistico. Una sapida forma di letteratura colma d’incanti ed enigmi al servizio della scoperta dell’alterità.

 

Ci sono dei luoghi cult a Milano dedicati al design, che sembra stia superando la moda. Cosa significa per te questo sorpasso?

Prima sono stati individuati gli abiti delle persone. Quelli giusti. Alla moda, appunto. Capaci d’indicare il ‘modo’ di vestirsi. Poi è sopraggiunta la necessità d’indicare, col design, le abitazioni dove vivere fondendo concretezza ed estetica. Il mondo del fumetto è conosciuto da tutti gli autori di design. L’intuizione dell’illustratore e designer Massimo Giacon nell’unire le esperienze maturate in entrambi gli ambiti ha innescato una corrente culturale di prim’ordine. Ricca di stimoli profondi. Le case con i colori pastello delle pareti dei fumetti di Topolino, il loro arredamento zeppo d’infiniti ragguagli figurativi, hanno raggiunto l’acme. Il design negli elementi ambientali dell’universo fumettistico emana in primo luogo calore umano. La serie di automobili rivisitate con estrema fantasia in certi fumetti conferma la forza immaginativa di questo connubio che unisce cuore ed estro. In grado di reinventare il mondo sulla scorta di una sana contaminazione.


Il versatile fumettista e accademico Mario Gomboli nel documentario su Diabolik ti ha spinto, però, ad anteporre l’asciuttezza all’accumulo della creatività. Trarre linfa dal lavoro di sottrazione vuol dire sacrificare l’estro?

Bella domanda. Complimenti. Sin dalla recensione che hai scritto su Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax sei stato il critico capace di scandagliare più in profondità la mia tenuta stilistica. Con Diabolik sono io ho messo in risalto le cose che m’interessavano maggiormente. Il lavoro di sottrazione è un valore assoluto, Massimiliano, per me e per te. Che abbiamo a cuore la virtù significante dell’antiretorica nel togliere anziché aggiungere particolari su particolari. Ma le persone meno avvedute sono sempre convinte che gli spettatori non sappiano nulla. Ed è necessario per loro rilevare anche gli aspetti che andrebbero invece sottintesi con cenni colmi di mistero. Hai ragione pure quando sostieni che io ho una gran gioia di vivere e quindi pure di mostrare al pubblico per intero i frammenti del mio mondo. A me piace tuttavia il fascino del mistero. Che s’impreziosisce sottraendo.

 

In Diabolik sono io hai tratto altresì linfa dai ricordi. Ma in Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax sembra che tu abbia arricchito l’amarcord con il carattere d’ingegno creativo. La letteratura dei fumetti favorisce il mix d’immagine e immaginazione?

La faccenda dei ricordi, e di quanto abbiano influenzato le mie scelte espressive in Diabolik sono io, conta tanto. Le serate che ho trascorso in compagnia di Luciana Giussani, insieme ad Angela (la coppia di fumettiste che crearono Diabolik nel 1962), sono state decisive da questo punto di vista. Mi sentivo di avere una sorta di debito nei loro confronti e, a distanza di tanti anni, dopo aver visionato i filmini in super 8 delle due sorelle milanesi, l’ho saldato. Per così dire. Amalgamando gli aneddoti, il mistero e i loro filmini. Erano solite chiedermi come li avrei potuti utilizzare in un contesto professionale. Meglio tardi che mai. Per quanto concerne il rapporto tra immagine e immaginazione, è l’aura contemplativa ad alimentarlo. E il mistero, cui tengo molto, lo accresce. In Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax ho voluto mostrare, in tutte le sfaccettature, l’universo di Crepax. Un timido che ha saputo creare icone eterne. Ed è un mistero come ci sia riuscito. Un mistero diverso dall’identikit del mitico ladro creato da Luciana e Augusta. Tuttavia il mix d’immagine e immaginazione ha più peso in questo documentario.


La geografia emozionale, con i luoghi che riflettono stati d’animo e modi d’agire passati alla storia, ha un peso altrettanto degno di nota. Come lo hai connesso in Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax alla figura di Philip Rembrandt in giro per Milano?

Milano è importantissima per me. E di conseguenza lo è anche la geografia emozionale. Mi piace collocare i personaggi in habitat e posti ben definiti. La modalità di presenza di quegli habitat e di quei luoghi è divenuta un mezzo in Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax per reinventare, ancora una volta, Milano sul grande schermo. Inserendovi l’immagine di Rembrandt. Abituato dal fumetto ai viaggi nell’inconscio. Oltre che in uno spazio attivo, qual è Milano, nei suoi angoli noti e meno noti, dove è il pensiero a spingerlo alla ricerca di Valentina. Che nel fumetto, come hai potuto vedere, abita in via De Amicis n. 45. Dove abitava Guido Crepax. Poi sono molteplici i posti che intendevo far scoprire agli spettatori. Fai bene a parlare di ricerca dell’alterità: è qualcosa di diverso per chi guarda, che al termine del film diviene familiare. Almeno spero.

 

Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax è gremito d’illustre testimonianze. Quando Rembrandt parla con il noto filologo del caso Blow-Up chiude il cerchio sull’impressionismo soggettivo?

L’impressionismo soggettivo è una disdetta. Il rigore della scienza è difficile da raggiungere. In quella telefonata Rembrandt è il mio alterego. Sono io che esibisco al filologo la prova inconfutabile dell’autonomia creativa di Guido Crepax rispetto ad Antonioni. Il suo Blow-Up resta uno dei migliori film d’autore della storia del cinema. Ma la fotografa Valentina non prende le mosse dal fotografo impersonato da David Hemmings per la regìa di Michelangelo Antonioni. Le date parlano chiare. Sono l’uno un fumetto incentrato sul margine d’enigma e l’altro un film di mistero che hanno toccato vette uniche. Ciascuno per proprio conto. Crepax seppe ingrandire i dettagli in funzione del senso della scoperta. La ricerca di qualcosa che è sotto gli occhi di tutti mi ha fornito lo stimolo risolutivo.

 

Ed è nei dettagli che, secondo il pittore fiammingo Jan van Eyck, il diavolo si nasconde. La pensi allo stesso modo?

Mi piace il confronto con gli studiosi. Non tanto per determinare dove il diavolo si nasconda. Quanto perché costituisce uno stimolo continuo. Ed è per questo che sono stato contento di portare le mie opere alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e agli altri festival.


Cosa pensi dei film condannati all’oblio che non ricevono dalla partecipazione ai festival lo slancio per approdare nel mercato primario di sbocco?

Ne penso tutto il bene possibile. Perché rappresentano il cinema di pensiero e non seguono i filoni di successo. Questa scelta la pagano, nei casi più estremi, con l’esclusione, senza appello, dai circuiti commerciali. In Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax, tra i diversi richiami c’è un pezzo tratto dal film Les Idoles di Marc’O, con Pierre Clementi. Un musical per intenditori. Chiaramente te ne sei accorto, ma molti non ci hanno fatto caso. Compresi alcuni tuoi colleghi. La mancata segnalazione negli appositi articoli delle grandi firme nell’ambito della critica, orientata ai film che escono con tante copie, causa questi disguidi. Les Idoles è una chicca girata nel 1968 che riusciva ad appaiare lo stile Yéyé e il pentametro giambico, la metrica poetica cara a Shakespeare. Lo proiettarono in qualche circuito alternativo. Ma l’accesso in Italia alle sale commerciali gli è stato precluso. Proprio perché sono mancati i divulgatori in grado di far scoprire agli esercenti e al pubblico questo gioiellino semi-sconosciuto.

 

In Cinque mondi hai posto in risalto gli aspetti sconosciuti di registi conosciutissimi. Intervistando – oltre a Bernardo Bertolucci, Tornatore, Salvatores e Sorrentino – Roberto Benigni, è emersa la sua ammirazione per il Principe Antonio De Curtis in arte Totò. Il lavoro di sottrazione riesce ad amalgamare il fascino dei ricordi col richiamo citazionistico?

Volevo svelare l’intimità alla base degli input creativi di questi cinque grandi registi, vincitori dell’Oscar come miglior film non in lingua inglese. E per farlo ho preferito non mostrare le scene di quei film. Bensì ho scelto di dare spazio ai racconti privati relativi all’infanzia, ai ricordi, agli antesignani scelti come modelli. C’è quindi la sottrazione di un elemento esplicito, ravvisabile nei lori cult-movie entrati nel Gotha del cinema, e il richiamo dei ricordi. Benigni ha parlato in termini calorosi di Totò. Ed è stato un omaggio sincero e commosso. Che ha colmato un gap: nessun giornalista li aveva mai messi in confronto sollecitandogli un giudizio articolato sulla padronanza comica del geniale Principe.


Un genio inimitabile nella mimica e nella componente parlata. Cosa pensi dei timbri semiotici delle immagini?

Verba volant. Le parole inserite nell’ambito del cinema restano. Non sono un elemento aggiuntivo rispetto alla scrittura per immagini. Bensì un arricchimento. Però va detto che le immagini, quando sono iconiche, comunicano anche più delle parole. Ed è una cosa molto chiara nella fase di montaggio. Quando affiora il filo di congiunzione per caricare di senso le scelte espressive. Ai miei tempi non ci vergognavamo di leggere Linus e guardare un film muto ritenuto difficile. Era un’epoca senza problemi di comunicazione: ci si confrontava per maturare il proprio gusto.

 

I motivi figurativi, Giancarlo, possono diventare ancor oggi motivi introspettivi?

Posso dire che in Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax ho voluto fare esattamente questo. Grazie anche alla capacità di scrivere con la luce. Oltre che con le immagini. L’humus esibito con le tecniche di straniamento, tipiche dei Giovani Turchi della Nouvelle Vague, è quello underground. Un’alternativa ai canali dominanti del tempo. La gente sennò rischia di dimenticare che c’è stato un momento nel quale gli artisti, e i fumettisti in testa, hanno compiuto scelte audaci. La figura di Valentina, ispirata alla moglie di Crepax e alla diva Louise Brooks, non è solo un’icona erotica. Ma anche il simbolo dell’epoca dei cantori del cambiamento. D’altronde i libri che ho amato di più restano l’Iliade e l’Odissea. Crepax è stato l’Omero della cultura che ha dato il via alla modernità.


Massimiliano Serriello