Mondospettacolo incontra l’ex calciatore campione del mondo Paolo Rossi

Co-diretto da Michela Scolari e Gianluca Fellini, è stato presentato alla stampa e ai professionisti del settore, in anteprima assoluta presso il MIA – Mercato Internazionale Audiovisivo, il documentario Paolo Rossi – A champion is a dreamer who never gives up, documentario riguardante l’ex calciatore campione del mondo e dirigente sportivo Paolo Rossi, ovvero uno dei principali protagonisti dei mitici Mondiali di calcio spagnoli del 1982.

Mondospettacolo lo ha incontrato proprio in occasione della presentazione del documentario (le due foto odierne di Rossi sono di Rocco Giurato).

 

In un periodo storico in cui al cinema riscuotono grande successo i supereroi, noi abbiamo qui un documentario su un nostro vero eroe, che sembra avere particolari poteri nella realtà…

Io sono il ragazzo della porta accanto (ride). Sono quello che non ha il fisico di Ronaldo e neppure doti eccezionali, ero un comunissimo ragazzo normale. Quindi, il fatto che io sia riuscito ad ottenere risultati importanti senza essere straordinario o avere particolari poteri è eccezionale. Questo sta a significare che, comunque, anche nel calcio si possono ottenere risultati in molti modi, non è necessario avere, come dire, avere le fisique du role, ma ci si arriva attraverso la competenza, l’astuzia, un po’ di talento necessario, l’applicazione. Bisogna vere tutti i requisiti che servono per poter arrivare a raggiungere i risultati, ma da ragazzo normale.

Cosa si prova ad avere un documentario su di sé?

È sicuramente un motivo di orgoglio, è bello. Ripercorre un po’ tutta la mia vita, la mia storia condensata in un’ora e mezza, non era facile raccogliere tutto. Credo che siamo riusciti a realizzare un ottimo prodotto sotto tutti gli aspetti, sia per quanto riguarda quello tecnico che del racconto e del messaggio che vogliamo trasmettere.

 

Rispetto agli anni Ottanta, quanto è cambiato il calcio?

È cambiato tanto, oggi è diventato molto più importante rispetto ad allora, non solo sotto l’aspetto economico, essendo diventato una forte industria in cui vi sono stati investimenti di aziende e televisioni. Più diventa forte sotto l’aspetto del denaro e più si perde, però, la caratteristica principale del gioco del calcio legata alla purezza e al sentimento. Il professionista, però, oggi è quello; la mia epoca era certamente più romantica e poetica, se vogliamo, meno danarosa, ma non per questo meno bella. Poi devo dire che oggi il calcio è migliorato tantissimo sotto l’aspetto tecnico, perché ci sono più accorgimenti tattici. Ogni dieci anni qualcuno porta qualcosa si diverso, che non è facile, ma il calcio si evolve anche in questo.

Parlando, appunto, del calcio attuale, la lotta ora è tra Juve e Inter. Potrà esservi un outsider che cambierà inaspettatamente le cose?

Forse il Napoli, che si può riavvicinare. All’inizio del campionato pensavo che avremmo avuto sempre la Juventus davanti, poi Napoli e Inter. Adesso il Napoli ha avuto qualche battuta di arresto, ma potrebbe rientrare benissimo in corso, mentre la Juventus è ancora qualche gradino sopra alle altre perché ha una quantità e qualità di giocatori che, dal punto di vista tecnico, nessuna altra rosa ha. L’Inter è migliorata tantissimo, Conte sta facendo un lavoro straordinario, si avvicinerà ma credo sia ancora un pochino indietro.

 

Se dovessero realizzare un film su Paolo Rossi, quale attore potrebbe interpretarlo?

Dipende, se da giovane o da vecchio (ride). Parlando di film sportivi, ne ho visto uno bellissimo con Brad Pitt, che parlava di baseball, una bella storia (L’arte di vincere, nda). In quel caso parliamo di attori importanti, ma ne abbiamo anche tanti italiani bravi, giovani, emergenti. Non faccio nomi, ma ce ne sono molti.

 

Francesco Lomuscio