Mondospettacolo incontra Marco Werba, autore delle colonne sonore di Giallo e Il delitto Mattarella

Maestro e compositore internazionale di molte colonne sonore, da Zoo di Cristina Comencini a Giallo di Dario Argento, Marco Werba rilascia a Mondospettacolo un’intervista per parlarci dei suoi ultimi lavori cinematografici.

Quindi, si sofferma in particolar modo su Il delitto Mattarella di Aurelio Grimaldi e Il gatto e la luna di Roberto Lippolis.

 

Come è nata la tua passione per il mondo delle colonne sonore?

Molti anni fa andai a vedere con mio padre (un giornalista americano che lavorava per la rivista Variety) il film di fantascienza La fuga di Logan, con Michael York e Jenny Agutter. Il film mi piacque molto e andai a rivederlo una seconda volta. Di colpo, come una folgorazione sulla via di Damasco, mi resi conto che c’era una musica straordinaria, firmata dal Premio Oscar Jerry Goldsmith che non avevo notato durante la prima visione del film. Da lì nacque questa passione e iniziai a collezionare LP di colonne sonore e a studiare musica con l’obiettivo di diventare un compositore.

 

In trent’anni di attività ti sei dedicato alla scrittura di colonne sonore di vario genere, iniziando la carriera con il film d’autore di Cristina Comencini, Zoo, interpretato da una giovane Asia Argento. Come sei riuscito a muoverti con disinvoltura in generi cinematografici cosi diversi l’uno dall’altro?

Un compositore professionista deve essere in grado di muoversi in diversi ambiti musicali, in relazione alle esigenze cinematografiche. Certo, ogni compositore ha delle preferenze stilistiche e, magari, predilige una musica orchestrale rispetto ad una colonna sonora elettronica, ma deve avere una mentalità aperta ed essere predisposto ad affrontare vari stili musicali.

 

Complimenti per le musiche che ha scritto per il nuovo film di Aurelio Grimaldi, Il delitto Mattarella. Mi è sembrata una colonna sonora ricca di pathos drammatico e molto variata. Ho colto anche riferimenti a musiche di produzioni degli anni Settanta e Ottanta come La piovra e Il prefetto di ferro di Ennio Morricone, oltre ad un sapore molto “siciliano”. Il primo brano, presente nei titoli di testa e nel trailer, delinea alla perfezione l’atmosfera politica e sociale degli anni Ottanta.

Grazie. Sì, la musica che ho scritto per Il delitto Mattarella voleva ricostruire il climax politico “pesante” di quel periodo storico con un sapore dichiaratamente “siciliano”. Ci sono essenzialmente tre temi musicali che ho scritto: il tema dei titoli di testa, che hai citato (un ostinato per pianoforte, archi e percussioni), un tema siciliano (un po’ old fashion) e quello di Piersanti Mattarella (un brano commovente per chitarra, flauto e archi eseguito dal chitarrista Riccardo Rocchi, la flautista Federica Inson e l’orchestra del Teatro “Cilea” di Reggio Calabria). Ci sono poi delle musiche addizionali di Maria Soldatini (una delle quali l’ho orchestrata io, mentre le altre sono state arrangiate dal mio collaboratore Luca Poletti), un brano molto suggestivo, scritto dall’amico Louis Siciliano e un’aria per basso e archi del compositore inglese Henry Purcell, tratta dall’ opera barocca King Arthur, che ho adattato al film. Infine, ci sono due canzoni, una di Caterina Caselli e una scritta dal compianto Tony Cucchiara, interpretata da Lara Saint Paul. Una bella canzone che appare in una suggestiva scena con Leo Gullotta dentro il suo appartamento e che viene ripresa alla fine dei titoli di coda. La colonna sonora de Il delitto Mattarella è stata pubblicata su CD, pochi giorni fa, dall’etichetta discografica Digitmovies, specializzata nelle musiche cinematografiche. Con Aurelio avevo già lavorato sulle musiche di altri tre suoi film. Trovo che sia un regista intelligente e sensibile, molto attento alla parte musicale, ma che rispetta anche i “silenzi”. I suoi gusti cinematografici provengono un po’ dal Neorealismo, dove gli interventi musicali erano abbastanza rarefatti. La maggior parte dei registi con i quali ho lavorato hanno invece paura del “silenzio” e hanno la tendenza a mettere troppa musica nei loro film. Cristina Comencini e Claudio Sestieri hanno rispettano anche loro l’ universo sonoro dei loro film e sanno bilanciare bene musiche, dialoghi ed effetti sonori.

 

Veniamo alla tua nuova colonna sonora, che hai inciso pochi giorni fa presso gli Stone Recording Studio, a Roma, per il nuovo film di Roberto Lippolis Il gatto e la luna, con Maria Grazia Cucinotta, Enrico Lo Verso ed Enzo Storico.

Sì, questo film di Roberto Lippolis (un regista che conosco da alcuni anni, ma con il quale non avevo ancora avuto l’ occasione di lavorare) è un po’ surreale e onirico. La musica doveva quindi mantenere uno stile “magico” e “astratto”, in bilico tra musica “emotiva” e “spirituale”. Ho scelto di usare un sax tenore e contralto, eseguito da un grande interprete (Simone Salza) insieme agli archi della Rome Orchestra di Antonio Pellegrino. Sono sodisfatto del risultato. L’esecuzione di Simone Salza ha dato molto corpo e molta enfasi alla musica. L’editore musicale Jacques Dejean (Plaza Mayor Company), che ha finanziato l’incisione, è un punto di riferimento per il mondo delle colonne sonore e ho avuto il piacere di lavorare con lui per altri film come Dead on time, Pop Black Posta e adesso Il gatto e la luna. Lui è francese, ma la sua società ha sede a Hong Kong e a Londra. Si può quindi definire un editore internazionale.

 

Per Zoo, che abbiamo già citato, hai vinto il premio “Colonna Sonora”, ma hai lavorato anche a film in costume come Il conte di Melissa di Maurizio Anania, Amore e libertà, Masaniello di Angelo Antonucci, Anita, una vita per Garibaldi di Aurelio Grimaldi, I fiori del male di Claver Salizzato, Gelone, la spada e la gloria di Gianni Virgadaula. Poi ti sei dedicato soprattutto al genere thriller, lavorando con il grande Dario Argento alle musiche di Giallo, interpretato dal premio Oscar Adrien Brody e da Emmanuelle Seigner. Un lavoro ambizioso che ti ha portato a vincere tre premi per le musiche. Una colonna sonora ricca di materiale tematico e di suggestioni…

Sì, è vero. Amo muovermi in diversi ambiti. Personalmente amo i film di genere, ma anche i film d’autore (ho lavorato con il regista albanese Besnik Bisha sulle musiche del suo Inane, l’estate senza ritorno, con una bella fotografia in bianco e nero di Nino Celeste) e quelli in costume. Mi è capitato anche di lavorare per una commedia (Made in China napoletano di Simone Schettino). Non ho avuto ancora la possibilità di lavorare per un film di fantascienza, un western e un film di animazione, ma credo che prima o poi riuscirò ad affrontare anche questi generi cinematografici. Mancherebbe all’appello anche il genere erotico, ma, avendo scritto le musiche di Seguimi di Claudio Sestieri, in cui ci sono diverse scene di sesso, posso affermare di aver affrontato anche questo genere. Per Giallo di Dario Argento ho sentito il peso della “responsabilità”. Da un parte un grande regista che aveva lavorato con Ennio Morricone, Keith Emerson, Pino Donaggio, i Goblin, dall’altra la produzione cinematografica che mi aveva dato la sua fiducia, coinvolgendomi nel progetto. In tre settimane ho dovuto scrivere, sincronizzare ed incidere le musiche del film. Ho avuto solo un giorno a disposizione (tre turni) per dirigere la Bulgarian Symphony Orchestra. In effetti nel film ci sono molti temi musicali: quello dei titoli di testa del film, che accompagna le prime scene in cui si vede un taxi che si aggira per le vie di Torino come se fosse uno squalo in cerca di una preda, il tema dell’ispettore Avolvi (Adrien Brody), uno d’amore (che ascltiamo solo in due scene), uno misterioso per arpa, violoncello e archi (Enzo and Linda), varie musiche di tensione per le sequenze di torture e una musica sinfonica usata durante l’inseguimento dell’assassino. Quando si usa troppo materiale tematico c’è il rischio di non riuscire a sviluppare le varie idee. In un film in media ci dovrebbero essere tre temi musicali. Bisognerebbe sempre cercare un giusto equilibrio tra essi, i dialoghi e gli effetti sonori.

 

Oltre alle colonne sonore cinematografiche, hai scritto musiche da concerto, seguendo le orme di Nino Rota e del compianto Ennio Morricone, che hanno realizzato composizioni da camera e sinfoniche per la sala da concerto.

Sì. C’è una distinzione da fare: Nino Rota nelle sue composizioni da concerto ha mantenuto lo stile “tonale” delle sue cinematografiche, mentre Morricone, che proveniva dal gruppo di musica sperimentale “Nuova consonanza”, per le sue musiche extra cinematografiche usava un linguaggio moderno e dodecafonico. Nelle musiche che ho scritto per la sala da concerto (Adagio per le vittime di Auschwitz, Puernatus, Adagio in re minore, Tango sinfonico e Piano concert) ho mantenuto anch’io lo stile tonale dei miei lavori scritti per i film. Nel mio nuovo Piano concert, in tre movimenti, ho usato vari stili musicali, cercando di abbattere le barriere che dividono le varie categorie. Nel primo movimento ho usato uno stile neoclassico, in cui ho inserito anche materiale inedito scritto per alcuni film, nel secondo ho inserito un “fugato atonale”, molto dissonante, e nel terzo uno stile minimalista, in linea con i compositori che si sono dedicati a questo genere, come Philip Glass e Michael Nyman. Questo concerto per pianoforte e orchestra non è stato ancora eseguito e aspetto l’occasione di trovare un direttore d’orchestra e un’ orchestra stabile che possano inserirlo in una prossima stagione concertistica. C’è un produttore cinematografico, Ovidio Assonitis, che ha ascoltato il demo del Piano concert e che vorrebbe usarlo in un film di fantascienza in preparazione.

 

Quale potrebbe essere il futuro del mondo delle colonne sonore?

Buona domanda. La situazione attuale non è brillante. Il budget per le musiche in Italia è spesso inesistente e gli editori musicali (quelli che sono rimasti attivi) investono poco nella colonna sonora di un film. Il compositore si trova quindi in una situazione in cui deve decidere se accettare di affrontare la scrittura di una musica per un film lavorando per un compenso molto limitato o rinunciare al lavoro. Ho alcuni progetti all’estero che, se si dovessero concretizzare, avrebbero a disposizione dei budget per la colonna sonora sette od otto volte superiori a quelli che offrono in Italia. La situazione migliore quindi è quella di allargare gli orizzonti e lavorare anche per produzioni straniere.

 

Quanto è importante avere un CD della colonna sonora di un film?

Molto. Mi riferisco al CD fisico, non a quello “digitale”. C’è chi afferma che ormai il CD è passato di moda e non viene più usato. Non sono d’accordo. C’è sempre la possibilità di ascoltare i CD in macchina o a casa in un impianto stereo. Il CD è tra l’altro un gadget promozionale molto utile sia per il film che per la musica. Per esempio, nella cartella stampa per i giornalisti si può inserire, oltre alla brochure del film, il CD della colonna sonora.

 

Giovanni Maletta