Mondospettacolo incontra Massimiliano Bruno per Non ci resta che il crimine

Al suo sesto lungometraggio da regista, lo sceneggiatore romano Massimiliano Bruno inscena in Non ci resta che il crimine la divertente vicenda di tre non troppo fortunati amici interpretati da Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman che, per uno scherzo del destino, finiscono catapultati nella Roma del 1982, anno dei mondiali di calcio in Spagna, trovandosi faccia a faccia con il Renatino, temibile boss della Banda della Magliana cui concede anima e corpo Edoardo Leo. In occasione dell’uscita del film nelle sale – a partire dal 10 Gennaio 2019 – sotto il marchio 01 Distribution, abbiamo incontrato il regista per una piacevole conversazione.

 

Di sei film che hai diretto, questo è il primo in cui è presente una deriva fantasy. Come mai?

Questa volta volevo realizzare qualcosa di diverso e divertirmi un po’ a fare il regista. Di solito sono stato molto più sceneggiatore e autore, avevo delle cose da dire, delle urgenze, come in Nessuno mi può giudicare, Viva l’Italia o Gli ultimi saranno ultimi, mentre stavolta avevo bisogno di divertirmi, di fare qualcosa che non c’era nel panorama cinematografico italiano. Quindi, ho mischiato due generi: la commedia e l’action movie. È venuto fuori un film veramente singolare rispetto alla mia filmografia.


Quando è nata l’idea di mettere in piedi una storia che mescolasse il viaggio nel tempo alla Ritorno al futuro con i malviventi di Romanzo criminale?

L’idea è venuta ai miei tre sceneggiatori Andrea Bassi, Nicola Guaglianone e Menotti, i quali hanno scritto un soggetto molto divertente. L’ho scelto per poterne scrivere, appunto, la sceneggiatura, quindi ci siamo messi a lavorare insieme e, da lì, è nata questa piccola follia, perché mescolare Ritorno al futuro a Romanzo criminale non è proprio da persone sane di mente (ride).


Se tu avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo, quale epoca andresti a visitare?

Bellissima domanda. Se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo mi piacerebbe, probabilmente, vivere la fase dell’unità d’Italia. Mi piacerebbe essere uno di quei mille garibaldini che sbarcarono in Sicilia e vivere quell’epopea, risalire l’Italia dal sud per cercare di unificarla, considerando che stiamo vivendo un periodo storico in cui non mi sembra sia molto unito questo paese.


Che ricordo hai degli anni Ottanta?

Io negli anni Ottanta ero adolescente. Sono del 1970 e, di conseguenza, nel 1982, anno di ambientazione di Non ci resta che il crimine, io avevo soltanto dodici anni. Quindi, puoi immaginare cosa fosse per un bambino vedere l’Italia che vinceva i mondiali di calcio. Fu una cosa molto divertente. Io ricordo molto bene il look e la musica del periodo, il passaggio dalla disco al pop degli anni Ottanta un po’ bruttarello, ma che fa comunque parte della mia vita. Poi ricordo quel sentimento che c’era di futuro, ovvero la possibilità di sentire che poteva accadere qualsiasi cosa, mentre oggi sento che vi è un pessimismo intorno, sembra sempre che tutto vada male e che sia brutto. C’era un pensiero positivo che adesso non c’è più e che speriamo tornerà nei prossimi anni.


Al di là del fatto che il film sia una commedia in salsa fantastica, ad attraversarlo è un’atmosfera che ricorda molto i lungometraggi poliziotteschi degli anni Settanta, dai titoli di testa alla colonna sonora in stile Franco Micalizzi…

Il filone poliziottesco lo conosco poco, ma in maniera sufficiente da potermene essere innamorato. Conosco qualche film, ne ho studiate alcune inquadrature e ho pensato che potevo dedicare un anno a scimmiottare quel tipo di cinema. Quindi, ho scelto di fare gli zoom sui primi piani dei cattivi, di utilizzare lo split screen, di mettere la macchina da presa sulla ruota dell’automobile in modo da far vedere meglio il battistrada e di ricorrere a quel tipo di musica che, come hai giustamente detto tu, richiama le colonne sonore dei film degli anni Settanta.


C’è una scena del tuo film a cui sei particolarmente affezionato?

Sì, la scena del film che preferisco è quella della rapina, in cui, come hai potuto vedere, ho fatto vestire i miei quattro malcapitati attori da Kiss (ride).


E da Rockets…

Sì, e da Rockets. È stata una scena molto divertente che abbiamo concepito in cinque giorni, perché è stata molto complicata da girare, con sparatorie, il calcio in faccia alla Bruce Lee e tutte queste cose qui.

 

Francesco Lomuscio