Mondospettacolo incontra Moisè Curia, interprete della serie televisiva Braccialetti rossi

È giovanissimo, ma ricco di talento, tanto che il suo curriculum già vanta importanti collaborazioni con grossi nomi della Settima arte tricolore quali Sergio Castellitto e i fratelli Taviani.

Prossimamente, lo vedremo nelle sale cinematografiche nella nuova commedia diretta da Alessio Maria Federici, ma, nel frattempo, il Terni Pop Film Fest ha assegnato a Moisè Curia il Premio Volto Popolare del futuro.

Abbiamo approfittato della nostra presenza alla manifestazione per intervistarlo.

 

Dal Terni Pop Film Fest sei stato scelto come volto popolare. A te piace il cinema popolare?

Sì, moltissimo, anche perché il cinema fa parte del popolo, se non facessimo cinema popolare non esisteremmo noi e non esisterebbe il cinema in genere. Un film che non vede nessuno è un film che, in qualche modo, non esiste.

 

E, proprio a proposito di cinema, i tuoi film preferiti, italiani e stranieri, quali sono?

Ce ne sono tantissimi. Non essere cattivo, per esempio, l’ho amato particolarmente. Adesso c’è anche quest’altro lungometraggio, Sulla mia pelle, in cui, secondo me, Alessandro Borghi ha offerto una grande interpretazione. È un film straordinario ed è giusto che la gente lo vada a vedere. Poi sono davvero innamorato di una pellicola vista tanti anni fa, Il corvo, un po’ perché ha lasciato un segno in un’epoca che non era male, gli anni Novanta, in una società a cui, in qualche modo, si dovrebbe tornare, un po’ perché racconta la vita di questo personaggio delineato in maniera magistrale da uno straordinario attore, Brandon Lee, che purtroppo non c’è più. Poi ci sono tutti i film dei grandi autori, a partire da quelli di Fellini. Per esempio, amo molto Gran Torino di Clint Eastwood. Mi piacciono molto i film d’autore a tematica sociale, anche perché secondo me un film deve raccontare la vita, i problemi della società, così da appartenere realmente al popolo. 

 

Non a caso, i film che tu hai fatto sono stati spesso con autori importanti, i Taviani su tutti. Sarebbe bello se tu ci dicessi qualcosa anche su La buca, in cui hai recitato con Sergio Castellitto e Rocco Papaleo.

Una bellissima esperienza, perché quando io ho fatto La buca ero proprio giovanissimo, si trattava di uno dei primi debutti al cinema. Quindi, mi ha insegnato molto lavorare con Sergio Castellitto e Rocco Papaleo e con un maestro come Ciprì, fantastico anche lui e in grado di lasciarmi tanto. Sergio stesso non ha bisogno di parlare, capisci tutto guardandolo: è talmente bravo e completo, che non ha bisogno di ulteriori apprezzamenti. Daniele Ciprì, invece, è un regista con cui mi piacerebbe tantissimo fare qualcos’altro in futuro, essendomi rimasto un ricordo molto bello e positivo di come si lavora con lui. Con Sergio, poi, siamo tornati a lavorare insieme, visto che stiamo girando per la Rai Uno una serie tv che si intitola Pezzi unici, diretta da Cinzia TH Torrini, la cui uscita è ormai prossima.

Ciprì, poi, è uno che aiuta molto i giovani, gli piace perfino fare la fotografia dei corti per cineasti emergenti o sostenere in altro modo le nuove leve…

Sì, è vero, Daniele aiuta moltissimo! Noi eravamo molto coccolati, curati, lui poi ha una visione dei personaggi così ferma, una visione molto inquadrata di ciò che intende raccontare. Sa già cosa racconterà nel film, per cui tu non vai mai fuori, ti lasci guidare, è come un pittore che dipinge sulla sua tela e, perciò, è stata un’occasione meravigliosa. I Taviani, poi, sono stati per me un punto di riferimento. Al Centro sperimentale di cinematografia guardavo i loro film, li studiavamo con attenzione, quindi, appena ho saputo che i Fratelli Taviani mi avevano preso per Maraviglioso Boccaccio, ho sbiancato. E mi hanno regalato davvero tanto, poiché venivano da un tipo di cinema che, forse, oggi non c’è più, uno stile anche di regia e di direzione degli attori che è probabilmente scomparso.

 

Che sensazione hai nell’essere stato scelto qui come icona popolare, vista anche la partecipazione a Braccialetti rossi e ad altre serie di successo?

Questo aspetto, che implica un rapporto stretto col pubblico, mi dà sensazioni bellissime, perché penso che noi non esisteremmo senza un pubblico che ci guarda.  Può sembrare una frase fatta, ma è solo realismo. In qualche modo dobbiamo sempre ringraziare chi ci ha guardato e ci ha fatto arrivare dove siamo. In realtà, poi, la mia vita non è mai cambiata dal prima al dopo, è cambiato, forse, il modo delle persone di inquadrarmi nelle loro vite. Si sono forse riconosciuti in quei ruoli che hanno visto attraverso il cinema o attraverso la televisione, trovando in me più che un’icona un personaggio in cui riconoscersi, una direzione in cui andare. E questo mi fa piacere perché, in qualche modo, è bello sapere che sei così. Io sono uno di quegli attori che ancora pensano che coi loro film cambierà qualcosa in Italia, quindi cerco sempre di farne a tematica sociale per dare dei messaggi che, poi, possono essere colti o meno, ma tra vent’anni, magari, qualcuno potrà dire che almeno ci hai provato ad offrire il tuo punto di vista su ciò che sta accadendo oggi qui. Nella speranza che altri se ne accorgano e che la direzione possa cambiare.

 

Cosa puoi dirci dei tuoi progetti futuri?

Sarò protagonista del nuovo film di Giuseppe Gaudino e Isabella Sandri, che uscirà al cinema nei prossimi mesi. Un film forte, a tematica sociale, interessante al punto che, secondo me, la gente dovrà vedere perché, come dicevo poco fa a proposito di Sulla mia pelle, c’è bisogno di film così. E c’è bisogno quindi di Un confine incerto, visto che la sua tematica necessita oggi di essere smossa. Uscirà poi a breve, il 25 Ottobre, un altro film interpretato da me, che è Uno di famiglia di Alessio Maria Federici, dove interpreto questo giovane ragazzo che sogna di fare l’attore, ma fa parte di una famiglia di ‘ndranghetisti calabresi, tutti presi da questo marasma e pronti a creargli una serie di inconvenienti decisamente comici. Usciranno anche due serie televisive che ho già girato: I bastardi di Pizzofalcone e Carlo e Malik con Claudio Amendola.

 


Francesco Lomuscio