Mondospettacolo incontra Santiago Esteves, regista de L’educazione di Rey

In occasione dell’uscita italiana de L’Educazione di Rey, suo primo lungometraggio, Mondospettacolo ha incontrato il regista argentino Santiago Esteves.

Il film arriverà nelle sale il 4 Aprile 2019, distribuito da EXIT Media.

 

Come hai sviluppato l’idea di questo film?

Alcuni anni fa, il mio amico e co-sceneggiatore Juan Manuel Bordòn mi mandò due pagine scritte dal titolo curioso, letteralmente “L’educazione del Re”. Insieme era allegato uno sketch con i due personaggi principali. Capii subito il forte potenziale dell’idea, perché toccava un aspetto molto controverso e attuale della Argentina dei nostri giorni e, tuttavia, usava un approccio classico (l’idea che un Rey = un Re fosse in realtà Reynaldo, il nome proprio di un ladruncolo) [il duplice significato del titolo originale, La Educación del Rey,  va perdendosi nella traduzione italiana ndr]. Il territorio è stata la parola chiave per lo script : sia io che Bordòn siamo cresciuti a Mendoza, una città nell’ovest dell’Argentina, e volevamo costruire una storia usando questa location e l’idiosincrasia che di solito questa regione genera, abitualmente lasciata in disparte dal cinema argentino.


Tra i due personaggi principali esiste un particolare rapporto insegnante-discepolo, un tema iconico nella storia del cinema. Ti sei ispirato a qualche film in particolare?

In Argentina il più famoso film sul rapporto maestro- allievo è sicuramente Karate Kid – Per vincere domani. Inizialmente, a causa dei miei studi all’accademia di cinema non ero del tutto pronto ad ammettere che quel film mi avesse influenzato, visto che non era esattamente una pellicola “intellettuale”. Ma è senz’altro un film forte. Altri due film che amo e seguono questa falsa riga sono Paper Moon e L’uomo che uccise Liberty Valance.

 

Possiamo dire, tutto sommato, che il percorso di crescita personale di Reynaldo prenda una svolta positiva. Hai mai pensato ad una scelta diversa? TPer esempio, ad una svolta negativa?

È difficile per me pensare all’esito della storia in termini positivi o negativi. Volevamo far vedere che essere coinvolto e aiutare qualcuno (o, quanto meno, offrirgli una chance) non è esattamente la scelta più facile, ma richiede molto coraggio, e che quel coraggio può essere trasmesso. Penso che Carlos dia a Reynaldo alcuni strumenti per difendere se stesso all’interno di un ambiente molto duro, e la svolta che possono prendere le cose è sempre piuttosto incerta. Ma, alla fine, siamo noi che facciamo la scelta morale di credere nel ragazzo.

L’attuale tema della malavita in Argentina è stato ispirato da qualche episodio di vita personale?

Ad indurci a scrivere la sceneggiatura è stato un caso terribile. Luciano Arruga , un ragazzo di sedici anni di Loma de Zamora, era scomparso dopo essersi rifiutato di compiere alcune rapine per conto della polizia. Alcuni anni dopo è stato ritrovato, morto. Questa storia ha influenzato fortemente il film e la concezione dietro di esso sulla corruzione della polizia e la criminalità giovanile.

 

C’è un progetto, un film particolare che ti piacerebbe fare?

Questa domanda mi fa sognare parecchio. Mi piacerebbe fare un film sul compositore argentino Astor Piazzolla, poi uno sul viaggio di Magellano. E, ultimo ma non ultimo, un film horror!

 

Ci puoi anticipare qualcosa dei tuoi prossimi progetti?

In questi giorni sto ultimando lo script del mio prossimo film. Sarà ambientato sempre a Mendoza, ma anche ai confini col Cile, tra le Ande. È una crime story con un elemento fantastico. Mi ci è voluto parecchio per scriverla, quasi tre anni, ma, ad oggi, penso ne sia valsa la pena.

 

Giulia Anastasi