Mondospettacolo incontra Viola Valentino per il suo nuovo album E sarà per sempre

Viola Valentino lancia il suo nuovo album E sarà per sempre, in un momento per lei di grande sconforto. La nota cantante, infatti, divenuta famosa con brani come Comprami, Sei una bomba, Sera coi fiocchi e Sola) sente in modo particolare l’impatto della crisi epidemiologica da Coronavirus e spera che le sue nuove canzoni possano essere un motivo di speranza, di positività e di amore per i suoi fan in queste giornate travagliate.

Non a caso per E sarà per sempre, venti pezzi di cui tre inediti e due cover, la Valentino si è ispirata all’Inno alla vita di Madre Teresa di Calcutta, figura spirituale alla quale si sente molto vicina. Dedicato al compianto Luigi Matta, con il quale l’interprete ha lavorato per ben tre dischi di successo in passato, E sarà per sempre mostra un significativo ritratto di quello che Viola Valentino è divenuta nel tempo: da cantante pop easy listening (molto amata anche dal gossip per via del suo trascorso matrimonio con Riccardo Fogli) ad interprete sensibile ed impegnata anche dal punto di vista sociale.

 

Questo album ha un titolo piuttosto impegnativo…

Anche il suo significato lo è. Quando ho inciso il disco e ho deciso di intitolarlo E Sarà per sempre intendevo l’amore, la fratellanza, questo tipo di cose, non certo l’emergenza che stiamo vivendo in questi giorni.

 

Per questo cd hai preso ispirazione dall’Inno alla vita scritto da Madre Teresa di Calcutta. Come ti sei avvicinata e lei e alle sue opere?

Sono cristiana da sempre, sono una credente e Madre Teresa è stata una Madre anche per me. Di conseguenza, quando ho realizzato E sarà per sempre mi sono ricordata degli inni alla vita. Ne ho letti tanti, ma quello di Madre Teresa mi è sembrato il più bello in questo momento di sofferenza generale. Questa è una cosa che faccio sempre: in ogni album, in un ricordo, in un semplice singolo, metto una frase importante che in genere è scritta da me. Stavolta ho voluto mettere l’Inno alla vita di Madre Teresa e l’ho voluto consacrare per dedicare ad ognuno di noi una speranza. Questo inno pervade l’intero album. E sarà per sempre è uscito in un momento di grandissima difficoltà per il paese, in un momento “bastardo” come dico io, ma non sono stata l’unica. L’ho voluto pubblicare perché avevamo dei tempi da rispettare e li abbiamo rispettati. L’Inno alla vita di Madre Teresa ci sarebbe stato comunque tra un mese, due, o cinque, oppure sei mesi fa, cinque o tre fa. Un inno che io dedico alla vita. Le mie canzoni parlano d’amore, di sociale, di tanto altro. Come dicevo prima è una cosa che faccio sempre e nel disco ci sono anche delle frasi importanti scritte da me riguardo ciò che penso di questo momento. Basta approfondire e si capisce quello che ho detto io e quello che volevo dire di Madre Teresa. Lei era una donna saggia, di cultura, una donna sociale, umanitaria. Non penso di aver fatto una cosa sbagliata mettendo il suo inno nel mio nuovo album. Si tratta di un inno al futuro, alla vita. Lo ripeto, ma non posso dire più di così. In questo momento non ce la faccio, sono molto provata. Una fase che sto vivendo intensamente non soltanto perché riguarda me, ma tutti. Mi dispiace tanto per tutto quello che sta accadendo.


Com è nato E sarà per sempre?

C’è stata una persona che ha avuto fiducia in me. Questa persona si chiama, anzi, si chiamava, perché se ne è andato anche lui, Luigi Matta. Con lui abbiamo fatto tre album, uno più bello dell’altro, almeno dal mio punto di vista, perché poi ognuno ha i propri gusti. Lui se ne è andato prima che accadesse tutto quello che è accaduto, quindi ben prima del Coronavirus. Io avevo già deciso di fare questo album perché per me rappresentava un momento di gioia, di amore, di rispetto nei confronti della persona che ha creduto in me e nelle mie possibilità vocali. Io ho voluto dedicargli un album. Purtroppo erano stati stabiliti dei tempi per la pubblicazione che non ho deciso io. Io non lo avrei fatto uscire oggi se avessi potuto scegliere, ma la discografia e la vita devono andare avanti. Certo, non diventerò miliardaria con questo album, come d’altronde miliardaria non sono adesso. Sono un artista e basta.

 

Quando l’emergenza epidemiologica sarà superata vorrai presentare questi nuovi brani dal vivo?

Se riusciremo a superare tutto questo sì, lo vorrei fare. Io amo i concerti, avere un colloquio con quelli che vengono a vedere i miei concerti e sono tanti. Non faccio concerti a pagamento, semmai li faccio con poco pagamento ma non mi interessa. Io voglio portare un messaggio di speranza, di futuro, perché in questo momento non ce ne è più per nessuno e io sto soffrendo come un cane. La speranza la mantengo, ma sento l’impossibilità di andare avanti. Ho dovuto cancellare decine e decine di concerti! Non lo dico perché penso che ci avrei guadagnato dei soldi, anche se questo sarebbe stato logico e lecito, ma perché mi distrugge il fatto di non poter comunicare con le persone che mi stimano e mi vogliono bene.

 

Visto che la musica riempie le giornate di molte persone in questo periodo, acquistare il tuo album sarà sicuramente d’aiuto…

A me basta che lo ascoltino, tanto io guadagno cosi poco dalla vendita dei dischi, non è certo un’attività che mi sostiene economicamente…

 

Le due cover incluse, Che m’importa del mondo e La mia storia tra le dita sono due pezzi molto diversi tra loro. Come mai li hai scelti?

Che m’importa del mondo è un omaggio a Rita Pavone perché è una grandissima artista. Mi sono ricordata di quando tanti, tanti anni fa ho sentito questa canzone cantata dalla Pavone e mi sono detta “Vediamo se riusciamo a rivedere questo brano e poi ad inciderlo”. Secondo il mio punto di vista è stato da me interpretato in un modo diverso, con un arrangiamento molto più attuale. Per quanto riguarda la canzone di Gianluca Grignani, La mia storia tra le dita, dirò soltanto che io amo Grignani. Un ribelle, lo so, è un personaggio controverso, come Vasco Rossi d’altronde, ma li amo entrambi. Ho voluto omaggiare Grignani interpretando questo suo brano e, allo stesso modo, omaggio Vasco tutte le sere, a chiusura dei miei concerti, cantando la sua Albachiara. La canto a modo mio, ma devo dire che ogni volta ho un bel riscontro da parte del pubblico. Non lo faccio certo perché sono una ruffiana e canto la canzone di Vasco per farmi notare, ma lo faccio perché io lo amo, come amo Grignani. Li canto con sincerità e con affetto, con tutti i loro pregi e i loro difetti, che poi secondo me sono più pregi che difetti. Ognuno ha la sua vita a livello personale e non sono cose che ci riguardano, io parlo a livello artistico.


Tu hai avuto la fortuna di recitare al fianco di Franco Califano nel film Due Strani papà e di Tomas Milian in Delitto sull’autostrada. Che ricordi hai di loro?

Bellissimi ricordi in tutti e due i casi. Tomas perché… era Tomas. Ho avuto un rapporto telefonico con lui anche nell’ultimo periodo della sua vita, ci siamo sentiti una ventina di giorni prima che se ne andasse. Con Franco ci sono stati un po’ meno rapporti. Lui era trasgressivo, un po’ impunito ma comunque una bellissima persona. In tutte e due le situazioni mi sono trovata a tu per tu con un bel cast in un bel film. Certo, parliamo di film leggeri, non certo di Ben-Hur. Per girare questi due i film abbiamo lavorato seriamente. Io ho avuto una parte comune, quella di una persona normale, però recitare in quelle pellicole mi ha fatto crescere, pure se tra i dubbi, le emozioni, la paura di non farcela perché io non sono un’attrice, però ci sono riuscita. Diciamo che, forse, Delitto sull’autostrada mi ha consacrata un po’ di più dell’altro, ma va bene cosi, l’importante è aver trasmesso un messaggio e l’ho trasmesso. Non so se sono stata brava, se ho recitato bene o male, non lo so, però l’ho fatto istintivamente, con coscienza o con incoscienza, non lo so e non lo ricordo. So che dove c’è una cosa dove buttarsi che mi interessa, io mi butto. Accettai all’epoca non perché avrei guadagnato chissà che, infatti non ci ho guadagnato un bel niente, ma perché mi piaceva farlo, è stata una bella esperienza e, se domani me la proponessero ancora, la vorrei rifare. Si tratta di un mio bisogno di crescita e bisogna crescere in tutte le direzioni, soprattutto se sei un’artista. Non mi voglio definire un’artista poliedrica, soltanto un’artista. Anche se lo ripeto: non è che quei due film siano stati dei kolossal.

 

Ormai però sono diventati dei cult…

Sì, e lo rimarranno per sempre… E sarà per sempre.

 

Tu hai quattro cagnolini. Di sicuro, quindi, appoggi la campagna di sensibilizzazione Noi non siamo contagiosi, contro l’abbandono di cani e gatti, un fenomeno di cui si sta parlando tanto in questo brutto periodo…

Assolutamente, condivido. Vi dirò di più: si può morire di fame, dividere un piatto di pasta con loro, fare qualsiasi cosa, ma non lasciarli mai soli. Mai abbandonare gli animali. Noi abbiamo bisogno di loro e loro hanno bisogno di noi, è l’amore che va e che torna. Questo vale non soltanto nei confronti dei cani e dei gatti, ma di tutti gli animali del mondo.


Susanna Marinelli