Mondospettacolo intervista Giuliano Giacomelli, regista di “Profondo”

Giuliano Giacomelli, benvenuto su Mondospettacolo. Come stai innanzitutto? Per prima cosa voglio rinnovarti i complimenti per il tuo film “Profondo” che mi è piaciuto davvero molto.

Grazie mille Alessandro e grazie per avermi “invitato” su Mondospettacolo. Nonostante questo periodo Storico che sta mettendo in ginocchio tutti, a partire proprio da noi che lavoriamo nello spettacolo, non mi voglio lamentare. Le mie suonerebbero come delle lamentele ridicole, visti i grossi problemi che stiamo vivendo tutti a causa di questa spiacevole pandemia. Ma distraiamoci e parliamo pure del film, quindi ci cinema indipendente e di mostri marini…

Ma come, quando e dove è nata l’idea di fare questo film?

Le riprese di “Profondo” si sono svolte nell’estate del 2016 ma l’idea di imbarcarsi in quest’impresa è nata diversi anni prima, forse a fine 2014, non ricordo di preciso. Molto semplicemente “Profondo” è nato come un progetto di ripiego, una sorta di “piano b” assolutamente non preventivato. Nel 2014 infatti stavo lavorando ad un altro progetto, un film un po’ drammatico e un po’ action che secondo me poteva funzionare molto bene in quel periodo. Un progetto al quale sono stato dietro molto tempo, avevo anche messo in piedi un cast interessante poiché c’era una piccola produzione di Roma che si era detta interessata a produrre il film. Poi un giorno, come succede spesso nel nostro campo, questa produzione sparisce completamente e il produttore che fino a quel momento mi aveva seguito con grande interesse inizia a negarsi al telefono. Come detto sono cose che succedono, ed anche con una buona frequenza in questo settore, e quindi alla terza, quarta, quinta chiamata senza risposta (e senza nessuna richiamata) ho intuito l’andazzo. Quando dopo settimane riesco a parlare con questo produttore – che mi risponde solo perché lo avevo chiamato con il numero anonimo – questo mi balbetta un paio di scuse senza senso annaspando nella vecchia scusa che quello non era il periodo giusto per produrre un film di genere in Italia. Vabbè. Qualche bestemmia a denti stretti e mi prometto che avrei comunque fatto la mia opera prima. Finanziandomela da solo, ovviamente. Butto nella spazzatura quella sceneggiatura che mi aveva tenuto fermo per anni e decido di iniziare a lavorare su qualcosa di nuovo, qualcosa di più piccolo e di ancora più personale. Contatto alcuni degli attori che mi avevano dato disponibilità per l’altro progetto (e che ormai erano diventati anche amici) e su di loro immagino nuovi personaggi, nuove storie e nuove avventure. Da lì a poco nasce la prima stesura di “Profondo” (che all’epoca aveva un titolo più ignorante, “Sea Devil”)…e troppo tardi realizzo che il mio “piano b” era un film ancora più difficile da realizzare del “piano a”. Ma ho sempre amato le sfide, così come le imprese (im)possibili.

Marco Marchese in una scena del film

Come mai la scelta di girare un film così insolito per il panorama italiano?

Due dei film che amo di più in assoluto sono “King Kong” di Cooper e Schoedsack e “Lo Squalo” di Spielberg. Due opere praticamente perfette che ancora ad oggi continuano ad essere “mostruosamente” moderne, tanto nella narrazione quanto nella messa in scena. Questo per dire che amo alla follia sia i monster-movies che i beast-movies, due generi che mi divertono incredibilmente e che mi fanno provare ancora oggi l’emozione che provavo quando li guardavo da bambino. Cosa c’è di più entusiasmante, in fin dei conti, che vedere l’essere umano “combattere” contro la Natura e difendersi da mostri/animali giganteschi che vogliono solamente riprendersi ciò che a loro è sempre appartenuto? Ecco, dovendo autoprodurmi l’opera prima volevo davvero fare quello che mi pareva e tuffarmi in qualche cosa di insolito, anche se poco commerciale e difficile da piazzare sul mercato. Tanto il cinema indipendente è sempre difficile da piazzare sul mercato, perché quando sei indipendente sei visto dal Sistema come un “rompicoglioni” che non ha posto in un mercato in cui tutto deve essere deciso a tavolino. E visto che in questi casi sai che ci sarà un’opera prima ma chissà se ci sarà mai un’opera seconda…beh…allora volevo veramente provare a mettere nel mio primo film tutto quello che mi piace. Mi piacciono i mostri giganti? Ci metto i mostri giganti! [ride] Che poi descritto così può sembrare una specie di “Godzilla” all’italiana, invece – anche per esigenze di budget – “Profondo” è un monster-movie drammatico e introspettivo in cui si parla di creature marine ma anche (e soprattutto) di demoni della mente e mostri interiori.

Marco Marchese in una scena del film

Perché hai scelto Marco Marchese come attore protagonista?

Perché Marco Marchese è un attore grandioso! Un uomo che è nato davvero per fare questo lavoro e che vive ogni giorno della sua vita come fosse un film. La scelta di affidare a Marco il ruolo del protagonista è stata immediata, anche perché avevo già lavorato con lui sul set di “Oltre il guado – Across the River” di Lorenzo Bianchini e quindi sapevo molto bene fin dove si sarebbe potuto spingere. Marco è uno di quegli attori che quando sposa un progetto dà tutto sé stesso al film e quindi sapevo che mi avrebbe assecondato in tutte le idee folli scritte nella sceneggiatura. Nel film di Bianchini aveva recitato per intere settimane senza batter ciglio e nel cuore della notte con temperature sotto i 10 gradi, sapevo che in “Profondo” non avrebbe avuto problemi a girare per ore intere sott’acqua, con reti da pesca legate attorno le gambe e in mezzo a vere meduse. Nel tempo, poi, con Marco è nata anche una bellissima amicizia e così, da che era entrato nel progetto come attore, presto mi ha aiutato anche nell’organizzazione produttiva del film e durante la travagliata fase di post-produzione. Diciamo che ad un certo punto si è battuto per “Profondo” tanto quanto me.

Quanto sono durate le riprese del film?

Abbiamo girato più o meno per 5 settimane. Non consecutive però, ma suddivise in due tranche: nel mese di giugno e nel mese di agosto. Inizialmente l’idea era quella di girare tutto a giugno. Una follia vera e propria perché il film aveva un numero inquantificabile di criticità e la crew era di sole 6 persone. Finito giugno, eravamo riusciti a girare meno di metà film. In poco tempo abbiamo capito che la cosa migliore da fare era quella di tornare per un mese alle nostre vite, capire cosa avevamo girato e rivedersi tutti sul set ad agosto per chiudere il film.

Dove è stato girato?

“Profondo” è girato interamente nelle Marche, quasi tutto nella città di Fano (PU). Solo per alcune scene abbiamo lasciato la città di Fano per recarci nella suggestiva spiaggia selvaggia di Fiorenzuola di Focara o nella piccola frazione Sorbolongo di Sant’Ippolito. Tutte zone alle quali sono molto legato da sempre, essendo mio padre originario del luogo, e per me è stato molto importante tornare su alcuni posti d’infanzia per girare la mia opera prima.

La Troupe del film: ” Marco Marchese, Sara Cattani, Tiziana Stefanelli, Alessandro Leone, Giuliano Giacomelli, Marina Kissopoulos, Claudia Ziglio”

Mi ha molto colpito la fotografia e la musica del film, raccontami un po’ come hai scelto gli altri elementi del cast?

Sono molto contento di questo tuo apprezzamento perché sostengo che sia Marina Kissopoulos alla fotografia che Gianluca Sibaldi alla colonna sonora abbiano fatto un lavoro davvero straordinario. Ma in fin dei conti sono due veri professionisti, bravissimi, e ancora oggi mi domando per quale motivo si siano lasciati coinvolgere da me in un’operazione così scriteriata [ride]. Scherzi a parte, sono molto contento di tutti perché quando realizzi un film con una troupe così ridotta riesci a portare a casa qualcosa di buono solo se sei circondato da “elementi” davvero validi. Io ho chiesto a tutti moltissimo, lo so bene, ma ad un certo punto ho capito che lo potevo fare poiché ognuno, a proprio modo, aveva iniziato a voler bene al film e a tenerci esattamente quanto me. Questa è una cosa bellissima e non so quante altre volte potrà ricapitarmi. Probabilmente mai più. Venendo al cast artistico, come detto prima, non potendo permettermi una vera e propria attività di casting ho deciso di coinvolgere tutti quegli attori con cui avevo già avuto modo di lavorare, con cui mi ero trovato bene e che stimavo.

Marco Marchese e Nicola Trambusti in una scena del film

La solitudine dell’uomo che in realtà va alla ricerca di un riscatto è un po’ il messaggio del tuo film e se di solitudine vogliamo parlare, mai come in questo periodo di pandemia l’essere umano è diventato necessariamente più asociale e solo! Cosa pensi a riguardo?

Io sono sempre stato un fautore della solitudine anche al costo d’essere confuso frequentemente per un “asociale”. Cosa che non credo di essere, o almeno spero. Ad ogni modo sostengo fermamente che nessuno può davvero scindere il proprio “essere” dal concetto stretto di solitudine, perché l’essere umano – più di ogni altro animale – non può immaginare di immettersi armoniosamente nella società se prima non ha trovato un equilibrio reale con sé stesso. Tutti noi siamo schiavi di “conflitti interiori” che sono nostri e possono essere solo nostri. Nessuno può aiutarci a risolverli. Alcune volte siamo consapevoli dei nostri “tormenti interni” ma altre volte non lo siamo affatto ed è qui che nascono i problemi. Perché alcune cose ci fanno paura? Perché a volte ci viene e da piangere senza una ragione? Perché siamo gelosi? Perché siamo invidiosi? Quanti cadono spesso preda di ansie improvvise e apparentemente immotivate? Succede a tutti, nessuno escluso, perché l’essere umano è una creatura tanto fragile quanto difettosa. Quindi la solitudine non va necessariamente intesa come una situazione “patologica” dettata dal rifiuto della società ma può e deve essere vista come un momento utile all’individuo per riflettere su sé stesso, cercare di ascoltarsi e di capirsi senza “distrazioni” provenienti dal mondo esterno. Sono molto affascinato dal concetto di “solitudine” perché mi affascinano tantissimo i conflitti interiori e quei tormenti esistenziali con cui dobbiamo convivere quotidianamente. Poi sono anche un’idealista convinto e quindi va da sé che il tema della “riscatto” non poteva mancare nel mio film.

Marcella Valenti in una scena del film

Venendo a questa pandemia, come dici anche tu, è indubbio che ci ha costretti a scendere a patti con la “solitudine” privandoci proprio di tutte quelle distrazioni sociali di cui si diceva. E cosa ha fatto emergere questa cosa? Che l’uomo proprio non ce la fa ad ascoltarsi, al punto tale che ha sentito l’esigenza di inventarsi i flash mob sui balconi all’insegna di un contatto ossessivo compulsivo estremamente effimero. I flash mob di marzo, in molte occasioni, mi hanno persino commosso. Lo ammetto. E’ stato bellissimo vedere tutte quelle persone sui balconi, vicini di casa spesso sconosciuti, vogliosi di fraternizzare in questo momento difficile, mentre la gente soffriva o moriva nelle corsie degli ospedali. Bellissimo, davvero. Ma poi? Cosa è successo nel momento in cui c’è stato il tana libera tutti? Dov’è adesso tutta quella solidarietà e quell’amore verso il prossimo? Tutti i giorni, quando esco per andare a lavoro o per fare spesa, vedo quasi più cattiveria di prima. E non credo che la colpa sia necessariamente da imputare alle misure di distanziamento sociale. Cosa avviene nella testa delle persone? Me lo domando spesso, sempre, e mi piacerebbe poter guardare nella vita di queste persone per qualche ora, osservarle nella loro “solitudine” e provare a capire cosa si nasconde dietro quel gesto, quell’azione, quella parola apparentemente sbagliata o condannabile.

Foto Backstage (Millie Fortunato Asquini e Marco Marchese)

Hai già in mente un tuo prossimo film?

All’uscita su Amazon Prime Video di “Profondo” mi sono giurato una cosa: mai più un film come questo, produttivamente parlando ovviamente. Questo significa che i tempi per un’opera seconda potrebbero essere molto lunghi. Le idee comunque ci sono, anche tante. Mi piacerebbe poter continuare questo discorso sulla solitudine e sull’accettazione della morte iniziato con “Profondo” e infatti ho un paio di sceneggiature sotto mano che portano il discorso ad un livello successivo, sempre mantenendo quest’equilibrio (che a me piace tantissimo) tra cinema di genere e cinema d’autore. Ma bisogna vedere cosa accadrà…

Giuliano, la nostra intervista termina qui, ma prima di chiudere invitiamo tutti i nostri lettori a vedere il tuo film su Amazon Prime Video.

LINK https://www.primevideo.com/detail/0Q7KIJ1KCAMWS1RVAVRY0F4XAY/ref=atv_dp_share_cu_r

Alessandro Cunsolo

www.mondospettacolo.com/profondo-dagli-abissi-del-low-budget-italiano/

Nella foto di copertina: il regista Giuliano Giacomelli in una pausa del film!