Dario Almerighi è un regista e sceneggiatore italiano attivo soprattutto nell’ambito del cinema indipendente. Nel corso della sua carriera ha firmato diversi lavori tra lungometraggi e corti, distinguendosi per un approccio personale e spesso orientato verso territori oscuri e provocatori. Tra i suoi titoli più noti figurano 42 – 66 Le origini del male (2017), Me and the Devil (2019) e Amore Acido (Acid Love) (2021), opere che testimoniano un percorso coerente all’interno di un cinema libero dalle logiche industriali e vicino a un immaginario crudo e sperimentale. Almerighi è un autore poliedrico, capace di ricoprire più ruoli sul set – dalla regia alla scrittura fino alla produzione – e rappresenta una delle voci più riconoscibili dell’underground italiano contemporaneo.

Lorenzo Lepori, nato nel 1985 a Empoli, è regista, sceneggiatore e talvolta attore, attivo da anni nel panorama indipendente italiano. La sua filmografia è ampia e attraversa diversi sottogeneri del fantastico e dell’horror, con titoli come Flesh Contagium (2020), Grida dalla palude (2022) e Cieco sordo muto (2024). Il suo cinema è caratterizzato da una forte impronta autoriale, spesso legata a suggestioni lovecraftiane, atmosfere cupe e una ricerca visiva che privilegia l’impatto sensoriale. Nel corso degli anni Lepori si è affermato come uno dei nomi più prolifici del circuito indipendente, capace di costruire un’identità riconoscibile pur lavorando con budget contenuti e grande spirito artigianale.

Al termine del sole è il risultato della collaborazione tra Dario Almerighi e Lorenzo Lepori, che firmano insieme regia e sceneggiatura. Il film segue il viaggio di due giovani donne, Gloria e Lilli, che finiscono in una realtà ambigua e inquietante legata a una comunità guidata da un carismatico e oscuro leader. Quello che inizia come un percorso di scoperta si trasforma progressivamente in un’esperienza disturbante, tra manipolazione, derive spirituali e dinamiche violente. L’opera si inserisce idealmente nella tradizione del cinema italiano più duro e provocatorio, richiamando suggestioni di film come Avere vent’anni di Fernando Di Leo, ma aggiornandole a un contesto contemporaneo fatto di disagio giovanile e perdita di riferimenti. Realizzato con un budget contenuto (circa 80.000 euro), il film rappresenta un esempio significativo di produzione indipendente italiana, capace di coniugare ambizione tematica e spirito artigianale.

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