Nata a Udine, Emanuela Galliussi si forma come attrice all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, costruendo una carriera che attraversa cinema, televisione e teatro. Nel suo percorso incontra registi come Gabriele Muccino, Renato De Maria, Michele Soavi, Valerio Binasco e Fausto Paravidino, mentre in televisione prende parte a fiction popolari come Distretto di Polizia, Don Matteo e I liceali. La sua formazione prosegue anche fuori dall’Italia: dopo aver lavorato a Parigi con Juliette Binoche, si trasferisce a New York, dove approfondisce il metodo di recitazione sotto la guida dell’acting coach Susan Batson. Ed è proprio negli Stati Uniti che alla carriera d’attrice affianca quella di sceneggiatrice.

Nasce così Fourplay, film di Dean Matthew Ronalds nel quale Galliussi è anche protagonista insieme a Bryan Greenberg, distribuito attraverso diverse piattaforme digitali. Il passaggio successivo è ancora più significativo: con Zoe Galliussi debutta infatti anche alla regia, firmando inoltre soggetto e sceneggiatura e partecipando alla produzione. Il film, presentato al Miami Film Festival e successivamente selezionato in diversi festival internazionali, tra cui Centre Film Festival, Capri Hollywood Film Festival, Dances with Films NYC, Sedona International Film Festival e Winter Film Festival, ha raccolto importanti riconoscimenti. Nel 2026 Zoe ha conquistato anche due Vespertilio Awards: il premio per il Miglior soggetto a Emanuela Galliussi e quello per la Miglior attrice non protagonista a Francesca Olivi. Un risultato particolarmente significativo per un’opera prima che aveva ricevuto ben nove candidature ai Vespertilio, comprese quelle per il miglior esordio alla regia, la sceneggiatura originale, l’attrice protagonista, l’acconciatura, il casting e il miglior film.

Il percorso di Galliussi racconta quindi una figura artistica difficilmente racchiudibile in una sola definizione: attrice, sceneggiatrice, autrice e regista. Una traiettoria sviluppatasi tra Italia e Stati Uniti e nella quale l’esperienza maturata davanti alla macchina da presa sembra trovare nella scrittura e nella regia un nuovo modo di raccontare storie.

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