Regista, montatore e attore italiano attivo soprattutto nell’ambito del cinema indipendente, Luca Pincini si è distinto per una produzione legata al genere horror e thriller, spesso realizzata con spirito artigianale e forte passione cinefila. Nel corso della sua carriera ha lavorato a numerosi cortometraggi, fan movie e produzioni indipendenti, tra cui And They Came (2010), Rest in Pieces (2013) e Silent Hill: Bad Dreams (2014), ricoprendo spesso più ruoli contemporaneamente, dal montaggio alla regia. Negli anni più recenti ha consolidato la propria identità autoriale con progetti come il mediometraggio La tigre veste di nero (2023) e il suo seguito, il lungometraggio La tigre veste di rosso (attualmente in post produzione), confermando un interesse per atmosfere oscure e un immaginario debitore del cinema horror classico e italiano.

Pamela Brega è un’attrice (e occasionalmente regista) attiva nel panorama indipendente italiano, in particolare nel cinema di genere. Ha preso parte a diversi cortometraggi e produzioni horror diretti da Luca Pincini, tra cui Halloween – Behind the Mask (2017), Leoni da Tastiera (2022) e La tigre veste di nero (2023), dove interpreta il ruolo di Carlotta. La sua collaborazione con Luca Pincini è ricorrente e rappresenta uno degli elementi centrali della sua attività artistica, spesso legata a progetti indipendenti caratterizzati da un’estetica volutamente grezza e sperimentale.

La tigre veste di rosso rappresenta il seguito diretto di La tigre veste di nero e segna un’evoluzione evidente nel percorso di Luca Pincini, sia sul piano delle ambizioni che su quello produttivo. Questa volta ci si trova di fronte a un vero e proprio lungometraggio, della durata di circa 70–80 minuti, pensato non solo per il circuito indipendente ma anche per una possibile diffusione festivaliera e per la visione in sala, segnando così un passo in avanti rispetto alla natura più contenuta del capitolo precedente. Il progetto nasce ancora una volta dalla collaborazione con lo sceneggiatore Roberto Ricci e si inserisce in quella che nelle intenzioni degli autori è una trilogia “dei colori” – nero, rosso e giallo – chiaramente ispirata al thriller e all’horror all’italiana. Girato principalmente tra Ancona e dintorni, il film si avvale di un cast più ampio e in parte professionale, segnale di una produzione più strutturata che prova a consolidare quanto costruito con il primo capitolo. La storia riprende direttamente dagli eventi precedenti: Carlotta, interpretata ancora una volta da Pamela Brega, sopravvissuta agli orrori già vissuti, si ritrova nuovamente coinvolta in una spirale di violenza quando una nuova serie di omicidi riporta alla luce l’incubo della “Tigre”. L’ingresso di un nuovo assassino alimenta un clima di tensione crescente, creando legami più o meno espliciti con il passato e ampliando l’universo narrativo della saga.

Sul piano stilistico, La tigre veste di rosso accentua la componente più esplicitamente sanguinaria e viscerale, coerentemente con il colore evocato dal titolo, senza rinunciare però a quel richiamo al giallo all’italiana che già caratterizzava l’opera precedente. Ne risulta un film che cerca una forma più compiuta e cinematografica, pur mantenendo intatto lo spirito artigianale e indipendente che ne costituisce l’identità, muovendosi tra omaggi dichiarati e una volontà sempre più evidente di costruire un immaginario personale.
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