Mondospettacolo intervista: “Maria Stella Regè”

Maria Stella Regè nasce in provincia di Piacenza nel 1992. Fin da piccola dimostra un forte interesse per quello che è il mondo della scrittura e del cinema, incominciando già dall’età di 16 anni a scrivere e dirigere cortometraggi, concretizzando poi la passione in una laurea in Linguaggi dei Media indirizzo cinematografico, a cui seguirà poi un Master in Regia e Sceneggiatura presso la scuola di Cinema Indipendente di Firenze. Oggi alterna la sua passione per la scrittura a quella di videomaker.

Quando eravamo solo pietra è il suo romanzo d’esordio. Ha intrapreso contemporaneamente la carriera di cantante firmando con CDF record, andando in onda su più di 150 radio con la sua canzone Come Temporale, lavora oggi a Mediaset, sta diventando giornalista. Gira documentari, cortometraggi candidati sia a Los Angeles, ma anche in Italia, l’ultimo dei quali vincitore l’anno scorso a Roma.

Maria Stella Regè, benvenuta su Mondospettacolo, come stai innanzitutto?

Questo secondo periodo di lockdown incomincia a pesare perché è da impedimento ai tanti progetti che avevo in corso, ma mi ritengo comunque una privilegiata per cui cerco di non lamentarmi troppo.

Quando hai scoperto la tua passione per il cinema e la scrittura?

Fin da quando sono nata ho avuto queste due grandi passioni, tanto che scrissi il mio primo libro a 10 anni e passavo le estati con la telecamera in mano a inventarmi storie. Poi sono sempre stata molto sognatrice e fantasiosa, era il mio modo per evadere dalla realtà.

Che tipo di formazione hai fatto?

Laureata in Linguaggi dei Media indirizzo cinema, e poi Master in Regia e Sceneggiatura.

“Quando eravamo solo pietra” è stato il tuo romanzo di esordio, ma come e perché è nata l’idea di scrivere questo romanzo?

Non c’è mai un motivo particolare che mi spinge a scrivere una storia, se non l’esigenza di creare qualcosa che possa emozionare me e le altre persone, che possa far riflettere, che possa far evadere. Le parole, poi, vengono da sé. Questo romanzo è formativo, ha tanti spunti che invitano a ripensare agli sbagli, agli amori perduti, alla vita che scorre troppo in fretta, ai sogni infranti ma anche alle rivincite.

Se ti dico: “Come temporale” che cosa mi rispondi?

La mia ultima canzone, uscita nell’autunno 2019 con CDF record: ha avuto un buon successo ed è stata mandata su diverse radio. Ne sono molto fiera perché è stato un brano per me davvero sentito, autobiografico: quando scrivo una canzone, mi baso molto sul mio passato, sul mio dolore ma anche su quello degli altri.

Oggi lavori a Mediaset e stai intraprendendo la carriera di giornalista, ma giornalisti si nasce o si diventa?

Non ho mai creduto che il giornalismo potesse essere una strada che avrei potuto intraprendere: certo, sono una persona molto curiosa, che tende a inondare la gente di domande, ma sono sempre stata più propensa a fare cinema. Lavorando a Mediaset, invece, mi ci sono appassionata. Se ci si nasce o si diventa? Entrambi: come in tutte le cose, con l’impegno si può raggiungere quasi sicuramente un’obiettivo, ma è ovvio che è il talento che ti conduce poi ad un livello successivo. I veri e indimenticabili giornalisti sono pochi. E sono tutte persone curiose e carismatiche. Non sono doti che hanno tutti i giornalisti.

L’esperienza artistica che ancora non hai fatto ma che ti piacerebbe fare?

Girare un film scritto e diretto da me.

Che cosa vuoi trasmettere a chi guarda i tuoi lavori (documentari e cortometraggi)?

Voglio far conoscere la realtà secondo quello che è il mio punto di vista, ma voglio anche far riflettere, emozionare. Mi piace che la gente si senta coinvolta anche per poco tempo in qualcosa che io ho creato, ovviamente con l’aiuto di altri professionisti. Nel documentario, poi, il lavoro è ancora più profondo e di grande responsabilità. Devi far parlare non solo te stesso, ma anche i tuoi protagonisti, e devi essere il più possibile sincero e diretto.

L’anno scorso uno dei tuoi lavori ha vinto un premio a Roma, raccontami un po’.

Si, il mio ultimo cortometraggio, oltre a essere stato candidato in diversi festival, ha vinto anche il premio come miglior regia. E’ una storia d’amore che si svolge negli anni ’40.

Che cosa vorresti ti regalasse il 2021?

Nuove esperienze professionali e private. Non ho mai messo il lavoro davanti a quelli che sono gli affetti: ho sempre creduto ci volesse un buon equilibrio in entrambi per inseguire non dico la felicità, ma almeno la serenità.

Un tuo pregio e un tuo difetto?

Sono una persona molto legata alla famiglia, agli amici, dolce e romantica. Un po’ vecchio stampo, ma allo stesso tempo ironica e pazzerella e con carattere. Difetti? Un po’. Talvolta egocentrica, insicura, testarda e troppo perseverante.

Che cos’è sacro per te?

La sincerità, l’empatia, la lungimiranza, la fedeltà.

La tua più grande paura?

Non ottenere i successi lavorativi e privati che desidero per la mia vita.

C’è qualcosa di te che cambieresti?

Si, vorrei accettare meglio le sconfitte. Invece sono una persona poco arrendevole, anche quando mi accorgo che la battaglia è persa.

Prima di chiudere: un motto o una frase che più ti rappresenta?

La speranza è l’ultima a morire.

Maria Stella Regè, la nostra intervista termina qui, prima di chiudere voglio rinnovarti i miei complimenti ed augurarti un futuro pieno di successo!

Alex Napoleone Wilson

https://www.instagram.com/stellaskate1/