MONDOSPETTACOLO LIBRI: LE REGOLE DI “EDUCAZIONE SIBERIANA”

Nicolai Lilin

“Educazione siberiana”

  

L’utopia della democratizzazione, quando sono dei corsi d’acqua ad innalzare barriere insormontabili, destino beffardo e crudele dove proprio l’acqua, simbolicamente, nella sua purezza dovrebbe innalzare l’animo all’eticità dei princìpi.

Un altro regalo di Mauro Scacchi:  nitidamente ci recensisce un romanzo che nell’inclemenza più appariscente sprigiona la devastante forza delle sue pagine.

 

LIVIO CEPOLLINA

 

 

Le regole di “Educazione siberiana”

 

Nicolai Lilin

“Educazione siberiana”

(Giulio Einaudi Editore, Torino 2010; pp. 348, € 12,50)

 

Nicolai Lilin ha portato in Italia il sapore amaro della Transnistria (regione dell’ex Urss dichiaratasi indipendente nel 1990). L’ha fatto scrivendo libri direttamente nella nostra lingua; vive e lavora a Milano. Di origini siberiane, nato nel 1980, la sua esistenza è stata una continua lotta. “Educazione siberiana”, il suo primo romanzo, ha avuto un inatteso successo. Altri suoi titoli sono “Caduta libera” (2010), “Il respiro del buio” (2011), “Storie sulla pelle” (2012). Pubblicato dapprima nel 2009 e poi nel 2010 da Einaudi, è tornato oggi alla ribalta con una nuova copertina che richiama la recente trasposizione cinematografica realizzata da Gabriele Salvatores con John Malkovich. L’educazione siberiana è quella impartita ad ogni giovane della Transnistria che provenga dalla comunità degli Urca siberiani, presente nel quartiere di Fiume Basso della città di Bender. Un quartiere governato da famiglie criminali ricche di contraddizioni e tradizioni. Il rispetto per i vecchi, specie se in passato hanno commesso atti delittuosi, è tra le prime cose che i ragazzi devono imparare. L’onore e la lealtà che inducono i membri della comunità a sacrificarsi l’uno per l’altro. I riti sacri legati al mondo delle pistole, che vengono deposte in un luogo preciso all’interno delle case e sulle quali si mette un crocifisso. Le pantomime inscenate quando si è costretti a parlare con gli “sbirri” per cui il malavitoso si deve rivolgere alla polizia solo attraverso un terzo uomo. I tatuaggi, simbolo e marchio di riconoscimento. I fanciulli apprendono fin da piccoli a convivere con la vista del sangue venendo loro insegnato ad uccidere animali sempre più grandi. Un romanzo duro narrato in prima persona, quasi un breviario dell’etica criminale. “Educazione siberiana” può sembrare dispersivo, costituito da immagini raccolte in forma di cronaca e affidate alla carta, ma la potenza dei fatti narrati oscura ogni critica lasciando infine il lettore profondamente colpito da tanta crudezza.

 

Educazione siberiana (Nicolai Lilin; Giulio Einaudi Editore, Torino 2010; pp. 348, € 12,50), recensito su CronacaQui, 9 maggio 2013