Concerto solido tra classici, memoria e presenza scenica
MONTRÉAL – Niente operazioni nostalgia o stanchi amarcord. Quella di Bobby Solo al Teatro Mirella e Lino Saputo è stata una costruzione musicale lucida, coerente e magistralmente governata. All’interno del Centro Leonardo da Vinci, l’artista ha firmato una performance di oltre due ore: un flusso continuo, senza pause né cedimenti, davanti a una platea numerosa e sorprendentemente trasversale per età. Un dato, quest’ultimo, che certifica come il suo repertorio possieda una vitalità capace di scavalcare i confini generazionali.
A 81 anni, l’artista imposta il live su coordinate precise: da un lato le radici sonore americane, dall’altro la grande tradizione melodica di casa nostra. Rock and roll, gospel e country hanno costituito l’ossatura dello spettacolo, con il fantasma di Elvis Presley evocato non come mera imitazione, ma come matrice culturale. Bobby Solo rielabora quel mito con il mestiere del veterano, mantenendo un’identità espressiva che resta, pur nelle influenze, profondamente sua.

La scaletta è stata un esercizio di ritmo ed equilibrio. Tra i classici d’oltreoceano hanno brillato:
- Blue Suede Shoes
- Can’t Help Falling in Love
- Hound Dog (proposta nella versione viscerale di Big Mama Thornton)

Il versante italiano non è stato da meno, con omaggi solidi a Domenico Modugno e Adriano Celentano, cuciti con coerenza all’interno della narrazione musicale. Il climax emotivo è arrivato, prevedibilmente, con i pilastri della sua carriera: se Zingara e Se piangi se ridi hanno scaldato i motori, è stata Una lacrima sul viso a trasformare il teatro in un coro collettivo, confermandosi un inno capace di fermare il tempo.
Tra un brano e l’altro, Bobby Solo ha aperto squarci di memoria. Racconti personali e aneddoti su colleghi come Little Tony hanno creato una dimensione intima, quasi da storytelling, senza mai spezzare il ritmo del live. Notevole anche la gestione comunicativa: l’artista ha alternato con disinvoltura italiano, francese e inglese, omaggiando la natura multiculturale di Montréal e cementando il legame con la comunità locale.

L’evento ha visto la partecipazione delle figure chiave della comunità italo-canadese, a testimonianza del valore non solo artistico, ma anche sociale della serata. Erano presenti:
il direttore generale Pat Buttino, affiancato da Milva Franzini. Presenti anche Joe Pannuozzo, presidente del Centro Leonardo da Vinci, Joe Broccolini per la Fondazione Comunitaria Italo-Canadese e l’avvocato Maria R. Battaglia per il Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi – regione Québec. Una presenza istituzionale che conferma il valore culturale dell’evento all’interno della comunità.
In definitiva, il concerto di Montréal si è rivelato un’operazione d’alto livello. Bobby Solo non si è limitato a riproporre il passato, ma lo ha organizzato e reso attuale attraverso una presenza scenica ancora magnetica. Il bilancio finale parla di una città che risponde con calore e continuità emotiva: il legame tra l’artista e il suo pubblico è vivo, concreto e decisamente lontano dal tramonto.
